Crollo M5s, i ribelli in rivolta: nel mirino la leadership di Di Maio

Dopo le devastanti elezioni in Abruzzo, dove è andata in fumo la metà dei voti, anche la Sardegna dà un’altra, pesantissima bastonata al Movimento 5 Stelle. Che arriva a perdere due elettori su tre. Una disfatta senza precedenti che adesso mette in discussione la leadership di Luigi Di Maio e il suo futuro di capo politico dei pentastellati. “Se ora, oltre i sondaggi, abbiamo anche verificato con elezioni regionali, che per quanto di altro livello, ci danno il polso di una indubbia e incontestabile perdita di consensi”, spiega all’AdnKronos la senatrice “ribelle” Paola Nugnes chiedendo ai vertici di “rimettere la palla al centro”.

Ospite a L’aria che tira su La7, il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, cerca di ridimensionare il flop sardo. “Credo che il Movimento 5 stelle sia ancora molto forte a livello nazionale”, dice. E assicura: “Alle prossime elezioni europee cresceremo rispetto a questi dati, senza ombra di dubbio, e non saremo tanto sotto rispetto alle elezioni politiche”. I dati, però, parlano chiaro: per i pentastellati le elezioni regionali sono una vera maledizione e rischiano di essere un amaro antipasto per le europee del 26 maggio. Una débâcle che ha radici profonde. Come fa notare il Messaggero, infatti, il 4 marzo 2018 raccolsero il 17% in Lombardia e il 27% nel Lazio. Lo stesso giorno in cui, a livello nazionale, trionfarono con il 32,5%. Malissimo andò anche alle regionali che si svolsero in Molise e in Friuli qualche settimana dopo. Ora, se dovessero confermarsi i flop incassati in Abruzzo e in Sardegno, anche nei prossimi appuntamenti in Piemonte e Basilicata i grillini dovranno fare i conti con altre due batoste.

Per evitare che lo stesso crollo venga registrato anche alle europee, la base è in fermento e vuole la testa di Di Maio. “Serve una riflessione profonda, che porti a decisioni importanti”, commenta ai microfoni dell’AdnKronos Luca Piras, il docente universitario escluso dalle primarie online del Movimento 5 Stelle. Tra le cause del crollo ci sarebbe, a suo dire, “un’eccessiva influenza dei portavoce rispetto alle istanze degli attivisti” che ha creato “un allontanamento” dei vertici dagli attivisti e vertice. “E – prosegue – in questo allontanamento si sono frapposti i portavoce, che invece di portare la voce l’hanno filtrata”. Per rispondere a questa crisi, Di Maio sta pensando a una profonda riorganizzazione a livello territoriale e nazionale. Ma per molti non è abbastanza. Persino per Beppe Grillo ha espresso forti criticità rispetto al capo politico che lui stesso ha nominato. “Con Luigi bisogna avere un po’ di pazienza – ha detto nei giorni scorsi – ha 32 anni e ha ministeri impegnativi”.

Le voci più critiche arrivano da quei “ribelli” che sono entrati in rotta di collisione coi vertici ormai da diversi mesi. “La leadership di Di Maio va rimessa in discussione”, tuona la Nugnes secondo cui non basta “una riorganizzazione calata dall’alto” per salvare le sorti del Movimento. “Ci vuole una riflessione collettiva che porti ad una discussione profonda con proposte da valutare tutti insieme”. Se per Di Stefano “è giusto ragionare su come cambiare il percorso che facciamo a livello locale”, per la base più critica qualsiasi ripartenza deve inevitabilmente passare da una rottura col passato e, quindi, dalle dimissioni di Di Maio.

 

Sorgente: http://www.ilgiornale.it/news/politica/crollo-m5s-i-ribelli-rivolta-nel-mirino-leadership-maio-1651842.html

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