Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri regalano un doppio oro all’Italia ai mondiali di nuoto in Corea.

Pellegrini è da leggenda. L’azzurra vince ancora la medaglia d’oro mondiale nei 200 stile libero e si consacra la più grande di sempre in questa specialità, nella quale ha vinto 4 ori mondiali su otto finali disputate, condite anche da due argenti e un bronzo. Nessuna come lei. Federica è poi scoppiata in lacrime durante l’intervista post-gara ai microfoni della Rai.

«Ancora non credo a quello che ho fatto. Questa medaglia si chiama amore. È un grande risultato, ci abbiamo creduto sempre – ha detto ancora la campionessa veneta -. Sono contenta per me, per lo staff e per la mia famiglia».
  

Federica Pellegrini, l’epopea
Divina, eterna, infinita. La regina della piscina azzurra è caduta e risalita mille volte, ha scritto la storia dello sport italiano, vincendo titoli e stabilendo record in compagnia di quell’araba fenice disegnata sul collo a ricordarle che dalle ceneri si rinasce sempre. A 31 anni Federica Pellegrini impone la sua legge, quella di una campionessa senza età che dalle Olimpiadi di Atene quando era solo una ragazzina ha fatto della sua vita uno show di acqua, ori e gossip: l’ultimo a Gwangju dove nell’ottava finale dei suoi amati-odiati 200 stile si è presa d’autorità il titolo, il quarto in una specialità in cui è sempre andata a medaglia. La piscina alla campionessa di Spinea, nata il 5 agosto 1988 sotto il segno del Leone (l’animale che ha sempre detto la rappresenta di più) ha regalato successi e emozioni incredibili, ma l’ha anche gettata nel panico, fino al punto da diventare sua nemica. Arrivando a non sopportare quell’elemento che pure l’accompagna da quando è bambina. E che l’ha resa unica. 
 

E la Fede nazionale di vite ne ha già vissute tante, non solo sportive: ma lei è così, capace di tutto, sorprendere, incantare, deludere sempre però da numero uno. Il regno della leonessa Pellegrini dura da quindici anni, dai Giochi di Atene, quando appena sedicenne l’allora teenager della vasca riportò il nuoto italiano al femminile sul podio olimpico in quei 200 stile che segneranno nel bene (tantissimo) e nel male (poco) la sua vita di atleta. È su questa distanza che la campionessa veneta si è presa le migliori soddisfazioni, e anche fermato il cronometro a 1’52«98 che resta ancora il crono mondiale da battere. 

E i mondiali, più che le Olimpiadi, sono stati l’acqua che ha amato di più. A Montreal 2005, il suo secondo appuntamento iridato dopo quello da comprimaria di Barcellona 2003, l’azzurra era chiamata a confermare quanto visto un anno prima ai Giochi. E anche in Canada si conferma seconda, ma qui l’argento è pieno di rabbia e lacrime perché la ragazza prodigio voleva solo l’oro. Un’attrazione fatale quella per la medaglia più preziosa, che le sfugge anche a Melbourne 2007 quando dopo aver stabilito il record del mondo in semifinale chiude terza, perdendo il confronto con la rivale di allora, Laure Manaudou. Che sarà nemica anche fuori della piscina, causa Luca Marin passato dalle braccia della francese a quelle della veneta. Un anno dopo arriva lo show a cinque cerchi: a Pechino 2008 Federica si libera del peso di essere l’eterna seconda e vince l’oro battendo due volte il record del mondo, arrivato dopo la delusione del quinto posto sulla distanza doppia.

Spettacolo puro poi ai mondiali in casa: a Roma 2009 la regina della piscina incanta tutti con una doppietta storica, confermandosi leader assoluta dei 200 stile, con record che ancora tiene, ma vince anche i 400. Il 2009 così intenso le avrebbe però riservato il colpo peggiore: la morte improvvisa e prematura di Alberto Castagnetti, quel tecnico-guru la cui presenza a bordovasca era un punto inamovibile per l’atleta e la giovane donna Pellegrini. Ma nonostante tutto a Shangai 2011, ancora mondiali, super Fede conferma la doppietta su 200 e 400 stile. Ai Giochi di Londra 2012 il punto più basso: un flop con il quinto posto sulle due distanze e una delusione così forte da farle pensare addirittura al ritiro. Crisi di panico, tensioni, disturbi alimentari: alla fine sceglie un anno sabbatico per rimettere insieme i cocci.

A Barcellona 2013 però l’azzurra dimostra di non essersene mai andata e porta a casa un argento che vale oro. Bis anche a Kazan 2015, i mondiali che hanno visto alla ribalta la next gen della piscina. Ancora lacrime di gioia, perché Fede è sempre lì nel mezzo, anche col nuovo che arriva. Ai Giochi di Rio 2016 invece un’altra delusione olimpica, e la voglia di dire basta. Ma il richiamo dell’acqua è troppo forte e la favola continua. Si rimette sotto, senza sapere che il più bello dei suoi mari lo doveva ancora navigare. Un altro capolavoro arriva a 29 anni: dopo essersi presa anche il titolo iridato a Windsor nel 2016 in vasca corta (l’unico che le mancava) a Budapest 2017, il 26 luglio, l’infinita Pellegrini batte di nuovo tutte. E si ripete a distanza di due anni, in Corea del Sud: alle spalle si mette una millennial, l’australiana Ariane Titmus. Una vita sempre in copertina quella di Federica: tra cambi di città e tecnici, prima Stefano Morini a tamponare il vuoto lasciato dalla morte di Castagnetti, poi il colpo di testa, la fuga a Parigi per farsi seguire da Lucas. Infine l’ennesima scommessa in coppia con Matteo Giunta.

Sfida vinta, perché è proprio il giovane coach a portarla in alto in questa seconda vita agonista, tanto da puntare a Tokyo 2020 per le quinte Olimpiadi. Fuori dalla piscina anche tanto gossip, prima l’amore con Marin, poi quello con Filippo Magnini. Con l’ex capitano azzurro dovevano sposarsi, sembrava, poi la rottura. Lei, l’infinita Fede, resta comunque a galla: cuffia o tacchi a spillo, nuota, sfila, presta volto alla pubblicità. Kikkafede o Mafaldina, i suoi nick social, resta la più amata. Orizzonti nuovi e sfide di un futuro scritto tante volte. Le promesse le ha mantenute tutte: a 31 anni con sei ori mondiali nessuno è come lei.

Gregorio Paltrinieri strepitoso nella finale mondiale degli 800 metri stile libero. L’azzurro ha vinto l’oro stracciando tutti gli avversari, con una progressione che è iniziata a metà gara e che l’ha visto chiudere davanti a tutti con largo margine su tutti i rivali. Compreso Garbeiel Detti, che dopo un’ottima partenza è scivolato nelle posizioni, chiudendo al quinto posto. Mai Paltrinieri aveva vinto l’oro su questa distanza.

Malagò
«Gli aggettivi sono finiti. A Gwangju parlano solo i campioni con le loro imprese. Paltrinieri trionfa negli 800 stile libero, la Pellegrini, all’ottavo podio iridato consecutivo, è regina dei 200 per la quarta volta. Orgoglioso ed emozionato. Grazie». Così il presidente del Coni, Giovanni Malagò, celebra su twitter le imprese dei due azzurri .

Fonte: www.ilmessaggero.it/

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