Sono la barriera terapeutica per salvare i reparti intensivi dalla crisi, l’ultima trincea per difendere l’operatività degli ospedali lombardi. L’assessore Giulio Gallera ha annunciato che si stanno acquistando i “caschi respiratori”, destinati alle vittime del coronavirus che hanno problemi ai polmoni ma possono essere assistite senza ricorrere all’intubazione.

Sono apparati semplici di uso, che quindi non richiedono personale specializzato, e portatili: una soluzione d’emergenza per affrontare il moltiplicarsi di pazienti con difficoltà respiratorie senza saturare i reparti di terapia intensiva.
 
Gallera ha fatto riferimento ai caschi Cpap, la sigla inglese che indica la “ventilazione meccanica a pressione positiva continua”. Sono maschere o caschi a ossigeno che hanno prezzi abbastanza ridotti – quelle per uso ospedaliero vengono dai mille euro in su – e sono prodotti da molte aziende del Nord. Nel caso in cui la Cpap non dia risultati, c’è una seconda possibilità di intervento con la ventilazione non invasiva – acronimo Niv – che richiede macchinari più complessi ma comunque molto più economici e pratici di quelli per l’intubazione. E soprattutto, la gestione può essere interamente affidata a personale infermieristico, con la sola supervisione dei medici. 
 

I 40 milioni appena stanziati dalla Regione Lombardia serviranno essenzialmente ad acquistare sistemi di questo tipo, con cui ristrutturare i livelli di assistenza per chi viene colpito dal coronavirus. Non appena le macchine saranno disponibili, ci saranno reparti isolati per il trattamento con i caschi Cpap delle persone con difficoltà respiratorie e il passaggio all’intubazione sarà riservato soltanto per i casi più gravi. Una riorganizzazione che si spera rapida e potrebbe permettere di gestire il picco dei ricoveri. 

Fonte:  https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/03/02/news/coronavirus_la_regione_lombardia_acquista_i_caschi_respiratori_cosi_i_pazienti_meno_gravi_non_andranno_in_terapia_intensiva-250055125/

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