Libero in extremis! Quando le speranze iniziavano a spegnersi, dopo oltre una settimana trascorsa con la testa imprigionata a forza in una bottiglia di plastica, il gatto che per giorni ha tenuto con il fiato sospeso volontari e appassionati di tutta Roma è nuovamente in condizione di respirare normalmente, bere e mangiare.

Il teatro di questo gesto aberrante, di cui si cercano i responsabili, è via Misurina, una zona residenziale a nord della Capitale. Fra ville e giardini, intorno al 21 settembre qualcuno ha catturato un esemplare della locale colonia felina e gli ha infilato la testa, a pressione, dentro una bottiglia, assicurandola attorno al collo con del nastro adesivo che per fortuna il micio è riuscito a togliere, conquistando un varco per l’aria.

A rimuovere finalmente la trappola, prima che sopraggiungesse la morte, è stato questo pomeriggio Nicola, un volontario dell’associazione Earth riuscito ad afferrare la bottiglia, cosicché il gatto, divincolandosi, se n’è sbarazzato, nel corso di un’operazione coordinata dalla guardia zoofila Marco Benedetti.

Per diversi giorni si erano alternati con grande generosità, anche fino a notte fonda, innumerevoli tentativi di catturare il gatto, non certo aiutati dalla crescente notorietà della vicenda che, con il passare del tempo, portava con sé confusione e nervosismo. Difficile attrarre in una trappola salvifica un animale non in grado di avvertire gli odori, insensibile dunque all’esca del cibo, in un territorio aperto fatto di cancelli, muri di cinta, vegetazione curata alternata a canneti.

Impossibile menzionare tutti coloro che hanno in varia misura prestato aiuto o consulenza, magari non trovando le condizioni per poter operare nella necessaria autonomia, come nel caso della regina delle catturatrici Elena Chertizza, intervenuta una notte assieme all’esperta collega Patrizia Di Tullio. Ed è stata assidua la presenza delle catturatrici Laura Biglino e la signora Vanda come pure l’impegno delle guardie zoofile del Noa coordinate da Alfredo Parlavecchio.

“Siamo stati senz’altro fortunati, ma abbiamo pure dato prova di coordinamento” commenta Benedetti, raccontando di aver seguito il gatto lungo un tratto di terreno incolto al confine fra due condomini. “Abbiamo camminato sopra una sorta di cornicione che dava su uno strapiombo di 20 metri, siamo scesi lungo un terrazzamento e poi agito in modo che il micio risalisse. Nicola lo aspettava al varco ed è riuscito a ghermire la bottiglia. Una volta libero non siamo riusciti a trattenerlo, ma malgrado tutto sembrava in buona salute. Le gattare gli hanno lasciato in giro acqua e cibo, confidiamo nel suo istinto”.

“Ho seguito questa vicenda solamente da spettatrice trepidante” dice Veronica Innominati, volontaria animalista: “si è visto in campo tanto valore per salvare il gatto ma pure, a tratti, una corsa a tentare la fortuna che in certi casi ne ha messo ulteriormente in pericolo la vita. Rimane sconvolgente l’inaudita crudeltà di una tortura inflitta a un animale da chi vive in una zona non certo degradata o povera della Capitale”.

“Quanto accaduto è segno rivelatore di una pericolosità sociale diffusa, che seguita, purtroppo, a essere sottovalutata dalle istituzioni” commenta Emanuela Bignami, responsabile randagismo per Animalisti Italiani. “Chiediamo che i responsabili di questo gesto atroce siano individuati e messi pienamente di fronte alle proprie responsabilità. Qualora dovesse trattarsi di minori, naturalmente, le implicazioni di un’azione che avrebbe condannato un gatto a una lenta e atroce agonia coinvolgerebbero anche le famiglie. Chiunque abbia informazioni utili per risalire ai colpevoli si faccia avanti”.

Fonte: http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *