Un punto di riferimento per gli universitari di Palazzo Nuovo

Il cartello vendesi era già comparso mesi fa, ma nessuno credeva che la chiusura sarebbe arrivata per davvero. Invece è successo: dopo trent’anni al servizio di via Po, La Piramide chiude. È stata un tempio del buon cibo da passeggio fino a quando, complice la crisi e la concorrenza sempre più agguerrita, i titolari sono stati costretti a mollare. Il locale è nato nei primi 90 e ha accompagnato la crescita degli studenti, soprattutto quelli di Palazzo Nuovo, che durante la pausa tra una lezione e l’altra avevano l’abitudine di fermarsi a mangiare sotto i portici. La specialità era il calzone ripieno, ma all’interno del locale si poteva trovare di tutto. Dalle focacce, passando per le farinate fino alle bontà estive come granite e gelati: tutti rigorosamente artigianali, e soprattutto a prezzi accessibili.

Insomma, un vero must per giovani torinesi e turisti. Quelli che andavano a visitare la Gran Madre e le piazze auliche, e si facevano rapire dalle vetrine e i profumi del locale. Questo fino a qualche anno fa. Poi l’apertura del Campus Einaudi ha portato via gli universitari di Giurisprudenza: «Per noi erano una clientela fissa e perderli è stato un duro colpo». Dall’altro ci si è messa anche la crisi di via Po che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con il degrado dei portici, tra scritte su muri e colonne, la sporcizia e il drastico calo degli incassi per i negozianti che come un domino hanno iniziato a chiudere le serrande soffocati dalle tasse e i mancati guadagni.

Due fattori letali per la sopravvivenza dello storico tempio gastronomico: «Ormai abbiamo una certa età e gestire questo locale era più una spesa che altro». L’esposizione del cartello vendesi a negozio aperto doveva portare ad un passaggio di consegne diretto tra i nuovi proprietari e la vecchia guardia. Invece nessuno si è fatto avanti e a quel punto l’unica soluzione possibile è diventata la chiusura definitiva del negozio, in attesa di un acquirente.

Dall’agenzia immobiliare si apre uno spiraglio di speranza: «Forse abbiamo trovato dei compratori che sarebbero pronti a mantenere viva questa storia. Prima, però, bisognerà ancora aspettare».

 

Fonte: https://www.lastampa.it

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