Quando si parla di ambiente, le notizie sono sempre drammatiche e tristi, ma possibile che non ci siano soluzioni per invertire tutti i danni che abbiamo fatto al pianeta?
Abbiamo scovato cinque belle notizie per guardare al futuro con un po’ di ottimismo.

 

 

  Le immagini che regalano speranza

Gli incendi in Australia hanno tenuto il mondo col fiato sospeso per settimane. Danni incalcolabili e migliaia di animali rimasti uccisi dai roghi. Un orrore che sembrava senza fine.
Finché due fotografi australiani, Mary Voorwinde e Murray Lowe, si sono spinti in uno dei boschi devastati dagli incendi per documentare la distruzione, ma davanti ai loro increduli occhi si è spalancato uno spettacolo inimmaginabile. Tra il nero degli arbusti inceneriti, inaspettatamente, spuntavano numerosi germogli.
Immagini di rara bellezza che hanno fatto subito il giro del mondo e ci hanno ridato un barlume di speranza. Nella foresta sta prepotentemente rinascendo la vita, secondo gli esperti nel giro di pochi anni gli eucalipti dovrebbero tornare al loro magnifico aspetto.

 

 

  Una svolta scientifica per la barriera corallina americana

 

I ricercatori del Florida Aquarium hanno annunciato di essere riusciti a riprodurre un gruppo di coralli per due giorni di fila. La ricerca iniziata nel 2014 prevedeva “l’inseminazione” artificiale delle uova di corallo in laboratorio, per ripopolare il tratto di barriera corallina della Florida minacciata dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. La comunità scientifica era molto scettica sulla riuscita del progetto.
 «È pura eccitazione essere i primi a raggiungere una svolta nel mondo» ha affermato Roger Germann, amministratore delegato del Florida Aquarium, ai microfoni della CNN «Ora c’è davvero speranza, penso che possiamo salvarla».
Lo studio  potrebbe avere importanti sviluppi per il salvataggio delle barriere coralline di tutto il mondo.   

 

 

 

  La plastica del futuro arriva dai cactus

 

Gli scienziati dell’Università della Valle de Atemajac, in Messico, hanno creato una nuova plastica biodegradabile, utilizzando il succo delle foglie di cactus. A differenza della plastica tradizionale, il nuovo materiale una volta gettato, a contatto con il terreno inizia a dissolversi dopo un mese. Se lasciato in acqua, invece, si decompone completamente nel giro di pochi giorni. Non richiede petrolio greggio, è totalmente atossico al punto tale da poter essere tranquillamente ingerito sia da animali che da esseri umani senza causare alcun danno.
Il cactus utilizzato per il momento è il nopal, un pianta tipica messicana, le cui foglie sono prelevate con un sistema che permette alla pianta di rigenerarsi.

 

                                                                                                                                                                                                                                Il ritorno delle balene

 

Le megattere sono tornate al largo delle coste sudamericane, dopo aver rischiato l’estinzione negli anni cinquanta per l’incontrollata e devastante caccia alle balene da parte dell’uomo. A dare la buona notizia sono i ricercatori dell’Università di Washington, che hanno censito i cetacei, in uno studio pubblicato, un paio di mesi fa, sulla rivista Royal Society Open Science.  Con grande sorpresa degli scienziati, dopo aver fermato definitivamente la caccia, la popolazione è ora stimata a circa 25.000 balene. Incredibilmente si tratta dello stesso numero che esisteva prima che avesse inizio la spietata caccia alle balene cominciata nel 1700.
Questo dato è un chiaro esempio che se facciamo la cosa giusta la natura rimette tutto al suo posto, anche quando riduciamo gli animali sull’orlo dell’estinzione. Speriamo che serva da esempio anche per altre specie di animali.

 

 

   Le isole artificiali che faranno rinascere il lago 

A 25 chilometri da Amsterdam è in corso di costruzione un arcipelago di cinque isole artificiali nel lago Markermeer, la più grande operazione di risanamento in tutta Europa per ripristinare l’ecosistema della zona distrutto da una diga.
La diga, costruita nel 1976, ha diviso il grande lago dal vicino Ijsselmeeer, impedendo il naturale passaggio dell’acqua, i sedimenti che prima erano trasportati dalle correnti, hanno cominciato a depositarsi sul fondo del lago rendendo l’acqua torbida e provocando la netta diminuzione di flora e fauna.
I cinque isolotti, costruiti in due anni e mezzo, sono il pezzo di terra più nuovo del mondo. E, secondo la BBC che gli ha dedicato un servizio, sono una meraviglia, «come se avessero trapiantato un pezzo di Oceano Indiano nel Nord Europa».
Qui, dove prima non c’era nulla, c’è ora una vegetazione crescente e già vivono 120 specie di uccelli, tra cui oche, gabbiani, anatre selvatiche, spatole, trampolieri, cormorani e pipistrelli.
A lavori ultimati, solo l’isola principale del gruppo sarà visitabile, ci sarà una casa per il guardiano, passerelle pedonali, strade non asfaltate e quattro cabine in cui sarà possibile pernottare e godersi l’alba.

 

 

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