Eravamo rimasti a divagare sul periodo storico della stagflazione.

Divagazione importante però, perché vanno ricordate tre cose fondamentali ai fini della comprensione del discorso:
– Nonostante la fine degli accordi di Bretton Woods (1944 – 1971), ne rimasero le istituzioni create grazie ad esso. In particolare il Fondo Monetario Internazionale (27 Dicembre 1945) e la Banca Mondiale (Luglio 1944).

Nello stesso periodo venne fondata l’ONU. La loro esistenza è stata determinante nel riuscire a diversificare il rischio mondiale, e furono essenziali per lo sviluppo delle economie emergenti e della globalizzazione finanziaria. Se ora possiamo avere maggiori sicurezze e comfort (che oggi diamo per scontato più di quanto si creda, e a tal proposito rinnovo il consiglio di andarvi a vedere il documentario sulla crisi del ’29, linkato nella prima parte dell’articolo) lo dobbiamo al fatto che sono queste istituzioni ad assorbire i rischi della nostra vita. Per comprendere meglio questo concetto, affatto banale, vi consiglio di vedere i primi 4 minuti di questo breve video-documentario: https://www.youtube.com/watch?v=XUSKN-4ZZ8g
– Gli accordi di Bretton Woods nacquero con lo scopo, oltre che di prevenire la povertà dei paesi in via di sviluppo ed evitare una nuova crisi del ’29, anche quello di facilitare il sistema di circolazione monetaria mediante cambi di valuta fissi, stabili e a bassa volatilità. La Guerra del Vietnam fece vacillare questo sistema, perché la spesa pubblica diventò quasi insostenibile. Di fronte all’emissione di dollari e al crescente indebitamento degli USA, aumentarono le richieste di conversione del dollaro in oro. Le riserve auree americane si riducevano sempre di più, e a fronte di ciò il presidente Nixon, il 15 Agosto 1971, annunciò la sospensione della convertibilità. 4 mesi dopo si mise fine agli accordi di Bretton Woods, il dollaro si svalutò e si diede inizio alla libera fluttuazione dei cambi. Questo, tradotto, significò la nascita di un’ulteriore fattore di rischio con cui l’economia deve fare continuamente i conti.
– Con le politiche di Donald Regan e Margaret Thatcher, ispirati dagli scritti di Milton Friedman, si rispolverarono le politiche liberiste. Si ridiede spazio al libero scambio, ad un mercato aperto e dal forte peso capitalistico, il cui rischio è quasi interamente sorretto dagli istituti finanziari, che a loro volta funzionano in un mercato vivace e produttivo, dove il denaro riesce a circolare liberamente. La crisi del 2008 scoppiò appunto quando gli istituti finanziari non furono più in grado di reggere il peso del rischio che dovevano sopportare (mutui sub-prime e relativo rischio di insolvenza creditoria), e si rese di nuovo necessario l’intervento dello Stato per mano del presidente Obama (si rese necessario uno stanziamento iniziale di ben 787 miliardi di dollari).

Nonostante la dura lezione impartita dalla crisi del 2008, l’America ha ripreso la strada liberista per mano di Trump, mutata poi (probabilmente col giusto tempismo) nel protezionismo mediante i dazi.
D’altronde, a differenza del ’29 e degli anni ’70, abbiamo dimostrato di saper fronteggiare le crisi capitalistiche grazie ad una migliore comprensione del tempismo ideale sull’uso delle politiche keynesiane (intervento e indebitamento dello Stato). Inoltre, possiamo contare sul vantaggio dato dal fenomeno della globalizzazione finanziaria. Si direbbe che la razza umana sia diventata invincibile, giusto?

Giusto?

Ebbene si, strano ma vero, potrebbe essere proprio così.
Non conoscendo il futuro non si può dire nulla di certo riguardo la stabilità o l’instabilità dell’economia. Tuttavia, come stanno ora le cose, è molto più probabile che una crisi venga risolta, piuttosto che sfociare in un default totale o quasi. Se si guardano i numeri e i fatti reali, la crisi del 2008 non ha avuto neanche la metà dell’impatto che ha avuto la crisi del ’29.
Viviamo in un’epoca di relativo benessere e sicurezze.
Magari non di splendore… i dissidi etici e morali, le congetture filosofiche e le preoccupazioni sul decadentismo dei valori umani si fanno sentire. Si sono sempre fatti sentire, in realtà.

Ma la verità è che ora non litighiamo più per un pezzo di pane. Possiamo permetterci il lusso di lamentarci delle piccole cose.
“Piccole cose” non vuol dire meno importanti. Poter dibattere sui dettagli apparentemente irrilevanti della vita ci aiuta a comprenderla meglio. Più a fondo. Il disegno più ampio è che lo spirito della razza umana inconsciamente si elevi, ampliando la sua conoscenza.
Viviamo ancora nel benessere. E abbiamo l’immensa fortuna di poterlo dare per scontato.

Ma come avrete capito dal titolo, qui non si vuole parlare del lato luminoso.
Vogliamo sapere cosa c’è nella parte nascosta. C’è sempre una parte nascosta. Intimamente lo sappiamo già tutti.
Sfortunatamente, non si tratta del debito pubblico…
Sì perché in fondo il debito è illusorio. Idealmente, la moneta può essere stampata all’infinito. L’unico problema riguarda la svalutazione del potere d’acquisto di una nazione rispetto alle altre nel mondo. Detta ironizzando, se l’Italia fallisce, male che vada ci compra l’America, e il nostro benessere non cambierà poi di molto.

E se fallisse l’America?
E’ un po’ come dire che capiterà una nuova crisi della portata del ’29. Allora, male che vada, probabilmente l’umanità vivrà mezzo secolo di povertà e depressione. A quel punto, come una Fenice, risorgerà dalle ceneri elevandosi ad una società ancora più illuminata e consapevole.
Se ci si pensa in prospettiva, non è così male. I più maliziosi direbbero che è anche auspicabile.
D’altra parte, a partire dagli anni ’70 la massa monetaria è diventata talmente fluida da creare un meccanismo di autoregolazione idealmente indistruttibile, e l’avvento di internet ha aggiunto il vantaggio della velocità, andando a rafforzare esponenzialmente questi ingranaggi (Attenzione, quello della velocità è una pericolosa arma a doppio taglio. La SEC ha comunque già architettato dei metodi per attutire il rischio del cosiddetto ’Flash Crash’, da quando il mercato ci ha impartito una prima lezione nel 6 Maggio 2010).

I mercati, soprattutto nel lungo termine, sono per lo più efficienti e a somma zero.
In termini strettamente finanziari, se c’è qualcuno che perde ci deve essere qualcuno che vince.

Il denaro non è una ricchezza.
La sensazione che dà il possedere denaro è quello di ricchezza, certo… ma è illusorio.
Il denaro è un mezzo per la ricchezza. Non la ricchezza in sé.
Un terreno può essere ricco. Un frutto può essere ricco. Una vena mineraria può essere ricca.
Un portafoglio non è “ricco”.
Nessuno dice mai “ho il portafoglio ricco”… al massimo dice “sono ricco”.

Ne sono consapevole, sono parole più sentimentaliste che razionali. Lasciano il tempo che trovano.
E rimarrò sentimentalista anche nella quarta e ultima parte di questo articolo. Tuttavia, non mancherò di mostrarvi una realtà dei fatti razionale.
E lo sappiamo bene, la realtà è sempre in grado di dare forti schiaffoni a noi ignari e sofferenti esseri umani, sempre un po’ troppo romantici.

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