Dopo Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Abruzzo e Sardegna, il Pd perde anche la Basilicata. Sorpasso completato: ora Lega, Fi e Fdi governano in 10 Regioni contro le 9 rosse. I due alleati di governo sostanzialmente allineati nel risultato: boom del Carroccio (19%) e arretramento dei 5 stelle (erano al 44% alle politiche). Forza Italia scende sotto il 10% e dice: “La Lega stacchi la spina all’esecutivo”

La Basilicata va al centrodestra dopo 24 anni di governo ininterrotto del centrosinistra che così perde la sesta elezione amministrativa un anno. Il 4 marzo 2018 il Partito democratico governava in 15 Regioni e il centrodestra in 4, oggi il centrodestra ne ha in mano di più: 10 a 9. L’elenco delle sconfitte del centrosinistra parte dal nord-est, con Trentino e Friuli-Venezia Giulia, prosegue con il Molise e poi con le più recenti in Abruzzo e Sardegna. Ora la Basilicata, dove il prossimo presidente della Regione sarà Vito Bardi, candidato di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. I dati parlano chiaro: quando siamo a circa il 75% delle sezioni scrutinate (504 su 681), Bardi è in testa con il 42,47% dei voti davanti a Carlo Trerotola del centrosinistra al 32,99%, Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,37% e Valerio Tramutoli di Basilicata possibile al 4,17%.

Il M5s resta per ora il primo partito con il 20,31% ma la Lega è ad appena un punto percentuale di distanza (19,29). Il Partito democratico invece si ferma all’8,28%. “La regione è pronta per il cambiamento. Abbiamo scritto la storia”, sono state le prime parole del neo presidente Bardi che ha voluto sottolineare come l’affermazione della coalizione trainata dal Carroccio rappresenti un “momento importante per il quadro politico nazionale”. Mentre da Forza Italia arriva la richiesta alla Lega di “staccare la spina” al governo.

Le preferenze di lista: M5s al 20, boom Lega – Il Movimento con il 20% circa di voti alla lista resta comunque il primo partito, nonostante il dimezzamento della percentuale rispetto alle Politiche di un anno fa. Boom della Lega che si avvicina ai pentastellati raccogliendo il 19% e conquistando circa 12-13 punti in più rispetto al 6,2 del 4 marzo 2018, mentre Forza Italia si ferma al 10,3% delle preferenze. Il Pd sprofonda all’nel testa a testa tutto interno alla coalizione con Avanti Basilicata dell’ex presidente Marcello Pittella (7,8). Buon risultato per Fratelli d’Italia che viaggia attorno al 6%.

Centrodestra al governo dopo 24 anni – La Basilicata torna quindi al centrodestra dopo 24 anni di governo del centrosinistra e chiude il ‘regno’ della famiglia Pittella che ha guidato la regione fino alla scorso luglio quando l’allora governatore è stato sospeso per la legge Severino in seguito agli arresti domiciliari per il suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla Sanità lucana. Il successo della coalizione di centrodestra fa esultare Forza Italia che traspone il risultato in chiave nazionale e della tenuta del governo. Il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, si augura che “la Lega stacchi la spina dopo le europee, se non intende perdere consensi e essere considerata corresponsabile di questo pessimo governo”. Mentre il senatore Giorgio Mulè si chiede “che senso ha un governo tra Lega e M5s, umiliati anche in Basilicata?”. Parole corroborate dal neo-governatore Bardi che ha parlato di un “momento importante nel quadro politico nazionale”.

Al M5s la metà delle preferenze rispetto al 2018 – I risultati delle urne raccontano il netto arretramento del Movimento Cinque Stelle, in linea con quanto accaduto in Abruzzo Sardegna: il 20% delle preferenze di lista rappresenta un dimezzamento abbondante rispetto al 44% raccolto nelle urne alle Politiche del 2018. “I 5 stelle si confermano primo partito in Basilicata”, afferma il senatore pentastellato Arnaldo Lomuti parlando al comitato elettorale: “Le elezioni politiche sono una cosa, le regionali un’altra e le comunali un’altra ancora”. Comparando il risultato con le Regionali del 2013, i pentastellati crescono: sei anni fa, quando la legge elettorale regionale prevedeva la possibilità di voto disgiunto, il candidato governatore Piernicola Pedicini raccolse il 13,2%, mentre la lista si fermò sotto il 7.

L’affluenza – Il dato definitivo dell’affluenza è del 53,58%, come comunicato dal Viminale. Si tratta di un dato in netto aumento rispetto alle precedenti consultazioni del novembre 2013 quando l’affluenza è stata del 47,6%: esattamente cinque punti in più.

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