La classica domanda che ci facciamo ogni inizio anno, è, perché  la data della Pasqua cambia ogni anno?

La regola per calcolarla proviene dalle decisioni prese durante il Concilio di Nicea del 325: l’idea fu di far coincidere la Pasqua, la domenica successiva alla prima luna piena, post equinozio di primavera.

La Pasqua cristiana si fissa in base al calendario lunare perché trae origine dalla Pesach, cioè la Pasqua degli ebrei, in coincidenza della quale sarebbe avvenuta la Passione di Cristo. Gli ebrei ancora oggi utilizzano un calendario i cui mesi durano quanto un ciclo lunare ( 29 o 30 giorni).

 La Pasqua ebraica viene (e veniva) celebrata il quattordicesimo giorno del mese nissàn, cioè in corrispondenza della luna piena di marzo-aprile.

Perciò, fino al II secolo, i cristiani celebravano la Pasqua il 14 nissàn per ricordare la morte di Gesù, che, secondo l’evangelista Giovanni, era avvenuta in quel giorno.

 In seguito prevalse il desiderio di celebrare la risurrezione del Cristo e nel 325 il concilio di Nicea, interpretando un passo di San Paolo, stabilì come data della Pasqua la domenica successiva alla prima luna piena di primavera.

Dunque la Pasqua cristiana può cadere in un arco di 35 giorni: dal 22 marzo (nel caso sia plenilunio il 21 marzo, primo giorno di primavera, e il giorno successivo sia domenica) al 25 aprile (nel caso il primo plenilunio sia il 18 aprile e il giorno successivo sia lunedì). In dipendenza della data della Pasqua, risultano fissate una serie di feste “mobili”, come la Pentecoste, che si celebra 50 giorni dopo (nel computo si comprende anche la Pasqua), o le Ceneri, 47 giorni prima, che apre il periodo della Quaresima.

Quindi, scherzosamente  potremmo affermare che la Pasqua è un po’ lunatica.

Rosanna De Marchi

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