Le foto, gli articoli e i servizi televisivi su Sant’Angelo di Roccalvecce, il rinnovato “Paese delle Fiabe”, in provincia di Viterbo, si sprecano.

La storia forse pochi la conoscono, la piccola frazione di Viterbo era uno dei tanti borghi fuori mano, sperduta tra le campagne della via Teverina, lontana dalle arterie principali, arroccata in cima a una collina, con solo una storia contadina alle spalle. Insomma un luogo senza grosse attrattive, già spopolato, che si avviava lentamente a diventare un paese abbandonato, destinato, purtroppo, a morire.
Il colpo di grazia poteva avvenire il 21 giugno 2017, quando un grosso incendio lambisce le case e costringe 150 persone a evacuare, invece, inaspettatamente fu l’inizio della rinascita.

Era arrivato il momento di realizzare un’idea folle che da qualche tempo frullava nella testa di Gianluca Chiovelli. L’ultima possibilità di salvare il proprio paese. Trasformare le facciate delle vecchie case nelle pagine illustrate dei libri di favole. Perché non provarci, prendere al volo l’occasione di realizzare un sogno, le favole stesse insegnano che non bisogna mai perdere la speranza. Il progetto poteva funzionare, doveva funzionare.

E così Gianluca Chiovelli convince altri visionari come lui, l’idea sembra buona, non bisogna costruire nulla, non si devono fare modifiche urbanistiche, servono solo colori e fantasia. Creano un’associazione culturale (ACAS) e si autofinanziano, scovano Tina Loiodice, un’artista romana di street art e riescono a portarla a Sant’Angelo.

A pochi mesi dall’incendio la prima favola prende vita con le sembianze di Alice nel paese delle meraviglie, dipinta su una casa d’angolo, quasi all’ingresso del paese. Sull’orologio del Bianconiglio l’ora segna le 11:27, per suggellare la data in cui la rinascita di Sant’Angelo è cominciata: il ventisette novembre (27/11).

Quella prima opera accende un piccolo faro sul paesino dimenticato, sì l’idea funziona e cominciano le collaborazioni con i privati che credono nel progetto. A poco a poco gli stessi cittadini di Sant’Angelo si entusiasmano, c’è chi chiede di ritrarre la propria nipotina nelle vesti della Piccola Fiammiferaia, chi commissiona per la propria abitazione la favola del Brutto anatroccolo, perché si ritrova nello sgraziato animale che d’improvviso scopre di essere un cigno. C’è chi vuole tramandare la memoria orale del luogo. La stessa Civita di Bagnoregio, altra città che moriva e ha ritrovato vita grazie al turismo, finanzia lo splendido murale Pinocchio e il volo di Civita.

Le favole dipinte sulle case aumentano sempre di più, sono dislocate tra le stradine del borgo come pezzi speciali di una caccia al tesoro, a Tina Loiodice si sono aggiunti altri artisti, i turisti arrivano a frotte e rinascono attività commerciali. E come dicevo all’inizio, un’esplosione di articoli sui giornali, foto sui vari social e servizi televisivi, consacra Sant’Angelo a paese ufficiale delle favole, il borgo è più vivo che mai e risplende di colori vividi.

Sembrerebbe una favola a lieto fine, il “c’era una volta” che si conclude con il classico “e vissero tutti felici e contenti”, ma è tutto vero. A volte basta un’idea giusta, l’intuizione geniale, l’ostinazione fanciullesca per il bello, per far rifiorire nuovamente un luogo.

 

Foto ed articolo di Stefania Ioime

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