Federalberghi: applicata in più di mille comuni ma Airbnb non rispetta le norme

“Sono 1.020 i comuni italiani che applicano l’imposta di soggiorno (997) o la tassa di sbarco (23), con un gettito complessivo che nel 2019 si avvia a doppiare la boa dei 600 milioni di euro”.

Lo ha detto il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, nel corso della relazione di apertura della 69esima assemblea generale di Federalberghi, a Capri, che proseguirà domani con la partecipazione del ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio. Tali comuni, pur costituendo il 13% dei 7.915 municipi italiani, ospitano il 75% dei pernottamenti registrati ogni anno. “A quasi dieci anni dalla reintroduzione del tributo – afferma Bocca – dobbiamo purtroppo constatare di essere stati facili profeti.

La tassa viene introdotta quasi sempre senza concertare la destinazione del gettito e senza rendere conto del suo effettivo utilizzo. Qualcuno racconta la storiella dell’imposta di scopo, destinata a finanziare azioni in favore del turismo. In realtà è una tassa sul turismo, il cui unico fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali”. “Negli ultimi tempi – denuncia Bocca – il quadro si è aggravato per effetto di un apparato sanzionatorio paradossale, che noi chiediamo di modificare, che tratta allo stesso modo chi si appropria indebitamente delle risorse e chi sbaglia i conti per pochi euro. Chi paga con qualche giorno di ritardo e chi non ha mai versato quanto riscosso”. 

È Roma la città che ha incassato il maggior gettito derivante dall’imposta di soggiorno, con un incasso pari a 130 milioni, il 27,7% del totale. L’incasso delle prime quattro città (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 240 milioni, oltre il 58% del totale nazionale. Nella top ten al quinto posto figura Rimini, Napoli, Torino, Bologna, Riccione e Verona. Il Governo non ha mai adottato il regolamento quadro che avrebbe dovuto fissare i principi generali per l’imposta di soggiorno, evidenziano gli albergatori – e in assenza di una regola, i comuni si sono mossi in ordine sparso, generando un quadro confuso. Ad esempio, una famiglia di tre persone (padre, madre e figlio undicenne) che soggiorna in un albergo a tre stelle per due giorni a Roma paga 24 euro per l’imposta di soggiorno, a Venezia 17,40 euro, a Rimini 12 euro, a Catanzaro 7,80 euro e a Bibione 6,30 euro. La maggior parte dei comuni che applicano la tassa di soggiorno sono montani. Sono 315 su 997 e rappresentano il 31,6% del totale. Seguono le località marine con il 19,7% (196),quelle collinari con il 16,1% (161).

“Non è tollerabile il far west che si registra nel settore delle locazioni brevi. La legge ha stabilito che i portali devono riscuotere l’imposta di soggiorno dovuta dai turisti che prenotano e pagano attraverso le piattaforme, ma Airbnb assolve a tale obbligo solo in 18 comuni su 997”. A sottolinearlo è il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. “Per di più, queste amministrazioni, allettate dalla prospettiva di nuovi introiti – incalza Bocca – si sono rese disponibili a sottoscrivere un accordo capestro, accettando un sistema di rendicontazione sostanzialmente forfettario, che non consente un controllo analitico e induce a domandarsi se non si configurino gli estremi di un danno erariale” conclude Bocca

Fonte: www.avvenire.it

 

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