Una ricercatrice messicana sta sviluppando un materiale innovativo, non tossico e completamente biodegradabile ottenuto con il succo delle foglie del nopal. Un materiale che, in attesa della fine della sperimentazione, potrebbe diventare l’alternativa ecologica dei sacchetti e degli altri prodotti monouso in plastica.

Hai mai pensato che si potesse ottenere “plastica” biodegradabile dal succo estratto dalle foglie di cactus? Ti sembra impossibile? Non lo è per Sandra Pascoe Ortiz, ricercatrice messicana dell’Universidad del Valle de Atemajac (Univa) di Zapopan. Il suo settore di interesse sono le biotecnologie, in particolare le bioplastiche.

L’idea è proprio quella di trovare un materiale al 100 per cento biodegradabileche abbia le molteplici proprietà della plastica ma utilizzando ingredienti naturali. La ricerca si è concentrata sul nopal, pianta molto diffusa in Messico (solo nello stato centroamericano ne esistono più di 300 specie), e la particolarità della lavorazione consiste nel fatto che il taglio delle foglie è effettuato in modo da non causare la morte della pianta, ma anzi in modo da consentirle di rigenerarle facilmente.

 

 

Il prototipo sviluppato da Sandra impiega pochi giorni a decomporsi nell’acqua e circa un mese sul suolo. Un sacchetto impega anche 500 anni per biodegradarsi. Grazie a una particolare formula, in cui l’ingrediente principale per l’appunto è il succo di nopal, si riesce a ottenere un materiale modellabile che, a seconda delle esigenze, può essere spesso o sottile, flessibile o rigido. Inoltre non è tossico, può quindi essere ingerito senza problemi dagli animali. E anche dagli uomini. Hai capito bene, il prodotto è commestibile, ma il sapore non promette di essere invitante.

Questa nuova bioplastica è ancora in via di sperimentazione nei laboratori dell’Univa, dunque bisognerà ancora attendere per vedere la sua applicazione su scala industriale. Ma è comunque un segnale di speranza, un possibile rimedio all’inquinamento da rifiuti di plastica che sta minacciando gli ecosistemi marini.

Fonte: www.ohga.it

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