Il presidente vuol fare l’America più grande e torna al primo amore: il real estate

S’è fatto un nome sull’isola più famosa al mondo: Manhattan. Così, non stupisce che Donald Trump voglia acquistare l’isola più grande del mondo, la Groenlandia. Pare stia facendo ammattire i suoi consulenti insistendo perchè presentino un’offerta al governo danese (la Groenlandia è una regione autonoma della Damimarca). A Copenhagen se la ridono di gusto: “È un pesce d’aprile fuori stagione” ha twittato l’ex primo ministro Lars Lokke Rasmussen.  È un portavoce del ministero degli Esteri ha definito l’idea “semplicemente ridicola”.

Cinquantasei mila abitanti, un gigantesco strato di ghiaccio permanente (messo a repentaglio, pare, dal riscaldamento globale) e una tradizione secolare nella caccia di foche e balene, la Groenlandia non sembra granché per uno che si è fatto le ossa come immobiliarista nel cuore di New York City. Ma se la si pensa come base di partenza per lo sfruttamento delle (presunte) ricchezze minerarie dell’Artico e come punto per controllare militarmente tutta l’area il discorso cambia. A oggi i prezzi delle materie prime rendono impensabile l’estrazione di petrolio nel mare Artico. Costa troppo. Domani chissà: una fiammata dei prezzi potrebbe incenerire tutti gli accordi internazionali firmati per mantenere Artide e Antartide zone neutre. 

Gli Usa hanno già una base militare in Groenlandia, Thule Air Base, a soli 1.200 chilometri dal Circolo polare. E invidiano alla Russia migliaia e migliaia di chilometri di coste gelate che si affacciano direttamente sul mare Artico. D’altra parte nel 1946 Harry Truman ci aveva già provato, offrendo 100 milioni a Copenhagen. Confidava sulle necessità della ricostruzione, restò a mani vuote. Oggi Trump confida nei problemi di bilancio della Damimarca e riflette sul fatto che ogni anno la madrepatria versa all’isola 591 milioni di dollari in sussidi di vario tipo.

Ora ci si chiede se Trump, che è atteso in Danimarca per una visita in settembre, metterà la proposta sul tavolo: perché se qualche consigliere l’ha invitato a desistere, altri avrebbero invece caldeggiato l’iniziativa, definendola un grande affare. Il sogno di Donald è chiaro: più che di battere Truman, si tratta di fare il pari con Ike Eisenhover, che riuscì a far diventare territorio Usa l’Alaska. Fare più grande l’America può anche essere una questione di chilometri quadrati. 

 

Fonte: https://www.ilsecoloxix.it/

 

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