Non si nasce lettori, ma lo si diventa. E forse lo si diventa più facilmente se l’eredità trasmessa dai nostri genitori, oltre a beni materiali e corredo genetico, comprende una bella biblioteca.

Un bambino che cresce tra libri di fiabe e di avventura avrà più probabilità di diventare un lettore forte anche se, ovviamente, ogni storia parla per sé e le eccezioni esistono. Gli ultimi dati Istat rivelano che a leggere poco e sempre meno sono gli adulti (spesso genitori), mentre la percentuale più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi della fascia d’età 11-14 anni.

Come ogni anno, nel mese di dicembre, l’Istituto Nazionale di Statistica diffonde il suo rapporto sulla lettura. L’ultimo, datato dicembre 2018 e riferito ai dati del 2017, parla chiaro: “La quota più alta di lettori si riscontra tra i ragazzi di 11-14 anni. Il 12,7% è un lettore ‘forte’, ossia legge almeno un libro al mese. Tra i lettori ‘forti’ anche le persone da 55 anni in su, che mostrano le percentuali maggiori: 16,5% tra i 55 e i 64 anni e 17,4% tra gli over 65. L’abitudine alla lettura si acquisisce in famiglia. Tra i ragazzi di 11-14 anni legge l′80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori”.

Gli italiani – proverbialmente “popolo di santi, poeti e navigatori”- sono sempre meno “buoni lettori”. Ma ad amare la carta intrisa di inchiostro e di storie ci sono ancora i “nuovi figli” del Bel Paese, anzitutto quando vengono educati all’importanza della lettura.

Fino a qualche anno fa – gli anni in cui chi scrive è cresciuta – la disaffezione alla lettura era imputata alla “distrazione di massa” operata da televisione e videogiochi. Oggi alla platea dei colpevoli si aggiungono smartphone e social network che, pur avendo ampliato la possibilità di libera espressione del singolo, hanno paradossalmente omologato ed inaridito le nostre capacità espressive, di concetto e di comprensione. A certificarlo giungono le preoccupanti evidenze dell’ultimo Rapporto sulla popolazione. L’istruzione in Italia (Il Mulino, 2019) e i recenti dati Invalsi presentati alla Camera dei Deputati.

Il linguista Tullio De Mauro, nel corso della sua intera attività intellettuale, aveva più volte sottolineato l’importanza del contesto familiare nell’educazione delle nuove generazioni. De Mauro aveva sovente rimarcato come, dagli anni Ottanta e Novanta, si è riscontrato in maniera documentale un fatto intuitivo: per quanti sforzi scuola ed istituzioni possano fare, i livelli di scolarità e di stimolo intellettuale della famiglia sono direttamente proporzionali al livello di successo scolastico e di interesse alla cultura dei figli.

L’esperienza mi insegna che a questo bisogna aggiungere la consapevolezza del ruolo cruciale che la cultura gioca nelle nostre vite: mia madre e mio padre non avevano fatto l’università, non erano di certo “lettori forti”, ma mi hanno sempre raccontato che l’educazione è importante ed è bella.

Mi sento un’eccezione, anzi: un’eccezione nell’eccezione. Sono nata nel 1991, sono una millenial a tutti gli effetti e – dicevo – nella casa in cui sono cresciuta non si leggeva poi molto. Eppure i miei genitori, nati nel Dopoguerra, mi hanno sempre fatto percepire il libro come un oggetto avvolto da un’aura sacrale (nel senso migliore che l’espressione può assumere).

Madre casalinga con la passione per i film d’amore e padre artigiano edile sulla cui scrivania era certamente più semplice trovare fogli di carta millimetrata che non romanzi, sono stata educata al rispetto per la lettura. Sono diventata lettrice-scrittrice compulsiva e “dottoressa in lingue e letterature straniere” con nella mente il ricordo dei volumi che mi venivano donati da bambina. “Leggi tutto e non rovinarli”, mi veniva detto mentre ricevevo pacchetti contenenti Il Milione di Marco Polo, un cofanetto con le favole dei Fratelli Grimm, un’edizione illustrata (e costosissima, che ancora custodisco con cura) di Cuore di De Amicis e via discorrendo.

Così, per usare una costruzione camilleriana, “mi sono fatta persuasa” che non basta educare i giovani alla lettura e alla cultura. “Bisogna educare le persone all’importanza della lettura e della cultura” è il vero motto di cui il Paese necessita. Puntare il dito solamente contro le nuove generazioni è irragionevole: sarebbe come stupirsi guardando crollare una casa priva di fondamenta, per poi accusare i novelli inquilini del cedimento strutturale.

Fonte: www.huffingtonpost.it

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