La campagna elettorale umbra, ma verrebbe da dire nazionale, entra nel vivo. Scazzi, scapicolli, eventi pompati, attività social: tutto deve contribuire alla marcia trionfale, alla delegittimazione reciproca, alla liberazione degli uni dagli altri, e viceversa.
Il lettore di notizie, in queste settimane anche elettore, nonché perenne contribuente tartassato, si trova così a fare alcune considerazioni, dentro e fuori il territorio umbro, sia di carattere politico, ideologico, partitico, correntizio, sia sui singoli, sulle loro ambizioni, sulla loro parabola politica.

La vicenda Bianconi segue a un mese di distanza la parallela polemica su come la Tesei avrebbe gestito il bilancio comunale quando era sindaco di Montefalco. Giova qui ricordare tutte le cifre, tracciare un parallelo, fare alcune osservazioni a margine.
Nella vicenda Tesei, l’opposizione ricordava che c’erano voci in rosso, di diversa natura, per circa o oltre 5 milioni di euro: tasse che non smettono mai di essere nostre, direbbe uno spirito libero e liberale. La senatrice e candidata replicava che la voce in rosso era una, 390 mila euro, e che non era un ammanco vero e proprio, per ragioni tecniche. Concludeva parlando di “fango”. Il che dal punto di vista argomentativo è mediaticamente un pareggio, o giù di lì.

Ora, nella vicenda Bianconi, si parla sempre di soldi pubblici. E che siano “fondi” o “contributi” è questione di lana caprina per operai della comunicazione, ma la sostanza rimane: le nostre tasse che prendono una certa direzione. Il Giornale dell’Umbria, appartenente con il Tempo di Roma alla famiglia Angelucci, quantifica il finanziamento alla catena alberghiera Bianconi in circa 6 milioni di euro. Ma, soprattutto, Bianconi in quanto azienda ha beneficiato sempre secondo il Giornale dell’Umbria di tutti i soldi finora elargiti all’intero settore operante sul territorio nursino. E qui le controargomentazioni sono sensibilmente più deboli, nel merito della vicenda e nel paragone con la reazione della Tesei: non si fa più una questione di cifre, ma di forma. Non sono fondi, “termine che può far pensare a qualcosa di strano” replica il candidato PD-M5S, ma contributi (evidentemente a fondo perduto, nota mia, altrimenti sarebbero prestiti). Di più: se su 27 strutture ricettive nursine Bianconi è stato quello più bravo, più veloce, a presentare domanda, con i relativi incartamenti, e a vedersela riconosciuta, il suo è un merito (imprenditoriale?) e non una colpa. Il che è uno strano modo di argomentare per chi ha fatto sua la causa della sinistra: non si capisce infatti come possano essere giudicate così negativamente quasi tutte le imprese alberghiere di Norcia, spesso a conduzione familiare, oggi a terra e con ben altri grattacapi rispetto al reperimento di certificazioni, fascicoli, atti burocratici forse addirittura andati distrutti con il crollo fisico delle loro amate strutture ricettive. Dov’è la solidarietà? Dov’è la redistribuzione della ricchezza? Come mai nel caso dei terremotati umbri si preferisce in zona  politicamente rossa il termine “sfollati”, come già accadde all’Aquila, anziché quello più spendibile, ma già logoro, di “profughi”?

Torna il retropensiero, opinione di chi scrive, sul sentimento antiborghese che anima un certo elettore di sinistra o, oggi possiamo tornare a dirlo tale, grillino. Quel sentimento di avversione alla classe media, e di simpatia verso tutto ciò che è aristocrazia (di sangue, statale, di merito, di relazione, dirigenziale, fino all’eccesso del funzionario UE con casa a Brussels e conto in Lussemburgo) o povertà: l’importante è che l’oggetto del desiderio di adorazione politica rifiuti di imborghesirsi, di integrarsi, di alimentare la domanda interna e una definizione omnicomprensiva del termine “democratico”. E già, perchè la difesa d’ufficio di Bianconi pare dettata dal suo essere Presidente di Federalberghi Umbria – e questo peraltro spiega la sua trasversalità politica acclarata e magari anche la sua prontezza nel chiedere e ottenere finanziamenti pubblici, insieme a solide conoscenze perugine fin dai tempi dell’università – quindi è “qualcuno”, e le altre caratteristiche verranno magari col tempo, dimenticando però il conflitto d’interessi che quel ruolo si porta.

Infatti, il ruolo di rappresentanza di Bianconi avrebbe dettato, almeno all’uomo della strada investito di una forte responsabilità nel settore dove opera, un comportamento diverso, di “cartello”. I finanziamenti non andavano organizzati alla spicciolata, e secondando le domande dei singoli esercizi o imprese, ma come intervento generale, prescindendo quasi dal diverso bisogno di ogni struttura. Di più: è lo Stato, nella sua parte politica nazionale e regionale, il vero responsabile di questo scandalo che ha investito il candidato di centro sinistra (che, entrando nel ruolo politico, è voluto uscire dal borghese eufemismo della Tesei, sostituendo alla parola fango una più volgare e vera). È lo Stato infatti che si è voluto lavare le mani da tre anni in qua per quanto riguarda Amatrice, Accumuli, Norcia e, sia permesso ricordarla, la splendida Castelluccio. Il Presidente di Federalberghi semmai poteva esternare, e forse lo ha fatto nei passati tre anni, l’indisponibilità dei suoi rappresentati a investimenti pubblici non rivolti indistintamente a tutti, con una rinuncia totale alla burocrazia, alle file in comune, ai viaggi della speranza a Perugia. O a Roma.

Una democrazia che funziona ricostruisce e non permette più l’uso di materiali (la pietra…) e tecniche (strutture civili e non, con molti piani) che non resistono ai terremoti, e nel rendersi celere non permette a una comunità di arrivare con l’affanno a chiedere soldi da gestire personalmente, addirittura monopolizzandoli sulla concorrenza della propria città, concorrenza di cui Bianconi è, come più volte ricordato, pure rappresentante (non cittadino ma già a livello regionale).
Cioè, la vicenda Bianconi dà l’idea, dopo Sanitopoli, di una democrazia che ha la voglia matta di tradire se stessa. Bianconi in questo momento si trova nello scomodissimo ruolo di:

  • imprenditore con l’acqua alla gola, per via di tre alberghi persi e decine di dipendenti da stipendiare
  • massimo rappresentante umbro del proprio settore, in grado di conoscere notizie di misure pubbliche ma di farle sue personali anziché gestirle e semmai ottenerne modifica sostanziale a beneficio della categoria, e questo per colpa di un vecchio modo di considerare il ceto medio produttivo da parte della “classe” dirigente di sinistra
  • candidato di quella politica “vecchia”, nel senso proprio dell’ancien regime, che vede la libera iniziativa come il fumo negli occhi e spera sempre di restringere il perimetro dell’economia reale anziché quello dello Stato, gestendone l’introito fiscale.

Il conflitto di interessi che ci si presenta in queste ore è così grande da risultare addirittura distruttivo del proprio padrone.

Dopo tutto ciò però va citato il vero carico da novanta dell’attuale sindaco forzista di Norcia.
Giova per un attimo ricordare gli endorsement di Bianconi al centrodestra nei mesi e negli anni scorsi: ma è giusto, un cittadino deve essere libero di scegliere, di volta in volta, e il politico non può mai considerarlo cosa sua senza dimostrarsi antidemocratico. Voglio dire: si potrebbe quasi pensare, nel caso del sindaco di Forza Italia, all’amante tradito che voglia vendicarsi. Epperò anche stavolta vengono citate cifre, senza che vi sia dalla controparte (all’opposto della vicenda Tesei) una diversa lettura contabile. Di tutti i finanziamenti arrivati dal 2016 a oggi nel territorio di Norcia e destinati alle attività ricettive – cito repubblica.it a significare che questa campagna elettorale è davvero nazionale – il sindaco Alemanno per mezzo del Giornale dell’Umbria ci fa sapere che l’80%, quattro euro su cinque, sono andati a Bianconi. E i soldi non sono solo i 6 milioni di euro per gli alberghi: vanno aggiunti 2,5 milioni di euro per le mense scolastiche (appalti vinti dopo il 2016) e altri soldi per il trasporto scolastico comunale. Insomma, la Tesei risulta doppiata o giù di lì: sono 9 milioni di euro, più o meno, i soldi percepiti dall’impresa Bianconi nel dopo terremoto, conclude il direttore del Giornale dell’Umbria. Ora, se il lettore indulgente mi avrà perdonato il lungo riassunto giungendo fin qui, avrà già capito che la mia opinione su queste elezioni è ampiamente positiva. Le elezioni umbre rappresentano di fatto un contentino per Salvini, che non potendo ottenerne di più importanti si spende quasi quotidianamente a girare la Regione, accarezzando addirittura secondo alcuni l’idea di passare qui parte dell’anno in un’abitazione in affitto.

La dimensione nazionale delle regionali umbre costringe, dopo Sanitopoli, maggioranze di ieri e di domani a tirar fuori tutto quello che di brutto sanno della controparte. E ciò è a effettivo beneficio dell’elettore di queste settimane, il quale è anche il contribuente dei prossimi (si spera) cinque anni.

Il PD ha scelto un candidato, dopo un lungo travaglio interno e con l’alleato grillino, di cui sapeva ruoli, studi, competenze, vulnerabilità, trasversalità. Bianconi non è un identitario, non è una personalità storica alla Lama o alla Damiano, ma pare essere stato messo lì apposta perché il MoVimento, passati mesi o anni, ne scoprisse le magagne venute fuori oggi per l’abnorme pressione mediatica, e ripetendo il canovaccio che ha portato alle dimissioni della giunta Marini scoprisse il fianco a un rinvigorito PD di domani. Una vittima sacrificabile, da sostituire magari con una personalità di partito, facendola mediaticamente passare per un esponente civico e dunque quantomeno equidistante con il M5S, che in realtà ne ha subìto la candidatura. Dichiara infatti il consigliere regionale usciente dei 5 Stelle Davide Barillaro “Avevamo già espresso dubbi sull’opportunità di fare una lista civica in Umbria piuttosto che presentarci con il nostro simbolo.
La scelta di un candidato su cui già ci sono molte ombre e dubbi conferma che non è la direzione giusta”.

Non c’è da stupirsi se il sondaggio SWG uscito oggi vede la Tesei avanti di molte lunghezze, segno che non sempre la somma fa il totale, soprattutto in una sinistra che pare aver perso il contatto con un elettorato di provincia, non statale, non operaio, ma fatto di tantissime piccole aziende, solitamente familiari, che generazione dopo generazione cercano di crescere, e che non sempre vogliono trovarsi di fronte interlocutori cui pagare tre quarti del proprio fatturato per subirne le scelte “imprenditoriali”.

Termino con una domanda ai miei 25 e-lettori: un eventuale Bianconi consigliere d’opposizione, sia o meno ancora Presidente di Federalberghi Umbria, quanto e quale imbarazzo potrà far provare all’eventuale giunta di centro destra, ovviamente volenterosa a priori nei confronti della Valnerina orientale, dopo ciò che è emerso?

Luigi Menta

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