Danni da nubifragio: il comune deve pagare, Cassazione Civile, sez. VI-3, ordinanza 28/07/2017 n. 18856

Se il Comune non adempie ai suoi obblighi di custode, sarà responsabile per i danni causati dalle intense precipitazioni atmosferiche.

E’ quanto disposto dalla Sezione Sesta Civile della Cassazione, nell’ordinanza 28 luglio 2017, n. 18856.

Questa notte, dopo sei anni di attività,  abbiamo assistito al nono allagamento del noto locale “Osteria Salicicchia” presso porta San Pietro, pensiamo sia ora che il comune risolva il problema, ma soprattutto che paghi i danni conseguenti al mancato adempimento degli obblighi di manutenzione della cosa in custodia.

La Suprema Corte ha precisato che sono custodi tutti i soggetti – pubblici o privati – che hanno il possesso o la detenzione della cosa (Cass., 20/2/2006, n. 3651; Cass., 20/10/2005, n. 20317), ed in quanto tali, hanno obblighi di manutenzione e di controllo sulla cosa custodita. Gli enti proprietari delle strade devono provvedere ad una serie di opere di manutenzione, gestione e controllo delle strade, delle loro pertinenze e arredi, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; pertanto, tali enti sono responsabili per le cose in custodia, ai sensi dell’art. 2051 c.c.

Con particolare riferimento ai danni cagionati da precipitazioni atmosferiche, la Cassazione ha evidenziato che non si possono più considerare come eventi imprevedibili alcuni fenomeni atmosferici ormai sempre più frequenti, per cui l’eccezionalità ed imprevedibilità delle piogge possono configurare il caso fortuito o la forza maggiore, tali da escludere la responsabilità del custode per il danno verificatosi, solo quando costituiscano una causa sopravvenuta autonomamente sufficiente a determinare l’evento, nonostante la manutenzione e pulizia dei sistemi di smaltimento delle acque piovane. Dunque, un temporale di particolare intensità, può integrare il caso fortuito se non vi siano condotte tali da configurare una corresponsabilità del custode.

Al fine di escludere la responsabilità del custode, quest’ultimo dovrà dimostrare di aver effettuato la corretta manutenzione e pulizia delle strade, e che le piogge sono state così intense che gli allagamenti si sarebbero, comunque e nella stessa misura, verificati.

Sulla base di quanto detto possiamo tranquillamente dedurre che il custode (Comune di Viterbo) non ha adempiuto agli obblighi sullo stesso gravanti come custode, l’evento dannoso, nonostante la eccezionalità delle piogge, non si sarebbe verificato o comunque avrebbe avuto consistenza inferiore se si fosse provveduto alla giusta manutenzione.

Che il comune fosse a conoscenza del problema lo conferma anche il commento dell’assessore Laura Allegrini sul post di Viterbo Civica relativo allo  sfogo della titolare dell’attività commerciale, dove dichiara:

Il problema è vecchio e conosciuto. E’ un problema di quote di fognature. E’ il punto più depresso del quartiere che riceve acqua anche dalla Cassia e da Via Vetralla. Bisognerebbe deviare il carico che viene dalla Cassia con una nuova fognatura verso il fosso Elce (costo 1 milione di euro circa, progetto già pronto). Questo alleggerirebbe anche il quadrante del Carmine ma il problema è grave e ha bisogno di una soluzione radicale. Sono stati fatti tantissimi sopralluoghi dei tecnici. Io stessa ho dato appuntamento alla titolare lì ma per un imprevisto lei non venne. La nostra disponibilità c’è tutta ma credo che attualmente la soluzione siano le paratie. Se poi la signora Catia Marchettini individua altre soluzioni noi siamo a disposizione.

Fermo restando che ieri notte l’alto livello raggiunto dall’acqua ha abbattuto anche la paratia posta a protezione, sarebbe opportuno che chi viene pagato per curare la cosa pubblica si prenda le proprie responsabilità, come detto sopra sono sei anni che persiste questo problema e ancora siamo in queste condizioni le foto dimostrano chiaramente che vi è scarsa manutenzione e non si ha la volontà di risolvere i problemi.

Lucio Matteucci, di Viterbo Civica, ha più volte tentato di dare il contributo per risolvere il problema ma è stato sempre ignorato, infatti sembrerebbe che sotto al livello della strada ci sarebbe un fosso e un ponte romano che, a detta di Daniel Cortese, è profondo quanto 2 piani di un palazzo, circa 6 metri, quindi con un lavoro urgente, con l’impegno di circa 2.500 euro, si potrebbe arginare il problema.

Se quanto detto è veramente fattibile, si evidenzia l’incompetenza dei tecnici che erano a conoscenza del problema da più di 5 anni e la negligenza del comune quale custode del bene pubblico, quindi verrà sicuramente posta la questione all’attenzione degli opportuni organi affinché si faccia chiarezza, che qualcuno si prenda le sue responsabilità ma soprattutto che chi ha subito i danni venga finalmente risarcito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *