Ha i capelli bianchi, indossa un elegante completo chiaro Pedro Almodóvar, regista amatissimo e affermato in tutto il mondo che ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera. Eppure, non dimentica il passato: “Trentasei anni fa proprio qui ho avuto il mio battesimo internazionale, selezionato con ‘L’indiscreto fascino del peccato’. Ero un giovane regista e il solo fatto di partecipare a un festival mi sembrava un miracolo, ed è stato un miracolo che il film sia stato selezionato, perché al direttore Gian Luigi Rondi, un democristiano, non piaceva, gli parve osceno”. È poi tornato al Lido nel 1988 con ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’. “Il tempo mi ha dato ragione. C’era Sergio Leone presidente di giuria, c’era anche Lina Wertmuller in giuria, mi dissero che il film gli era piaciuto tantissimo e che avrebbero voluto premiarlo”, ricorda Almodóvar. Ottenne il riconoscimento per la sceneggiatura e la consacrazione internazionale, ma era difficile all’epoca che una commedia fosse eletta miglior film in un festival. Questo è l’anno, come dice il titolo del suo ultimo film di ‘Dolor y Gloria’, vissuto tra i dolori della fase che sta vivendo, al centro del film quasi autobiografico presentato a Cannes – Antonio Banderas ha vinto il premio per la migliore interpretazione – e la gloria del prestigioso riconoscimento ricevuto dalla Mostra del cinema. “Il fatto che mi venga dato il premio 31 anni dopo mi sembra un atto di giustizia poetica”.

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