Roma. Riforniva cornetti e tramezzini in centinaia di bar, ma il laboratorio era in condizioni igieniche spaventose: chiusa pasticceria da incubo

I Nas hanno sospeso l’attività gestita da un indiano che riforniva altri bar

Sembrava la scena di un film horror, invece era un laboratorio di pasticceria. Le norme igieniche un lontano ricordo, forse mai esistito. E’ davvero raccapricciante quello che i carabinieri del Nas hanno trovato all’interno di una pasticceria in zona Torrespaccata. Il locale, gestito da un cittadino indiano, era in condizioni pietose: i fornelli incrostati da grasso bruciato e stratificato lasciavano presupporre che non venissero lavati almeno da un anno, mentre i cibi, come le uova già sgusciate o la salsa di pomodoro aperta, venivano conservati per terra, all’aperto, in secchi del tipo utilizzato per i detersivi.

E non finisce qui: a terra bidoni di olio usato per friggere talmente tante volte che ormai non si riconosceva più neanche che fosse olio, altri secchi e bacinelle – ovviamente sporchi – contenevano vari tipi di creme e ingredienti che poi finivano all’interno dei dolci o dei tramezzini che il locale serviva direttamente o che mandava in giro sia a Roma che a Rieti e a Viterbo, visto che riforniva moltissimi bar della Capitale e delle altre due città.

Per non parlare del pavimento e delle piastrelle dei muri, la cui colorazione originale è impossibile stabilire quale fosse per quanto sono stati trovati sporchi.

La scoperta nasce da una segnalazione fatta da un altro commerciante, il quale aveva riportato ai carabinieri che nel locale non venivano pubblicate le tabelle con indicata la composizione dei prodotti e la presenza di eventuali allergeni. Ma mai i militari avrebbero pensato di potersi trovare davanti agli occhi scene del genere.

Al termine dell’ispezione di Nas e operatori Asl, al titolare della pasticceria è stata elevata una sanzione di 5.000 euro e sospesa l’attività commerciale. Ma quello che fa più riflettere è che questa no è la prima volta che un provvedimento del genere viene preso nei confronti dell’uomo, a quanto pare recidivo: il locale già altre volte era stato chiuso proprio per inosservanza delle norme igieniche.

Eppure ecco che, non solo nuovamente, ma peggio di prima, è tornato a lavorare in condizioni che mettono a rischio la salute pubblica degli ignari consumatori.

La cosa ancor più inquietante, oltre allo stato della cucina, è che la pasticceria riforniva molti bar di Roma, e delle province di Rieti e Viterbo, proprio per i costi concorrenziali praticati. I mignon, ad esempio, venivano rivenduti alla metà del prezzo comunemente applicato da altri laboratori dolciari. Già quello sarebbe dovuto essere un campanello d’allarme.

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