“Ci sono più cose in Cielo e in Terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.

Così parlava Amleto nella famosa tragedia di William Shakespeare, sottolineando l’esistenza e l’importanza di quella “Terra di mezzo” non esplorabile con i sensi ordinari, ma che caratterizza, spesso in modo molto sottile, ma comunque in maniera evidente per chi sa leggere e riconoscere, la realtà del nostro Mondo e da cui quasi sempre discendono le manifestazioni nel sensibile.

Tutte le scuole spirituali, le religioni e l’arte riconoscono da sempre questa dimensione, che oggi anche la Scienza, soprattutto attraverso la Fisica quantistica e la Psicologia, sta esplorando in maniera sempre più convincente.

Anche le Scienze Naturali, soprattutto tramite le discipline che si occupano di conservazione della Natura, cominciano a chiedersi se sia possibile una vera Ecologia ignorando la dimensione metafisica-spirituale del mondo naturale (anche se per alcuni questa non esiste).

Ovvero, possiamo pensare di impegnarci efficacemente per la salvaguardia dell’ambiente naturale, farlo conoscere e quindi apprezzare ed amare, senza considerare quella miriade inestricabile di aspetti energetici, animici e dello spirito che lo caratterizzano, sovente in modo delicato e spesso anche misterioso? Il famoso Genius loci degli antichi, lo spirito dei luoghi, ma anche quello degli alberi e degli animali, in realtà da sempre avvolge e condiziona l’approccio profondo del rapporto con il mondo naturale, alimentandone, tra l’altro simboli, storie e tradizioni.

Certo, si tratta di una dimensione intangibile, non misurabile con gli ordinari strumenti della scienza fisica e, per questo, ritenuta “fantasia”. Ma nei fatti essa è estremamente concreta e reale se percepita con i sensi adatti di cui è dotato l’Uomo, ovvero soprattutto con quelli dell’anima: immaginazione, intuizione e ispirazione.

In caso contrario, anche l’Ecologia, come in parte sta già da tempo capitando, si ridurrà a una disciplina puramente o prevalentemente materialistica, dove non solo le motivazione di tutela della Natura e della biodiversità saranno per lo più quelle funzionali (ovvero si preserva qualcosa perché serve: l’albero perché produce ossigeno o un Parco nazionale perché attrae turisti e porta lavoro/soldi), e quindi sacrificabili quando vi saranno nuove priorità (per esempio, si tagliano gli alberi perché interferiscono con le nuove antenne 5G, ritenute più importanti), ma si finirà col perdere la vera conoscenza del mondo naturale, che passa quasi sempre prima dal cuore e solo dopo dalla mente.

Ovvero anche la Natura, Anima Mundi e grande terapeuta di tante patologie umane (tra cui la solitudine e la sindrome da disconnessione con il resto del Creato), ne verrà impoverita e banalizzata a semplice scenario più o meno trendy per i vari “Jova beach party”. Che non sia così!

 

Fonte: rivistanatura.com/

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