C’è un’usanza popolare che ogni anno, tra il 16 e il 17 gennaio, accomuna tutta Italia, i falò in onore di Sant’Antonio Abate, un antichissimo rito che trae origine da culti celtici.


Sant’Antonio in realtà era un eremita nato in Egitto, ma nella cultura popolare è diventato il protettore degli animali da fattoria… infatti è solitamente rappresentato con un maialino di fianco. Inoltre è associato al fuoco e se siete curiosi di conoscerne il motivo leggete la leggenda che lo riguarda nel libro di Italo Calvino “Fiabe italiane”.
Il falò è un rito magico, una festa di purificazione e di rinnovamento, serve a riscaldare la terra per prepararla alla primavera. Un tempo, era tradizione anche spargere la cenere dei fuochi intorno ai casali e all’interno delle stalle, per proteggere persone e animali da malattie e calamità naturali.

Una delle più belle feste in onore di Sant’Antonio Abate avviene a Bagnaia (Viterbo), con l’accensione del “focarone”, un gigantesco falò di legna che riscalda la piazza principale e richiama sempre tante persone. L’effetto ottico è davvero impressionante, le fiamme disegnano forme e visi tra le alte volute del fuoco, si riflettono nelle finestre delle case, mentre le piccole fiammelle volteggiano nell’aria riscaldando le mani e le guance dei presenti.
E per l’occasione non possono mancare i biscotti tradizionali, i “cavallucci” da intingere nella cioccolata calda. I biscotti sono preparati dalle donne del borgo seguendo un’antica ricetta, gelosamente custodita in ogni famiglia e tramandata a voce. Si racconta che fino a qualche anno fa sulla testa dei cavallucci venissero messe delle piume colorate… i “cavallucci con le penne”

 

 

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