La compagna di Dj Fabo: “Il Parlamento non si è ancora pronunciato, una vergogna”

Sul tema manca un accordo sia all’interno della maggioranza che tra le opposizioni. Il 24 settembre sarà il termine ultimo per riempire il “vuoto normativo costituzionalmente illegittimo” fissato dalla Corte costituzionale. Il 30 luglio il Comitato Nazionale di Bioetica ha espresso il suo primo parere che distigue tra suicidio assistito ed eutanasia

Fumata nera alla Camera per l’avvio dell’iter di una legge sull’eutanasia. Le commissioni Giustizia e Affari sociali, riunite per trovare una sintesi su un testo base, non hanno trovato un’intesa tra le posizioni divergenti sul tema sia all’interno della maggioranza che tra le opposizioni. Il dibattito nella II e XII commissione è comunque ripreso in vista della nuova udienza della Consulta sul caso Cappato, programmata per il 24 settembre, data che la Corte costituzionale ha fissato come termine ultimo per riempire il “vuoto normativo costituzionalmente illegittimo”. Proprio in riferimento al caso Cappato, il Comitato Nazionale di Bioetica ha diffuso ieri un suo primo parere, favorevole, sul suicidio medicalmente assistito, nel quale specifica che è diverso dall’eutanasia.

Valeria Imbrogno, la compagna di Dj Fabo, in un’intervista pubblicata da Rolling Stone il 30 luglio, ha detto che “il fatto che il Parlamento non si sia ancora pronunciato è una vergogna”. Del parere espresso dal Comitato Nazionale di Bioetica si è invece detta soddisfatta. “Non era per nulla scontato che andasse così – ha commentato – mi pare un significativo riconoscimento della dignità della sofferenza delle persone”. Del compagno Imbrogno ricorda “la sua fatica di vivere e la sua sofferenza (che erano) erano insopportabili”, ma nonostante le difficoltà ha detto che “la consapevolezza che aver reso pubblica la nostra storia stia avendo degli effetti” è comunque gratificante.

Intanto il senatore di Identità e Azione Gaetano Quagliarello ha proposto la redazione di una lettera “multipartisan” di parlamentari da inviare ai presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, affinché sia il Parlamento a discutere del fine vita in tempo utile prima dell’udienza della Corte Costituzionale del prossimo 24 settembre. “Il tempo che ci separa dall’udienza del 24 settembre – spiega il senatore – è limitato ma non certo insufficiente perché il Parlamento dia fattivamente prova di voler ottemperare alle proprie responsabilità, con le determinazioni che scaturiranno dal libero confronto democratico, senza lasciare che ad assumersele siano altri, il cui eventuale sentenziare vincolerebbe peraltro le Assemblee rappresentative non solo per la presente legislatura ma anche per quelle a venire”. Anche la senatrice di Unione di Centro Paola Binetti ha espresso le stesse preoccupazioni: “Tutto è rimandato a settembre con il rischio tutt’altro che remoto che a questo punto sia la Corte a sostituirsi al parlamento e sia lei a deliberare in una materia così delicata”. “Il comitato ristretto delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera – afferma – complice l’atteggiamento di alcune forze di opposizione come il Pd, non è riuscito a trovare la formula giusta per dire contemporaneamente No al suicidio assistito, Si alle cure palliative”.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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