Oggi l’ospedale di Belcolle è andato su tutte le cronache nazionali per una ragazza di 17 anni, Aurora Grazini, trovata priva di vita nel letto della sua camera dai genitori, dopo essere stata dimessa dal nosocomio viterbese, dove si era recata per un controllo a causa di problemi di salute.

La Procura sta indagando per omicidio colposo, come riportato dalla testata on-line EtruriaNews

Montefiascone – Morte Aurora, la Procura indaga per omicidio colposo. Ecco come sono andate le cose all’ospedale Belcolle

Purtroppo in questo ultimo mese, dobbiamo constatare che non si tratta di un caso isolato, infatti la procura sta indagando per un’altro decesso avvenuto in data 07 febbraio 2020, la storia inizia dal lontano 30 dicembre 2019 data in cui, il fu Maresciallo Capo Domenico Lippolis, venne ricoverato al nosocomio viterbese a causa di un malore di cui i familiari stretti, presenti, sospettavano già che si trattasse di un ictus.

Infatti appena ricoverato gli venne effettuata la Trombolisi per dissolvere trombi od emboli che determinano forme di ictus, dopo 17 giorni di ricovero, presso Belcolle, è stato trasferito a Villa Immacolata, in data 17 gennaio 2020, con dimissioni protette, nei giorni successivi sembrava che le condizioni di salute stavano progressivamente migliorando anche grazie alla riabilitazione.

Durante il periodo di riabilitazione il paziente ha accusato forti dolori, ed essendo in forma protetta, come già detto, ovviamente i sanitari della struttura ospedaliera “Villa Immacolata” stavano a stretto contatto con l’ospedale di Belcolle, i quali, vista la situazione, hanno reputato opportuno eseguire una Risonanza Magnetica con mezzo di Contrasto, effettuata in data 27 gennaio 2020.

In data 01 febbraio 2020 la consulenza del neurochirurgo, a seguito della risposta all’esame citato, dove si evince una massa di circa 3 cm, ed in considerazione della sintomatologia del paziente consigliò di eseguire intervento chirurgico con rimozione della neoformazione intradurale a livello L3-L4, inoltre lo stesso riferì che tale intervento era indispensabile onde evitare con certezza la paralisi degli arti inferiori.

Durante questa fase il paziente è strato trasferito più volte dalla struttura di Villa Immacolata alla vicina struttura pubblica di Belcolle, finché in data 5 febbraio 2020 venne riportato in quest’ultimo ospedale per effettuare l’intervento sopra citato, in data 7 febbraio 2020 alle ore 7:30 / 7:40 Domenico Lippolis venne portato in sala operatoria, dove doveva essere effettuato questo intervento definito di routine, con un rischio di mortalità pari al 2/3 %, inoltre la durata dello stesso poteva essere di 3 ore massimo 4 ore.

Le ore passano e non si hanno notizie dell’intervento finché alle ore 17:30 circa il figlio viene a conoscenza che l’intervento era concluso e che da li a poco il padre sarebbe stato portato in camera di risveglio dove sarebbe rimasto per circa due ore, quindi alle ore 18:30 circa il paziente viene riportato in reparto dove dopo circa un’ora e mezza avviene il decesso. I familiari più volte hanno chiesto l’intervento di un medico in quanto si erano accorti che il loro congiunto non stava bene, ma quando si sono resi conto della gravità della situazione ormai era troppo tardi.

Le domande che i familiari si pongono sono diverse:

  1. Perché il periodo dell’intervento, considerato di routine, nel complesso è durato quasi 11 ore? Dato che per certo si sa che il paziente ha lasciato il reparto alle ore 7:30 circa per ritornarvi alle ore 18:30 circa.
  2. Dato lo stato di salute del Lippolis, che proveniva da una recente sintomatologia da ictus, era realmente necessario effettuare questo intervento con una ovvia anestesia totale.
  3. L’equipe medica essendo a conoscenza che il paziente aveva problemi arteriosi perché, considerato che il chirurgo riferiva ai parenti che lo stesso ha avuto difficoltà a risvegliarsi, non si sono organizzati per trasferirlo in terapia intensiva se non addirittura in rianimazione?
  4. Perché dopo 3 ore dal decesso il chirurgo convoca i familiari per comunicare che era stata disposta l’autopsia per accertare la causa della morte?

Gli interrogativi sono tanti ci auguriamo che la Procura dia le risposte adeguate affinché venga fatta giustizia sia a questo caso come ai tanti casi che a volte non vengono denunciati perché dopo l’inefficienza delle strutture pubbliche ci si affida alle strutture private più attente e scrupolose dei nosocomi, ma questo vale solo per chi ha le possibilità economiche.

Questi due casi sono in mano alla Procura ma siamo a conoscenza di un’altro caso che non è stato denunciato e certamente non di minore gravità, infatti come da documentazione in nostre mani, si ravvisa un’ennesimo errore di valutazione, e forse anche di troppa leggerezza nel dimettere un paziente con un quadro clinico sicuramente critico.

Riportiamo brevemente la vicenda.

Questo caso, come già detto non denunciato, è molto simile al caso della ragazza 17enne, il soggetto in questione aveva già diversi problemi di salute, finché un giorno del mese di dicembre 2019 lo stesso ebbe una sincope ma non ne capì la gravità dell’episodio; quando a gennaio la cosa si ripete, i familiari chiamano l’ambulanza e venne portato al pronto soccorso e gli vennero fatti tutti gli accertamenti, ricevette la visita del neurochirurgo che tranquillizzò il soggetto escludendo ischemie, poi un’altro medico gli diagnostica un sincope ma non sapendo da cosa fosse provocata dichiarò che servivano altri accertamenti.

Poi arriva una psichiatra, la quale con fare molto accattivante, comincia a chiedere se ha problemi in famiglia. Li abbiamo tutti, ma al momento  no, risponde il paziente, e poi cosa c’entra lei dottoressa, con il mio malore? Le viene risposto che quando non c’è nulla di organico, tutto viene da un fattore psicologico. Le viene spiegato che il cervello accumula, e poi manda segnali anche molto forti, come nel suo caso. l’individuo non è d’accordo, come non accetta di prendere un psicofarmaco che le viene consigliato, e di non avere nessuna intenzione di andare al CSM per il monitoraggio della terapia (così asserisce, la dottoressa). La mattina successiva intorno alle 13, viene dimesso, perché in pratica non ha avuto nulla. Sì, dovrà fare degli accertamenti, ma li farà privatamente, tanto non c’è pericolo di nulla.

La famiglia però è molto preoccupata, vuole sapere, e tre giorni dopo fa ripetere le analisi del sangue. Il responso è veramente preoccupante, e da quel momento, inizia un percorso fatto di analisi, ricerche, visite specialistiche private.

Questo è il quadro clinico delle analisi al momento delle dimissioni, globuli rossi 4.20 ( da 4 a 5.5),emoglobina 11,6(12.5 a 15), IGA 416.00, (da 70 a 374),Ves 97 ( da 0 a 20),fattore reumatoide 177.70, quando il massimo è 30.

A distanza da un mese dalla dimissione dal pronto soccorso, oggi la sua diagnosi è di una malattia autoimmunitaria, molto invasiva, pericolosa.

Anche in questo caso le domande sono tante.

Come hanno fatto i medici del pronto soccorso, a dimettere la paziente arrivata in fin di vita?

Come è possibile mandare la psichiatra la quale dichiara che non era nulla di organico, ma psicologico?

Torneremo sicuramente a parlare di questi casi intanto il Ministro della Sanità, Roberto Speranza, manda degli ispettori per fare luce sulla morte di Aurora” come riportato sempre sulla testata on-line EtruriaNews.

Il ministro della Sanità, Roberto Speranza, manda gli ispettori del ministero al Belcolle: “Fare luce sulla morte di Aurora”

Ci auguriamo che con l’occasione si faccia luce anche sul caso del fu Maresciallo Capo Domenico Antonio Lippolis, e su tanti altri, perché fare il medico non è un mestiere, ma una professione. Quando si sceglie di fare il medico si è deciso di salvare le vite e non di ucciderle.

 

MARCO FUMAROLA

One thought on “Viterbo Ospedale di Belcolle, troppi errori perché?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *