La Bce delude i mercati, Borse ancora in picchiata dopo la chiusura di Trump. Spread sopra 200. Raffica di sospensioni a Piazza Affari. Seul ai minimi da quattro anni e mezzo, per Sydney (-7,4%) la peggior performance dalla crisi del 2008

MILANO – Nuova giornata di passione sui mercati, che fin dall’apertura degli scambi in Europa picchiano in ribasso in Europa, così come puntano al rosso i future su Wall Street.

A pesare è ancora l’emergenza coronavirus, diventata pandemia per l’Oms, che ha portato Trump a chiudere i voli dal Vecchio continente. Una mossa annunciata nella tarda serata italiana, dopo che Wall Street aveva già chiuso in ribasso di quasi cinque punti percentuali e vedendo così la fase da “orso” materializzarsi, quella caratterizzata da un ribasso del 20% dai precedenti massimi. Stessa situazione raggiunta dall’indice Msci che traccia l’andamento delle azioni globali.

A rasserenare i mercati non bastano le misure messe in campo dalla Bce, che a differenza di quanto fatto da Bank of England e Fed ha scelto di lasciare invariati i tassi, ampliando però gli acquisti del programma di Quantitative Easing, con un piano di acquisti netti aggiuntivi di 120 miliardi di euro entro la fine dell’anno.

La Borsa di Milano peggiora così insieme agli altri listini e perde il 6,7%. Molto pesanti anche le altre: Londra arretra del 6,55%, Francoforte del 7,11% e Parigi del 7,66%.

L’indicazione sull’umore nero degli investitori è già arrivata dall’Asia, in mattinata. Le Borse cinesi hanno chiuso la seduta con pesanti perdite: l’indice Composite di Shanghai ha perso l’1,52%, a 2.923,49 punti, quello di Shenzhen il 2,20%, a quota 1.818,56. Non è andata meglio altrove, nell’area pacifica: Tokyo ha perso il 4,4%, Sydney il 7,4% (peggior performance dalla crisi del 2008), Seul il 3,9% (minimi da quattro anni e mezzo) nonostante i nuovi casi di Covid-19 siano ai minimi da due settimane. 

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si alza in area 215 punti base, dopo che ieri era sceso sotto la soglia di 200 e poi si posiziona a 203 punti. Il rendimento del decennale italiano sale di una ventina di punti base e vede l’1,4% all’indomani delle misure ulteriori adottate dal governo Conte: da una parte, lo stanziamento da 25 miliardi per far fronte all’emergenza; dall’altra l’estensione delle restrizioni sul territorio nazionale con la chiusura di tutte le attività commerciali al di fuori di quelle essenziali. Anche in asta, il Tesoro registra una crescita dei rendimenti: assegnati tutti i 7 miliardi di euro di Btp a medio-lungo termine offerti in asta con tassi in deciso rialzo, con l’unica eccezione del rendimento del Btp a 20 anni. Il rendimento del Btp a 3 anni è volato allo 0,74% da -0,10% del collocamento precedente e quello del Btp a 10 anni a 1,29% dall’1%. Sul Btp a 7 anni il tasso sfiora il raddoppio a 0,92% da 0,48%, mentre sul Btp a 20 anni è calato a 1,97% dal 2,14%.

L’euro apre stabile sui 1,13 dollari, a 1,1298. La moneta unica perde invece terreno su quella nipponica a 117,31. Dollaro/yen giu’ a 103,85. Le valute rifugio come lo yen e il franco svizzero si rafforzano. Dal fronte macro arrivano indicazioni che iniziano a scontare l’emergenza sanitaria: in febbraio le vendite di auto in Cina sono precipitate del 79 per cento, mentre la fiducia delle imprese manifatturiere giapponesi si è portata ai minimi da nove anni.

Tra le materie prime, prosegue la corsa al ribasso dei prezzi del petrolio, che sprofondano nuovamente con il future aprile sul Wti che viaggia verso una perdita del 6% (-5,61% a 31,13 dollari al barile), mentre il Brent lascia sul terreno il 6,09% a 33,61 dollari al barile. Pesano ancora, oltre ai timori di recessione, le onde lunghe della guerra sulle quote di produzione scatenata dal mancato accordo tra Mosca e Riad per estendere i tagli. “Non si tratta ovviamente di una questione puramente economica, è scontato dire che la Russia guadagna di più vendendo 10 milioni di barili a 50 dollari l’uno piuttosto che 12 milioni di barili a 30 dollari. C’è di mezzo anche la politica: in questo momento 20 mila soldati americani svolgono il loro addestramento in Lituania, Estonia…, l’America sta imponendo forti sanzioni alla Russia: che questa sia una mossa di Putin per mettere in difficoltà Trump?”, si domanda Angelo Meda di Banor Sim. “Tutto ciò comporta che in tempi brevi, all’incirca 12 mesi, Arabia Saudita e Russia immetteranno sul mercato tutti i barili di greggio che possono, evento che non si vedeva dal biennio 2015/2016”.

A differenza di quanto visto in altre sedute, l’oro non si rafforza con il suo status di bene-rifugio ma si stabilizza poco sotto 1.640 dollari l’oncia.

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