1326 malati in più di ieri, 366 i decessi. 650 malati in terapia intensiva: 291 in più rispetto a ieri. Da Fiorello a Jovanotti, #iorestoacasa. Borrelli: gli uffici pubblici restano aperti. Protesta nelle carceri

Chi viola la quarantena per coronavirus rischia il carcere. Lo prevede la direttiva inviata dal Viminale ai prefetti. La sanzione per chi viola le limitazioni agli spostamenti è quella prevista in via generale dal 650 cp (con una pena prevista di arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino 206 euro), «salvo che non si possa configurare un’ipotesi più grave quale quella prevista dall’articolo 452 del codice penale: delitti colposi contro la salute pubblica, che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica».

Intanto si allarga l’emergenza: sono 6.387 i malati  in Italia, con un incremento di 1.326 persone rispetto a ieri, e 366 i morti, 133 in più. Il nuovo dato è stato fornito dal commissario Angelo Borrelli nella conferenza stampa di oggi alla Protezione Civile. Sono 622 le persone guarite, 366 i morti, 133 in più di ieri. 
In terapia intensiva sono ricoverati 650 malati, 291 in più rispetto a ieri. 

Il commissario ha inoltre spiegato che per le mascherine «stiamo firmando una serie di contratti che dal 12 marzo al 30 aprile ci metteranno a disposizione 22 milioni di quelle chirurgiche».  L’obiettivo della Protezione civile è arrivare a distribuire «tre milioni e 700 mila mascherine» modello Fp2-Fp3, quello note comunemente per avere il filtro, entro il 29 marzo.

Il commissario ha poi spiegato che «tredici pazienti di terapia intensiva sono in corso di trasferimento dalla Lombardia nelle Regioni limitrofe: Piemonte, Liguria e Friuli Venezia Giulia».

Il commissario ha poi lasciato la parola al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro che ha spiegato: «Non c’è una parte d’Italia completamente immune, ci sono parti d’Italia dove al momento il virus circola meno. Dipende dai nostri comportamenti quanto circolerà».  Di cruciale importanza dunque le «misure di distanziamento sociale». «Non è che se uno si sposta il tema cambia», ha detto rispondendo sull’esodo di ieri sera dal nord Italia. 

Gli uffici pubblici restano aperti

In serata, in una seconda conferenza stampa, il capo della Protezione Civile ha spiegato che a breve avrebbe firmato un’ordinanza che chiarisce alcuni punti dell’ultimo decreto. Il provvedimento prevede che «non ci sono limitazioni agli uffici pubblici», che il decreto «si applica solo alle persone fisiche» delle zone indicate (Lombardia e altre 14 province) e non «alle merci». Non sono inoltre vietati gli spostamenti per motivi di lavoro e salute.

«In queste ore con le Regioni è stato fatto un lavoro di coordinamento molto intenso. È chiaro a tutti che si è passati dalla prima fase ad una fase in cui ci si avvicina a regole molto simili per tutte le Regioni» ha detto il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, «stiamo andando verso l’omogeneizzazione delle regole che hanno come obiettivo principale rafforzare il sistema sanitario territoriale – ha sottolineato -. Le risorse che abbiamo stanziato consentiranno di accelerare l’impegno dello Stato su tutto il territorio nazionale per rafforzare i presidi e i posti di terapia intensiva. Tutto però è possibile con l’impegno collettivo di tutto il paese. Nessuno può farcela da solo. Il sistema terrà bene se il paese sarà veramente unito». 

L’Italia, con 366 vittime, è il secondo Paese per numero di morti legati al coronavirus dopo la Cina, che ne registra circa 3.000. A seguire ci sono Iran (194) e Corea del Sud (50), secondo i dati della Johns Hopkins University. Quanto a numero di contagiati, secondo gli stessi dati, l’Italia è al quarto posto dopo Cina, Corea del Sud e Iran.

Da Fiorello a Jovanotti,  #iorestoacasa  

«Dovete stare a casa», scrive Jovanotti sui social postando l’emoticon delle mani giunte in segno di preghiera. «#ioresto a casa invito tutti a rimanerci finché dura questa emergenza. Questo è il mio studio. Aspetto i vostri consigli. Cosa devo leggere o rileggere? Che film o serie devo vedere? Che musica devo ascoltare?», chiede su Instagram il premio Oscar Paolo Sorrentino. «C’è del casismo intorno a me… fai come me: resta a casa», ironizza Fiorello in un video postato dal divano rosso, mentre Giuliano Sangiorgi compone alla chitarra e affida ai social l’instant song ‘Restiamo a casa’.

Sono tanti, da Ligabue («La cosa è seria, ragazzi. Aiutiamoli(ci) a contenere il contagio») ad Amadeus («È importante per il bene di noi tutti… #iorestoacasa #coronavirus #seguiamoleregole»), da Maria Grazia Cucinotta a Francesca Archibugi, Cristiana Capotondi, Tiziano Ferro, Enrico Lucci, Antonella Clerici, i Pinguini Tattici Nucleari, Barbara Foria gli artisti che stanno aderendo in queste ore alla campagna #iorestoacasa, nata spontaneamente sulla rete e rilanciata dal ministro per i Beni e le attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini che invita a limitare le relazioni sociali per combattere la diffusione del Covid-19. Molti anche i musei che stanno postando sulla rete i propri capolavori invitando a scoprire da casa i segreti delle loro collezioni. Finora hanno aderito: i musei reali di Torino, Pompei , il Colosseo, gli Uffizi, Palazzo Reale di Napoli, il museo Egizio, Palazzo Barberini, la Galleria nazionale d’arte moderna e Contemporanea di Roma, il museo archeologico di Cagliari, il parco archeologico dei campi Flegrei, il museo d’arte orientale di Venezia, Capodimonte, il Museo Omero di Ancona, la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Museo di San Martino. «Ringrazio i tanti i protagonisti della musica, del cinema, dello spettacolo che in queste ore stanno promuovendo sui social la campagna #iorestoacasa. Un messaggio importantissimo per i ragazzi», twitta Franceschini. 

Protesta nelle carceri

Ieri Salerno, oggi Modena, Napoli e Frosinone, ma anche Vercelli, Alessandria, Foggia. L’onda lunga del coronavirus arriva anche nelle carceri italiane e si trasforma in protesta, quando non in aperta rivolta.

A Modena nel primo pomeriggio i detenuti, protestando per le misure di prevenzione per il Covid-19, si sono barricati nell’istituto. Due agenti sono rimasti lievemente feriti nelle fasi più concitate, prima che il personale del carcere – una ventina tra poliziotti e sanitari – fosse fatta uscire. Sul posto è arrivato anche il prefetto, assieme alle forze di polizia che si sono schierate di fronte alla struttura da cui è stato visto uscire del fumo, probabilmente a causa di un incendio di materassi. Secondo il Sap, il sindacato della polizia penitenziaria, i carcerati “chiedono provvedimenti contro il rischio dei contagi” spiega il segretario Aldo Di Giacomo.

La sospensione dei colloqui, prevista dalle misure anti-coronavirus, è alla base della protesta nel carcere napoletano di Poggioreale, dove alcuni detenuti sarebbero saliti sui muri del cosiddetto ‘passeggio’, nella zona interna del penitenziario. Parallelamente, al di fuori del carcere, c’è stata la protesta dei parenti dei carcerati, anche loro per lo stesso motivo. Indulto, amnistia o arresti domiciliari ciò che hanno chiesto per i loro familiari reclusi, bloccando anche il passaggio dei tram. La protesta è rientrata nel tardo pomeriggio.

Le misure sui colloqui previste dal dpcm anti-coronavirus (vanno usate modalità telefoniche o video) sono state la scintilla che ha fatto sollevare anche i detenuti di Frosinone: un centinaio si sono barricati all’interno della seconda sezione, da cui è stato visto provenire fumo. Sul posto è accorso il garante regionale Stefano Anastasia: «Per il momento – riferiva nel tardo pomeriggio – siamo in fase di attesa. Non si vuole fare alcuna azione di forza per non creare tensioni. Siamo in trattativa». A Frosinone comunque non ci sono stati episodi di violenza contro il personale: «La situazione da questo punto di vista – aggiunge il garante – è relativamente pacifica».
 

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