“Il 31/12/19 è stato il mio ultimo giorno di lavoro all’USL della Romagna.
Mi sono licenziato. Dopo undici anni.

Ho pubblicato questa foto (lavoravo ancora a Faenza prima del trasferimento a Lugo, RA) perché rappresenta quello che sono stati per me questi undici anni: abnegazione, sacrificio e passione.

Nello specifico, avevo una grave infezione e se non mi facevo degli antibiotici in vena, mi risultava difficile anche solo stare in piedi, ma eravamo pochi e c’era bisogno così andavo lo stesso in ospedale, ma appena arrivato mi facevo fare una flebo di rocefin (ceftriaxone, ndr). Sicuramente lo rifarei.

La più grande delusione è che nessuno (non mi riferisco ai colleghi) mi ha chiesto PERCHÉ, perché a quasi 50 anni con un bagaglio di esperienza e conoscenze da trasmettere ai più giovani ho deciso di mollare. E non sono il solo, negli ultimi cinque anni a Lugo, di quattro che eravamo nella fascia 40-50, tre se ne sono andati. Ma a nessuno interessa. Se esce uno di cinquant’anni ed entra uno di trenta, non è la stessa cosa.

Al momento, il mio pensiero ed apprezzamento è per coloro che restano, che tengono duro garantendo un servizio sociale FONDAMENTALE.

Perché 365 giorni all’anno 24h al giorno in Italia, negli ospedali, c’è un medico pronto ad aiutarvi, bravo o meno bravo, affabile o cinico, ma c’è. Sarebbe una tragedia se questo servizio non fosse più garantito, pensate solo a un vostro caro, un figlio, un fratello, un genitore su un letto in pronto soccorso, sofferente senza un medico che possa aiutarlo o curarlo.

Io ho mollato perché nell’ospedale pubblico una crescente burocratizzazione del lavoro ha progressivamente allontanato il medico dal paziente tenendolo inchiodato per ore al computer. Ho deciso di fare il medico per visitare, per stare in sala operatoria e non per compilare certificati INPS, INAIL, chiudere cartelle e compilare schede DRG (diagnosis-related group), cartella elettronica, ecc.

Se penso ai Natali senza scartare i regali con i miei figli, alle corse a Lugo o Faenza di notte con la nebbia per urgenze dopo avere lavorato dodici ore, tornando a casa alle 2 o 3 di notte e la mattina alle 8 puntuale in sala operatoria perché la reperibilità non contempla il riposo il giorno successivo. Ai pasti regolarmente saltati, alla dilagante mancanza di rispetto da parte di un’utenza sempre più saccente ed arrogante. Tutto ciò è logorante.

Molti potrebbero pensare che è remunerativo, non è così credete, gli stipendi dei medici in Italia sono tra i più bassi in Europa ed assolutamente inadeguati al grado di competenze, stress e logoramento psico-fisico che tale professione comporta.

Ho scritto questo post perché avrei voluto gridare, con tutto il fiato che ho in corpo, queste cose a chi ‘governa’ la sanità in Italia ma non è possibile.

Condividete questo post, magari potrebbe arrivare a qualcuna di queste persone e innescare qualche riflessione.”

Di Luigi Milandri, ortopedico.

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