Il loro nome significa “isole d’alto mare” ed infatti appaiono così, dal nulla, dopo ore e ore di navigazione nel Canale di Sicilia. Sono le isole PelagieLampedusaLampione e Linosa, tre piccoli lembi di terra sospesi nel blu di un orizzonte dove cielo e mare d’Africa si confondono.

Le prime due, Lampedusa e Lampione, appaiono piatte e dorate, costituite da fitti strati di una lucente calcarenite giallastra che appartiene geologicamente alla placca Africana; Linosa, invece, è scura e vulcanica, emersa dal mare centinaia di migliaia di anni fa tramite poderose eruzioni, è oggi coperta da una vegetazione mediterranea che mantella coni, crateri e pareti dalle incredibili colorazioni.

La parte terrestre delle Pelagie è protetta da due riserve naturali, la Riserva Naturale Isola di Lampedusa, gestita da Legambiente Sicilia, e la Riserva Naturale Orientata di Linosa e Lampione, gestita dal Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali, mentre i fondali dell’arcipelago sono vincolati dall’Area Marina Protetta Isole Pelagie che con i suoi oltre 4.000 ettari di estensione protegge uno degli angoli più belli e ricchi di biodiversità del Mediterraneo.

Le isole sono state probabilmente abitate sin da tempi antichissimi, come testimoniano i resti di insediamenti romani a Lampione e Lampedusa, o ancora precedenti nel caso di quest’ultima. Rimaste probabilmente disabitate per lunghissimi periodi, le isole Pelagie sono state colonizzate stabilmente soltanto nel 1843 ad opera dei Borbone.

Lampedusa

Con i suoi 20 kmq di superficie, Lampedusa è la più grande delle Pelagie. Stretta e allungata, l’isola è costituita geologicamente da una sequenza di rocce carbonatiche quaternarie appartenenti al cosiddetto Blocco Pelagico, porzione di crosta terrestre della Placca Africana, e presenta a nord coste alte e frastagliate mentre verso sud la morfologia degrada dolcemente creando una costa sinuosa e ricca di spiagge e insenature.

La superficie dell’isola è incisa da profondi valloni, oggi a regime torrentizio, che costituiscono una testimonianza paleoclimatica della presenza di un antico sistema idrografico. Conformazione geologica e posizione geografica hanno giocato un ruolo fondamentale nella costruzione del prezioso patrimonio naturale dell’isola, oggi purtroppo estremamente ridotto a causa dello scellerato disboscamento della macchia mediterranea compiuto dai coloni borbonici a metà dell’Ottocento.

L’isola è sede di preziose rarità botaniche come Caralluma europaea, con le sue spettacolari infiorescenze osservabili da aprile a giugno, Centaurea acaulis, fiordaliso africano rinvenibile in Italia solo a Lampedusa, mentre sono almeno dieci le specie endemiche tra cui si ricordano Daucus lopadusanus, una piccola carota selvatica degli ambienti costieri, Anthemis lopadusana, una camomilla selvatica, e Suaeda pelagica, che si trova sulle falesie. I valloni conservano ancora tracce della vegetazione originaria con splendidi esemplari di ginepro, lentisco ed euforbia arborescente.

Da un punto di vista faunistico non si può non ricordare subito che Lampedusa è uno dei regolari siti di nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta, che ha scelto la Spiaggia dei Conigli come località preferenziale di deposizione. Qui, infatti, i volontari di Legambiente registrano la presenza di un numero annuo variabile di nidi da 1 a 7. Per la sua posizione geografica l’isola si offre inoltre come punto di sosta preferenziale per molti uccelli migratori: in primavera si fermano a riposare la tortora, la balia nera, il piro piro, la pispola, il beccafico, mentre gruccione, ghiandaia marina e gallinella d’acqua si osservano regolarmente. Non è raro inoltre incontrare aironi e fenicotteri rosa. Spettacolari i fondali dell’isola dove cresce rigogliosa la Posidonia oceanica, mentre sulla costa sono presenti i “trottoir a vermeti”, una sorta di barriera corallina tutta mediterranea. Del resto Lampedusa è la località ideale per gli amanti del mare: tra le magnifiche spiagge dai colori tropicali del settore meridionale dell’isola come la Spiaggia dei Conigli, Cala Madonna, Cala Croce e la Guitgia, oppure le indimenticabili tonalità di azzurro del fondale sabbioso sotto le coste rocciose della Tabaccara (la famosa localita delle “barche che volano”), di Cala Creta e Cala Pisana, amanti della sabbia dorata o di strapiombanti falesie sono più che accontentati.

La Cala della Pozzolana di Ponente a Linosa

Lampione

Circa 20 km ad ovest di Lampedusa sorge dalle acque la piccola e disabitata Lampione, poco più di due ettari di superficie, con un faro automatico posto sulla sommità più elevata. A dispetto delle sue dimensioni, Lampione è uno scrigno eccezionale di biodiversità, come testimoniano i tanti naturalisti che ne studiano il patrimonio ambientale: a differenza di Lampedusa, che ha subìto la forte pressione antropica, l’ecosistema dell’isoletta è rimasto praticamente inalterato e proprio per il suo delicato equilibrio è minacciato continuamente da un possibile degrado. Lampione si presenta come uno scoglio piatto e basso, costituito da una sequenza carbonatica di calcari giallastri del Quaternario, gli stessi che compongono Lampedusa.

La flora dell’isola include almeno 16 specie di cui 2 endemiche ovvero Limonium albidum e Bellavia pelagica, mentre da un punto di vista faunistico è interessante la presenza di diverse specie di invertebrati endemici come la lumaca Lampedusa lopadusae nodulosa ed il coleottero Otiorhyncus poggii. Lampione è inoltre l’unica località italiana in cui si osserva Prodidomus amaranthiunus, un ragno presente anche in altre località del Mediterraneo, e Mordellistena oranensis, un insetto scoperto nel 1900 e rinvenuto solo in nord Africa. Ma la vera sorpresa si nasconde sott’acqua.

La lontananza di Lampione dall’affollata Lampedusa, fa sì che qui si sia conservato uno spaccato autentico della vita marina del Mar Mediterraneo. La tranquillità dei fondali rende l’isola il sito preferenziale per l’unica colonia di squali grigi presente in acque italiane: stagionali o stanziali, la presenza di questi elasmobranchi è confermata da almeno un secolo, ovvero da quando le acque di Lampione erano frequentate dai pescatori di spugne. Squali grigi, ma anche occasionalmente squali martello, l’elevato numero di pesci pelagici, le tartarughe marine, i cetacei e la vita sottomarina esplosiva, fanno di Lampione una delle destinazioni preferite dai sub più esperti.

Linosa

I faraglioni di Linosa

Porzione emersa di un vulcano che si innalza dal fondo del Canale di Sicilia per circa 1600 metri, Linosa è la più settentrionale delle Pelagie. Secondo i pochi studi geologici, l’isola è emersa circa un milione di anni fa e l’attività vulcanica è durata per almeno cinquecentomila anni; oggi il vulcano è considerato inattivo e non si registrano nemmeno fenomeni di vulcanismo secondario.

Sopiti i fragori eruttivi, restano oggi gli spettacolari cromatismi naturali che impreziosiscono coste e falesie come nel caso della Cala Pozzolana di Ponente dove giallo, rosso e nero si fondono con tutte le sfumature del blu del mare. Meraviglie anche sotterranee, come testimoniano i sistemi di grotte da scorrimento lavico scoperti recentemente nel sottosuolo di Monte Vulcano ed accessibili soltanto a speleologi esperti. La natura è protagonista a Linosa, luogo ideale per chi ama un ambiente selvaggio e ancora tutto sommato integro, e per chi è interessato ad osservare gli animali nel loro ambiente naturale.

L’isola è luogo di nidificazione della Berta maggiore (Calonectris diomedea), un uccello migratore dalle abitudini pelagiche presente qui dai primi di marzo ai primi giorni di novembre. Le berte vengono sull’isola a deporre le uova in cunicoli più o meno profondi a seconda che si trovino su falesie o nell’entroterra; la femmina depone un unico uovo e lo cova, insieme al maschio, per circa due mesi. La schiusa avviene generalmente tra la fine giugno e gli inizi di luglio, mentre ad ottobre, poco prima della migrazione, si ha l’involo dei giovani esemplari. Le berte passano la stagione non riproduttiva nell’emisfero australe, generalmente in Africa sub-equatoriale o in America del Sud, ma restano fedeli al proprio sito riproduttivo e, anno dopo anno, anche alla stessa tana, facendo ritorno dunque nell’isola siciliana. Con le circa 10.000 coppie censite, Linosa ospita la colonia di Berte maggiori più importante d’Europa. L’isola è inoltre uno dei pochi siti stabili in Italia di nidificazione delle tartarughe Caretta caretta, fattore che ha spinto a realizzare nel 1995 un Centro di Recupero Tartarughe Marine, che oggi purtroppo funziona a singhiozzo. Ed è proprio il mare a rendere Linosa meta di appassionati di snorkeling e immersioni: tutelata da più di quindici anni dall’Area Marina Protetta Isole Pelagie, l’isola offre fondali meravigliosi e ricchi di pesce, specialmente nella zona della Secchitella: qui si possono incontrare banchi di grandi ricciole, tanute, barracuda e nuvole di castagnole, oltre a poter ammirare relitti e reperti archeologici a testimonianza della storia dell’isola.

 

Fonte: rivistanatura.com

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