Più di un semplice vestito un vero e proprio oggetto di culto. La cantante torna a indossare il jungle dress che nel 2000 cambiò la sua storia e quella di Versace e a 50 anni è più bella di sempre

“Google, mostrami le immagini del jungle dress”, chiede la voce di Donatella Versace alla fine della sfilata milanese primavera-estate 2020. Sullo schermo appaiono le foto. Poi Donatella domanda ancora: “Ora però mostrami il vero jungle dress”. E stavolta a uscire non sono le foto ma la vera Jennifer Lopez. Ed è delirio. Non un abito qualunque ma un abito che ha addirittura una pagina Wikipedia tutta per sé. Si chiama “Green Versace dress of Jennifer Lopez” e racconta la storia e la fenomenologia del “jungle dress” indossato dalla cantante e attrice di origine portoricana ai Grammy Award del 23 dicembre del 2000. La magica combo composta da J.Lo e dall’abito verde, e le pazze ricerche che si moltiplicarono su internet il giorno dopo la loro apparizione, spinsero Google a creare Google Images. Chi lo cercava non voleva solo avere informazioni su quel vestito, chi lo cercava voleva rivederlo indosso alla cantante. 

Insomma un’immagine primaria della storia della comunicazione e del tappeto rosso. Da allora, e sono passati quasi venti anni, il destino di J.Lo, quello dell’abito verde e di Versace si sono abbracciati indissolubilmente fino al trionfo di questa sera, quando la più perennials delle perennials, l’oggetto di studio di migliaia di donne che ambiscono ad avere anche solo qualche centimetro di sodezza della sua, lo ha fatto di nuovo. Lo ha rindossato nello splendore dei suoi 50 anni. 

Un abito – dicevamo – che non è solo un abito ma che impone addirittura un quesito: è nato prima il mito dell’ultra fisico di Jennifer Lopez o il vestito? Difficile stabilirlo. Vale la pena partire dalla descrizione del “jungle dress”. Disegnato da Donatella Versace è un vestito in chiffon di seta trasparente con maniche lunghe, apertura sulla schiena e scollatura profondissima fermata da una spilla all’altezza dell’ombelico che lascia scoperta la parte della gonna. Decorato con una fantasia di palmizi verdi, fu indossato dalla diva con delle culotte. Un abito non facile considerando che tutto il corpo, e in particolare la zona degli addominali, rimangono esposti. 

Presentato proprio alla Milano Fashion Week dalla top Amber Valletta – che poi aveva posato per Steven Meisel nella campagna ufficiale – e poi portato di nuovo in passerella da Christy Turlington, il vestito era stato indossato dalla stessa Donatella Versace e poi scelto dall’ex Spice Girls Geri HalliwellMa è con J.Lo che entra nella storia: viene nominato “dress of the the year 2000” dal Fashion Museum e grazie a quella seta preziosa nel 2002 la cantante riceve il Vogue Fashion Award come star più influente dell’anno. A consegnarlo è Donatella Versace. 

Quello che era solamente un abito – nel 2000 aveva un valore di 15mila dollari – oggi è un pezzo del Grammy Museum di Los Angeles. La stilista ha più volte indicato quell’apparizione del 2000 come il punto di svolta della sua carriera: “Un successo inaspettato, il giorno dopo Jennifer Lopez era ovunque e tutti parlavano di lei con indosso quell’abito. È stato un momento come quello avuto da Gianni Versace con l’abito a spille da balia di Liz Hurley”. Un passaggio memorabile della storia del marchio e della moda. 

Anche l’attrice inglese è tornata a vestire dopo 25 anni dalla prima volta lo “scandalous dress” ma per un servizio posato e in una versione rimodellata e più adatta al suo corpo di splendida 53enne. La stessa Amber Valletta ha messo di nuovo il “jungle dress” venti anni dopo quel debutto storico, in una fantasia diversa però, e senza riuscire a replicare l’effetto wow della cantante portoricana. Nessuno insomma si era ancora spinto là dove è arrivata stasera Jennifer Lopez. Il mito della seta che torna a drappeggiarsi sul suo corpo statuario con la stessa magia di allora dimostra che ci sono delle combinazioni perfette di bellezza e sartoria, di savoir faire e carisma. E che J.Lo con indosso un jungle dress è una di quelle.

 

Fonte: https://d.repubblica.it/moda

 

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