(riceviamo e pubblichiamo)

ENNESIMO RIFIUTO ILLEGITTIMO

Assenza desk, carenza tecnica, pericolo sicurezza, rischio fughe di notizie. Queste, in sintesi, le incomprensibili motivazioni del Sindaco di Bagnoregio Luca Profili (unitamente al Segretario Comunale Dott. Vito Antonio Fazio) all’interno del comunicato di “non accoglibilità” dopo l’ennesima nostra richiesta di password per l’accesso diretto agli atti con sistema informatico, alla faccia della trasparenza e della collaborazione. Quanto più noi cerchiamo di abbassare i toni e tentare un difficile dialogo con il primo cittadino e la sua maggioranza, tanto più essi evitano un confronto.

Vorremmo però ricordare che la normativa sulla consultazione degli atti parla in modo chiaro ed inequivocabile.

Ma vediamo, nel dettaglio, cosa cita la singolare missiva inviata agli scriventi consiglieri di minoranza (e.p.c. al Prefetto di Viterbo) il giorno 14 febbraio 2020 con Prot. 0001973, firmata dai poc’anzi menzionati Sindaco e Segretario Comunale, in barba alla vigente normativa:

In esito richiesta come da oggetto deve rilevarsi che l’accesso al sistema gestionale da parte dei consiglieri comunali riveste alcune criticità tecniche le quali, prontamente affrontate con l’operatore economico affidatario del servizio, non risultano di pronta ed immediata soluzione. In primo luogo l’accesso al sistema gestionale comporta l’approntamento, all’interno della sede comunale di una postazione, non essendo auspicabile per motivi di sicurezza accesso da remoto, riservata ai sigg.ri consiglieri. In secondo luogo deve rilevarsi che questa amministrazione non ha ancora completato il processo di digitalizzazione degli atti, di talché ne deriverebbe che, lungi da rappresentare una semplificazione del provvedimento, l’accesso al sistema gestionale di soggetti “esterni” rispetto ai funzionari comunali di carriera finirebbe per produrre equivoci ed inesattezze, anche con un potenziale ed ingiustificato rischio di lesione di diritti dei terzi. Infatti, attraverso l’accesso diretto al software i consiglieri istanti avrebbero accesso a provvedimenti privi di valore legale, ovvero in attesa di revisione o completamento di istruttoria. L’organizzazione attuale dell’Ente non consente pertanto il ricorso a tale tipologia di accesso.

Pertanto, alla luce di quanto sopra evidenziato, deve intendersi non accoglibile l’istanza dei consiglieri di minoranza ai quali rimane impregiudicata ogni facoltà di accedere alla documentazione amministrativa con gli strumenti ordinari e secondo quanto finora sempre prontamente garantito. Cordialmente”.

Nel merito, si eccepisce che il riportato diniego presenta giustificazioni quantomeno discutibili:

– i presunti impedimenti tecnici rappresentano un alibi di immediata soluzione (come si assegna una password ad un nuovo dipendente, si può fare con un consigliere);

– premesso che l’accesso può essere effettuato anche “da remoto” (anzi, proprio per non intralciare gli uffici, sarebbe la soluzione preferibile), abbiamo da tempo chiesto (e sollecitato) l’assegnazione alla minoranza consiliare dei locali ubicati all’interno del palazzo comunale, già in uso ai vigili urbani (ora trasferiti in altro sito), e l’allestimento di una postazione (istanza rimasta ad oggi senza alcun esito);

– i consiglieri comunali per il loro specifico “status”, essendo pubblici ufficiali quando operano nell’esercizio del loro mandato, per quanto ampiamente specificato in seguito, non possono essere considerati “terzi” rispetto ai funzionari e all’amministrazione comunale, ma ne rappresentano l’essenza, essendo deputati, nell’ambito del Consiglio Comunale, alle decisioni e all’indirizzo politico ed amministrativo dell’ente di appartenenza;

– per quanto riguarda il diniego di accesso a “provvedimenti privi di valore legale, ovvero in attesa di revisione o completamento di istruttoria”, si ribadisce che la legge non fa riferimento a queste fattispecie (inventate dai nostri “luminari comunali”), ma, come sotto sarà ampiamente chiarito, si riferisce al diritto (dei consiglieri comunali) di ottenere dagli uffici del comune, nonché dalle proprie aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato.

In diritto, invitiamo chi di dovere a studiare quanto stabilito dalla normativa attuale e dalla giurisprudenza amministrativa che regolano la materia in questione, in quanto le motivazioni addotte sono prive di fondamento logico e giuridico, infatti:

– l’art. 43, comma 2, del Testo unico degli enti locali – D.lgs. n. 267/2000 – statuisce che: “I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge”;

– il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno ha emanato il parere del 27/9/2018 che riassume sinteticamente il precedente parere della “Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio di Ministri” del 29/11/2009, che così recita:

Art.43 del D.lgs. n.267/2000 – In materia di “diritto di accesso” dei consiglieri comunali in ordine agli atti in possesso dell’Amministrazione comunale, al fine di evitare che eventuali continue richieste si trasformino in un aggravio dell’ordinaria attività amministrativa dell’ente locale, la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi ha riconosciuto la possibilità per il consigliere comunale di avere accesso diretto al sistema informatico interno (anche contabile) del Comune attraverso l’uso della password di servizio” e continua = “…. il “diritto di accesso” ed il “diritto di informazione” dei consiglieri comunali in ordine agli atti in possesso dell’Amministrazione comunale trovano la loro disciplina specifica nell’art.43 del decreto legislativo n.267/00 il quale riconosce il diritto di ottenere dagli uffici del comune, nonché dalle proprie aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato.

Il diritto dei consiglieri ha una ratio diversa da quella che contraddistingue il diritto di accesso ai documenti amministrativi riconosciuto alla generalità dei cittadini (ex articolo 10 del richiamato decreto legislativo n.267/00) ovvero a chiunque sia portatore di un “interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso” (ex art.22 e ss. della legge 7 agosto 1990, n.241).

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n.4525 del 5 settembre 2014, ha affermato che, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale (Cons. Stato, Sez.V, 17 settembre 2010, n.6963; 9 ottobre 2007, n.5264), i consiglieri comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d’utilità all’espletamento delle loro funzioni, ciò anche al fine di permettere di valutare – con piena cognizione – la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio e per promuovere, anche nell’ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale.

Gli unici limiti all’esercizio del diritto di accesso dei consiglieri comunali possono rinvenirsi nel fatto che esso deve avvenire in modo da comportare il minor aggravio possibile per gli uffici comunali

E proprio la richiesta delle credenziali da noi effettuata va incontro a questo “unico limite”, sollevando completamente l’aggravio di lavoro degli uffici e i funzionari del comune !!!

Quanto alla salvaguardia del diritto dei terzi, la suddetta Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, con parere dell’11 Gennaio 2011, ha altresì affermato che:

«gli uffici comunali non possono limitare in alcun caso il diritto di accesso del consigliere comunale, ancorché possa sussistere il pericolo di divulgazione di dati di cui il medesimo entri in possesso. La responsabilità di aver messo in condizione il consigliere comunale di conoscere dati sensibili cede di fronte al diritto di accesso incondizionato del medesimo, ma può essere invocata dal terzo eventualmente danneggiato solo nei confronti di chi (consigliere comunale) del suo diritto ha fatto un uso contra legem». Inoltre, nel parere del 6 aprile 2011 ha precisato che «l’eventuale segretezza che pure opera nei confronti del consigliere comunale non è quella legata alla natura dell’atto, ma al suo comportamento che non può essere divulgativo del contenuto degli atti ai quali ha avuto accesso, stante il vincolo previsto in capo al consigliere comunale dall’art. 43 all’osservanza del segreto d’ufficio nelle ipotesi specificamente determinate dalla legge, nonché al divieto di divulgazione dei dati personali ai sensi del d.lgs n. 196/2003»”.

A questo punto chiederemo a Sua Eccellenza il Prefetto di illuminarci sull’intera questione così da porre fine ad una “faticosa” quanto ridicola situazione che va avanti sin da troppo tempo.

I firmatari della comunicazione (Sindaco e Segretario), ci dovrebbero spiegare perché è cosi tanto problematico (nel ventunesimo secolo) accedere online agli atti amministrativi di codesta città.

La versione della carenza di un piccolo desk ci suona alquanto surreale, per non dire bizzarra, se consideriamo quanti milioni di euro ruotano annualmente attorno ad una realtà qual è quella di Civita e di Bagnoregio, sempre più paese dai fantasmagorici proclami, ma dalla scarsa democrazia.

GRUPPO CONSILIARE DI MINORANZA
Uniti per Bagnoregio

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