Ieri 15 febbraio, nel pomeriggio, in un sabato davvero fuori stagione per il caldo e in una Roma sorprendentemente primaverile, si è svolta l’Assemblea Fondativa dei Liberisti Italiani.

Andrea Bernaudo

Il lettore mi perdonerà forse il racconto di parte. Sono un ex militante di Fermare il Declino, poi iscritto al PD, e prima ancora all’IdV, che in UE vent’anni fa si vedeva vicina ad ALDE. Ho votato tutti i partiti in quasi 30 anni di maggiore età, tranne gli estremi, in cerca di una laicità, di una terzietà, e dunque mi ritengo democratico, liberale, bisognoso sempre di un’alternativa percorribile. Sono per lo Stato Minimo e non per l’assenza di Stato e credo fermamente ci sia una lotta di classe in Italia tra chi vive di Stato e chi viene sfruttato dallo Stato. Una lotta antichissima, fatta di pauperismo, di voglia di aristocrazia e di caste impermeabili una all’altra, di sentimenti antiborghesi, di capitalismo (quando c’è) clientelare e di relazione – un capitalismo capitalisticamente amorale.

La lunga ma incompleta premessa è necessaria per il racconto della giornata di ieri, fatta anche di nostalgia, di maggior consapevolezza, di ritrovamento quasi commosso di sodali, di confronto di idee e di una breve intervista ad Andrea Bernaudo, uno dei tanti amici di questo lungo percorso liberale, democratico, di emancipazione economica e di affermazione – o riaffermazione – della dignità individuale.

Andrea Bernaudo è il neoeletto presidente di Liberisti Italiani e ha coordinato i lavori dell’Assemblea. A completare il board per ora Giancarlo Morandi – presidente Cobat e già segretario PLI – è acclamato presidente onorario, Angelo Canini invece è stato nominato tesoriere.

Innanzitutto la piccola galassia liberale conosce diversi soggetti: l’antico PLI, ALI che è in parte erede di Fermare il Declino, le realtà radicali a loro volta molteplici e con una recente dolorosa scissione, i think tank de jure o de facto come Noise From America o l’Istituto Bruno Leoni, l’Istituto Liberale Italiano o la Fondazione Luigi Einaudi.

Più altri amici sparsi in partiti di massa – Lega, Forza Italia, PD, Scelta Civica di Monti (che non c’è più, e che veniva vista da Fermare il Declino come interlocutore naturale), Più Europa della Bonino, Italia Viva di Renzi, il Movimento del Fare di Briatore ecc…

Vi sono poi tanti esponenti politici, o giornalisti, o intellettuali, che pur vivendo di pubblico, e non avendo alcuna intenzione di rinunziarvi, si professano liberali: inutile fare i nomi, sono troppi e inoltre è fin troppo semplice sgamarli.

La casa comune europea, ALDE, è in realtà una forza politica punitiva proprio dell’Italia, e tutela gli interessi dei Paesi della Valle del Reno, fiume che raccoglie intorno a sè accentrandole tutte le sedi istituzionali UE.

I nostri eroi politici sono Reagan e la Thatcher, quelli economici appartengono per lo più alla Scuola Austriaca, le correnti di pensiero sono all’incirca divise tra anarcocapitalisti e miniarchici, si aborrisce il protezionismo, si ha la massima considerazione per l’individuo (libertarismo).

Il merito non è una realtà da stato totalitario, con cui vivere di rendita sulle spalle degli altri dopo aver vinto un concorso pubblico, ma una sorta di favore divino, o sociale, che si conquista ogni giorno, calvinisticamente, in una economia reale priva di pressione fiscale e di burocrazie soffocanti.

Franco Turco, leader ALI

Personalmente mi ritengo liberale e non liberista: un liberale nazionale, non un liberista internazionalista. Ho seri dubbi che l’attuale evoluzione della specie umana ponga al riparo una realtà priva di istituzioni pubbliche dalla prepotenza e dalla legge del più forte, soprattutto quando il prepotente attacca la mia proprietà privata in massa e io sono da solo a difendermi nel fortino domestico.

Me ne andai da Fare per Fermare il Declino prima dello scandalo sulla falsa laurea di Oscar Giannino: qualche giorno addietro la querelle scoprii la candidatura di Marco Bassani come indipendente nelle liste del “lombardo-veneto”. La giudicai incompatibile con gli aspetti geopolitici che presumo (indimostrabilmente a ragione) preponderanti in politica, e che pongono l’interesse nazionale in posizione privilegiata nel ragionamento politico, visti i nostri vicini famelici (la Francia, la Germania, la Turchia e addirittura l’Algeria). Non contando che per me stesso, non contestai quella scelta, come altre calata dall’alto, e abbandonai.

Naturalmente, se non vi fossero le avidità dei singoli e delle nazioni a negare le libertà altrui, potrei considerarmi anch’io un abitante di quella che oggi ritengo una delle isole di Utopia.

Alessandra Baldassari

Faccio questo elenco abrupto e apparentemente confuso perché è praticamente il sunto dei tanti discorsi, spesso sovrapponibili, degli oratori di ieri, e dei miei dubbi (ma anche della simpatia) che mi hanno suscitato. Personalmente, per dirne un’altra, non penso peste e corna di Keynes – l’eroe liberal dei post comunisti e dei post fascisti a cui oggi piace tanto la Monarchia Universale in salsa renana – ma che come una medicina vada usato cum grano salis.

Non nasciamo tutti “imparati”, non siamo tutti capaci di attenerci al giusnaturalismo, l’avidità umana si manifesta sia in maniera capitalistica sia in maniera totalitaria (fascista e comunista). Inoltre, un secolo fa preciso, furono proprio i fallimenti di quattro governi liberali (e dello Stato Liberale precedente) ad aprire le porte prima alle speranze bolsceviche di quella parte di Paese che chiede sempre storicamente la mano straniera per imporsi, e poi di quello strano socialismo del Re (che si salvava così dalla fine dei Romanov di 5 anni prima e del padre Umberto I di 22 anni prima, ma in realtà l’elenco è molto più lungo) che fu il fascismo (fino al 1938, quando con le Leggi Razziali divenne nazifascismo).

Considero doverosa e laica questa riflessione sugli sbagli del nostro passato politico.

Arturo Diaconale

Il pomeriggio dunque è passato così, tra discorsi (più preparati da chi ha ruoli accademici e di rappresentanza di settore, più a braccio da chi ha un’urgenza politica da esprimere e un passato di militanza da raccontare), un video sui 3 milioni di partite iva purtroppo scomparse nel silenzio e nella complicità di coloro che non sanno concepirsi senza un padrone, 60 iscrizioni circa (costo 40 euro, che anch’io ho versato volentieri, per simpatia e in parte per convinzione di cui ho detto) e tanti abbracci e strette di mano.

Nasce un soggetto nuovo, che ha voglia di espandersi nella società italiana, forse finalmente capace di capire collettivamente che c’è un destino da riprendere in mano. Nutro la piccola speranza che l’aggettivo “italiani” giochi un suo ruolo, non lasciando totale libertà d’azione alla parola “liberisti”, altrimenti in caso di successo temo proprio che gli altri Paesi finiranno con il cannibalizzarci. Quando Liberisti Italiani arriverà a 1000 iscritti – ma ha già sfondato quota 1500 adesioni on line – verrà celebrato il primo Congresso, e allora forse altri ex fattivi di mia conoscenza torneranno a crederci.

In realtà, quella che ci aspetta è la madre di tutte le battaglie liberali: la lotta alla rendita, all’Antico Regime e al pensiero totalitario nelle sue varie declinazioni. Questo Antico Regime fu ispirato nel Medioevo da Platone con la sua Repubblica dei Migliori o dei Filosofi (alla base di tutte le utopie e ideologie totalitarie) e ha in Cicerone il proprio protagonista, un “eroe” che vive di Stato, che ambisce alle massime cariche senza portare un effettivo beneficio per la maggioranza dei cittadini, e che di fronte alle avversità fugge (dopo aver contrastato chi aveva interrotto la tradizione sillana delle liste di proscrizione, Cesare).

Gli epigoni di Cicerone sono coloro che, in un Parlamento di ben mille rappresentanti, producono leggi in quantità industriale: le 250 mila leggi attuali del sistema giuridico italiano danno luogo a quello che gli operatori del settore (gli avvocati) chiamano “incertezza giuridica”.

L’Antico Regime è organizzato in Primo Stato (bellatores, gli aristocratici statali che vivono di tasse a vita e che hanno una “onestà” pubblica e interessata da sbandierare ma che non durerebbe un attimo nell’economia reale), Secondo Stato (oratores, i chierici laici e religiosi, dunque anche gli intellettuali di regime che organizzano i loro discorsi e le scienze umane sul modello delle omelie filologicamente più evolute) e il Terzo Stato (i laboratores, le partite IVA reiette, demonizzate, criminalizzate, su cui aleggia la leggendaria stima – e non statistica – dell’evasione fiscale, mentre la spesa pubblica in vent’anni raddoppia).

Per questo credo che il Liceo Classico sia parte del problema culturale denunciato da alcuni oratori: destinare da decenni, prima attraverso insegnanti fascistissimi e poi di sinistra ma comunque totalitaristi, i figli delle classi più abbienti a tale scuola ha reso l’Italia una nazione guidata da chi voleva conservare il proprio status sociale non attraverso l’economia reale ma attraverso lo Stato. Gli Istituti Tecnici, al contrario, nonostante avessero la capacità aristotelica di concentrarsi sulla cosa in sè anziché chiedere platonicamente e ciceronianamente alla realtà di adattarsi alla propria narrazione pauperista, ideologica, antiborghese, sono stati relegati a formazione per le classi sociali più in difetto, tradendo proprio il principio per cui la Scuola Pubblica esiste, recuperare le nuove generazioni al disagio sociale di provenienza e migliorarne così apprendimento e professionalità.

Gionata Pacor

A fronte di tutto ciò, vi sono due strade che un liberale in senso lato può intravedere e percorrere: la riduzione al minimo indispensabile del perimetro dello Stato – per sua natura sempre invasivo e in accrescimento – è la prima e quella generalmente diffusa. A questa idea, per me, ne va affiancata un’altra, che descrivo: l’impossibilità per chiunque di campare di Stato (magari per ragioni meritocratiche e non di sangue, ma è comunque una pessima idea) lungo tutta la sua vita lavorativa, attraverso limiti di mandato estesi a eletti e statali, l’incompatibilità tra ruoli nello Stato, l’esclusività del rapporto con lo Stato, la separazione delle carriere (per esempio tra magistrati inquirenti e giudicanti, o tra esponenti politici nell’Esecutivo o nel Legislativo, per rispetto alla separazione dei poteri di Montesquieu) tenendo presente che ancora oggi l’insieme dei dipendenti pubblici è il corpo dello Stato Autoritario decapitato del suo Monarca Assoluto.

Per tutti i Liberali, come dice Alessandro De Nicola, anch’egli ex Fermare il Declino, c’è l’individuo, con tutte le sue libertà e dignità intrinseche, e ciò comporta una società aperta, dinamica, liquida e innovativa.

Programmaticamente al riguardo Liberisti Italiani ha alcune idee specifiche, condensate attorno a 6 punti fondamentali:

  • un modello istituzionale di UE più vicino agli USA (anziché l’attuale modello burocratico similsovietico, accentratore e con evidenti disparità tra Stati)
  • una flat tax (ossia un’aliquota unica) per gli autonomi (le partite IVA) al 15% (superando l’inganno linguistico che intende interpretare il dettato costituzionale come impositivo di diversi scaglioni – come se si pagasse con le percentuali e non con i soldi)
  • l’abolizione del “solve et repete”, della medievale inversione dell’onere della prova
  • la liberalizzazione previdenziale per gli autonomi privi di una propria cassa previdenziale
  • la privacy bancaria e più in generale della liquidità del’individuo evitandone il controllo statale
  • la riduzione draconiana della spesa pubblica, che oggi assorbe più di metà del PIL (peraltro calcolato in modo sempre più “esotico” per incrementarne il valore), partendo dall’eliminazione del parastato. Uno shock fiscale, conseguente a questa riduzione drastica di spesa pubblica, è necessario per liberare le forze imprenditoriali di questo Paese.

Questi punti sono stati toccati da Andrea Bernaudo, il quale ha voluto a margine dell’evento concedermi una breve intervista che, come nelle poesie ermetiche, nasconde e sintetizza ciò che ho cercato di spiegare, spero in modo soddisfacente, nelle righe precedenti.

Luigi Menta: “Quando avete avvertito la necessità di diventare forza politica?”

Andrea Bernaudo: “Sei anni fa fondammo per ragioni imprescindibili l’Associazione SOS Partita IVA. Attraverso questa Associazione lanciammo un grido d’allarme sullo stato generale delle cose riguardanti l’economia reale e la morte di milioni di partite iva. Le nostre doglianze sono rimaste inascoltate e per questo abbiamo deciso, nel settembre 2019, un ulteriore passo”

LM: “Negli ultimi tempi si è assistito nello scenario politico a un nuovo bipolarismo, con il secondo governo Conte e le regionali il Movimento 5 Stelle è diventato alleato stabile del Partito Democratico, mentre la Lega di Salvini guida una rinnovata coalizione di centrodestra. Dove e come vi ponete nei confronti di questi due poli?”

AB: “Non c’è una collocazione in questo momento, siamo appena partiti. Tuttavia siamo aperti al dialogo e al confronto, soprattutto sui temi specifici del nostro programma, di cui i sei punti sono nucleo, e in generale sulla necessità di rimettere al centro del dibattito politico l’Economia Reale anziché lo Stato”

LM: “Quando pensate di presentarvi ai cittadini per il voto? A quale scadenza elettorale puntate? Magari le prossime Europee?”

AB: “La presentazione delle liste elettorali è resa burocraticamente difficoltosa dal sistema partitico attuale, che premia i partiti presenti in Parlamento e punisce qualsiasi forza nuova, dalle liste civiche nelle elezioni locali a partiti e movimenti nuovi come il nostro. Per ora c’è da puntare al successo dell’iniziativa, al raggiungimento di almeno mille iscritti e quindi a un primo Congresso, aperto, scalabile democraticamente, senza deleghe, in cui ogni iscritto è potenzialmente elettore attivo e passivo. Il nostro è un partito aperto e non autoreferenziale, i cui principi sono stati enunciati nello Statuto.”

LM: “Vi strutturerete regionalmente?”

AB: “I Comitati locali saranno a fondazione immediata al raggiungimento dei mille iscritti e in funzione del primo Congresso”

foto e testo di Luigi Menta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *