Il garante dell’infanzia interviene sul crimine efferato che si è consumato dietro la nostra porta di casa. “Abbiamo una emergenza giovani: risse e furti all’ordine del giorno. I nostri ragazzi bevono e noi facciamo finta di non sapere”. Ma il problema è chi non coglie i segnali“

Raccapricciante la vicenda dei due minori messinesi che hanno aggredito e violentato una povera donna di 90 anni.
Perché un ragazzo arriva ad agire tanta crudeltà? Tanatos, la pulsione di morte, ha preso il sopravvento su Eros, pulsione di vita.

Nel corpo di quella povera donna, questi giovani criminali, non hanno riconosciuto l’altro, la diversità ma hanno visto un “sacco senza vita”, senza anima, come le relazioni che hanno sperimentato da sempre.

Nell’aggressione a quel corpo anziano, quasi morto, c’è tutta l’impotenza determinata da un grande deserto interiore.

Questi ragazzi sono stati cresciuti come i pittbull che si portano al guinzaglio; sono cani da compartimentato allevati nella privazione e nella violenza per essere pronti alla guerra della vita che gli è stata sempre raccontata. Questo crimine efferato e violento che si è consumato dietro la nostra porta di casa ci deve allarmare e spingere ad una riflessione profonda. Che mondo stiamo consegnando a questi giovani? Che esempio stiamo dando? Lo Stato sta arretrando sempre di più e noi facciamo finta di non accorgerci. 

Un ragazzo che violenta un’anziana è un ragazzo che crede che per lui non potrà esserci futuro, amore, scambio; è un ragazzo che crede che per poter sentire parlare di lui può solo aggredire e uccidere. 

Un ragazzo così è un giovane che crede che non potrà più scegliere, che tra un corpo morto ed uno vivo non c’è alcuna differenza. Tutto questo è triste e ci deve svegliare.

Abbiamo un’emergenza giovani e se non ne siamo consapevoli non avremo speranza. I nostri ragazzi bevono e noi fingiamo di non sapere; le risse, i furti sono all’ordine del giorno.

Sono cresciuti dentro gabbie culturali fatte di false certezze. Dietro questo efferato delitto c’è il fallimento di un’intera comunità che non sa guardare ed interpretare i segnali. Un adolescente arma la sua mano nel tempo, arriva a commettere un reato così atroce dopo aver violato la norma mille volte. Dietro queste ragazzi c’è il nulla, sono soli.

L’escalation criminale e processo patologico psicosociale costruito negli anni. Gli operatori, gli insegnanti, i tecnici che hanno incontrato questi ragazzi cosa hanno fatto?  Si sono accorti, hanno ascoltato i segnali. Purtroppo siamo sulle cronache di tutti giornali d’Italia per un delitto che si poteva prevenire. Messina ha bisogno di una rivoluzione culturale, di una task force che si occupi di politiche per la prevenzione del disagio in età evolutiva.

Fonte: http://www.messinatoday.it/

 

 

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