Conte: ‘Ora costruire relazioni più efficaci’. Bilaterale del premier con il presidente cinese a Villa Madama

A Villa Madama la cerimonia per la firma del Memorandum d’Intesa tra Italia e Cina, alla presenza del presidente cinese Xi Jinping e del premier Giuseppe Conte. Diversi i ministri delle due delegazioni presenti in sala, tra cui per l’Italia Luigi Di Maio, Giovanni Tria e Enzo Moavero. Dietro il tavolo della firma le bandiere italiana, europea e cinese.

Luigi Di Maio e il presidente della National Development and Reform Commission, He Lifeng, hanno firmato il Memorandum d’Intesa tra Italia e Cina sulla collaborazione nell’ambito della “Via della Seta Economica” e dell’ “Iniziativa per una Via della Seta marittima del 21° secolo.

LA FIRMA DEL MEMORANDUM

E alla fine la firma sugli accordi commerciali è arrivata, nell’ultima giornata romana per il presidente cinese Xi Jinping. La cornice è quella di Villa Madama, dove sono schierate le delegazioni ministeriali dei due Paesi. In tutto 29 le intese per un valore di almeno 7 miliardi.

“Italia e Cina devono impostare relazioni più efficaci e costruire meglio rapporti che sono già molto buoni”, ha detto il premier Giuseppe Conte nel corso del bilaterale con Xi a Villa Madama. A firmare le intese principali, per la parte italiana, è stato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Dall’altra parte del tavolo, il presidente della National Development and Reform Commission, He Lifeng. Il cuore dell’accordo è la Via della Seta di Pechino (l’Italia è il primo Paese del G7 ad aderire).

Dopo il Memorandum d’Intesa tra Italia e Cina, i rappresentanti dei due Paesi hanno firmato una serie di intese istituzionali: si va dall’accordo per eliminare le doppie imposizioni, firmato da il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il ministro degli Esteri Wang Yi, al protocollo sui requisiti fitosanitari per l’esportazione di agrumi freschi dall’Italia alla Cina, siglato dal ministro Gian Marco Centinaio e l’ambasciatore della Repubblica popolare cinese, Liu Ruiyu.

Dopo gli accordi istituzionali, è stata la volta di quelli delle aziende. Si sono alternati a firmare i manager di Eni, Cdp, Snam e altre importanti realtà economiche italiane e cinesi.

Nella delegazione italiana, spiccava l’assenza di Matteo Salvini, che non ha partecipato neppure alla cena di Stato ieri sera al Colle con 150 personalità di entrambi i Paesi.

Ridotto l’elenco degli accordi

L’elenco delle intese firmate doveva in realtà essere più lungo, si parlava di una cinquantina, le polemiche degli ultimi giorni – con le preoccupazioni di Stati Uniti e Unione europea per un’eccessiva penetrazione di Pechino nell’economia italiana – hanno portato a una riduzione degli accordi, soprattutto nei settori più sensibili. Frenata in particolare sulle telecomunicazioni, mentre c’è stata l’intesa sui porti.

Il ruolo di Mattarella

La parte finale della visita in Italia, per Xi e la moglie Peng Liyuan, sarà invece a Palermo (la partenza per la Sicilia è prevista alle 14). Prima dell’incontro con il premier Conte a Villa Madama il presidente cinese è però tornato al Quirinale per il saluto al capo dello Stato Sergio Mattarella.

Nel cortile d’onore la cerimonia ufficiale con la banda dell’aeronautica che ha eseguito gli inni nazionali. Centrale, in tutta la visita, proprio la figura del capo dello Stato che ieri in mattinata ha avuto un colloquio di un’ora con Xi e ieri sera ha ricevuto il leader cinese nella cena di Stato con 150 personalità. E proprio il presidente Mattarella è stato chiaro nel fissare i paletti del rapporto tra Roma e Pechino, “nell’ambito della strategia delineata dall’Unione europea”, sottolineando il nodo del rispetto dei diritti umani. Un ruolo delicato, quello del capo dello Stato, alla luce delle polemiche delle ultime settimane con la visita di Xi vista con preoccupazione sia a Washington che a Bruxelles.

La freddezza della Lega

Un’eco delle tensioni – anche all’interno della maggioranza – legate a questa visita arriva da Cernobbio dove il vicepremier leghista Matteo Salvini, che ieri non era presente alla cena di Stato, commenta: “Non mi si dica che la Cina è un paese con il libero mercato”, aggiungendo comunque di essere contento della visita del presidente cinese e dell’apertura dei mercati “a parità di condizioni”. Stessi toni dal braccio destro di Salvini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti: “Finché sono accordi commerciali
vanno bene. Ma in alcuni settori, come quello della ceramica, qualcuno è legittimamente preoccupato per la concorrenza cinese”.

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