Vi peserà il culo a leggere questo articolo. E’ schifosamente lungo.
Chi non è appassionato di economia, molto probabilmente non arriverà mai alla fine.
Tra chi lo è, la maggior parte si stancherà prima. La restante parte rimarrà probabilmente delusa dalla banalità del finale.

 

Quello che racconto di seguito, con dovizia di particolari e umile onestà intellettuale, è frutto della logica che la mia conoscenza della materia ha riversato sulla realtà di oggi. La deduzione sul futuro è data in pasto alle menti dei lettori che pure, sono sicuro, non si discosteranno molto dalla percezione collettiva di ciò che ne sarà di tutti noi.
D’altra parte, con un velo di malinconia, sento che questo articolo servirà più a me che a voi;
Altro non è che un mezzo per riordinare le idee, organizzarle in un quadro razionale e metterle per iscritto, saziando così l’effimero bisogno di dar voce alla propria individualità.

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7 Dicembre 2018, l’agenzia spaziale cinese (CNSA) lancia la sonda spaziale Chang’e-4 sulla faccia nascosta della Luna. Il 3 Gennaio 2019, il rover è sbarcato.
“La missione punta a studiare la composizione, geologia e minerali presenti sul lato oscuro della Luna, per ricostruirne l’evoluzione. A bordo anche una mini ‘biosfera’ con semi, una piantina e uova del baco da seta. L’obbiettivo è tentare la coltivazione di piante in vista della costruzione di una futura base lunare.” (fonte: ansa.it)
http://www.ansa.it/…/dalla-sonda-cinese-le-prime-foto-della…

Mi diverte iniziare questo articolo con una simile notizia, a riprova di quanto testarda ma lungimirante possa dimostrarsi la razza umana.
In un periodo storico in cui l’America pensa ai suoi interessi di mercantilistici, tentando di ridurre il peso delle importazioni imponendo dazi alla Cina, quest’ultima sente il bisogno di dimostrare quanto avanzata e influente sia.

Il 04 Gennaio è uscito il dato sul Nonfarm Payrolls, che si attesta ad un vivace 312.000, su una previsione di 178.000, livello che non si vedeva da Marzo 2018. I salariati del settore non agricolo rappresentano l’80% dell’intero salariato americano, ed il risultato del dato offre un chiaro segno di quanto l’economia americana sia effettivamente forte e in salute, nonostante l’ultimo scivolone dei suoi principali indici.
Ma la più grande potenza mondiale, che fonda la sua economia su un invincibile e sfrenato capitalismo, può essere paragonato ad un sole vitale? Oppure, come l’ammaliante Luna, nasconde un lato oscuro?

Argomentazione banale, in fondo. Ce lo chiediamo tutti da sempre.

Come noi, anche Robert Shiller nel suo famoso libro Euforia Irrazionale (anno 2000), e l’allora presidente della FED Alan Greenspan (“irrazionale esuberanza” la chiamava lui) parlavano di bolle in procinto di scoppiare e futuri cicli di recessione.
E sebbene sia vero che 8 anni dopo il mercato crollò violentemente, con l’Europa e l’Asia che si portano dietro le conseguenze fin d’ora, è anche vero che al 4 Gennaio 2018, nonostante tutti gli evidenti ‘scricchiolii’ del mercato mondiale, il Dow Jones segna un fenomenale +60% rispetto ai massimi raggiunti a Ottobre 2007, subito prima della crisi dei mutui sub-prime (in cui, è bene ricordarlo, perse complessivamente il 53%).
Per aggiungere un altro pizzico di euforia (ormai la finanza comportamentale spiega bene come la mente sbavi di fronte a ‘numeri belli da vedere’) al 04 Gennaio il Dow Jones ha segnato un sonoro +240% dai minimi della fine della crisi, raggiunti nel Febbraio 2009.

Insomma, in quasi 10 anni l’America ha più che triplicato il suo valore.
Ma diamo altri numeri…

A seguito del Lunedi nero dell’Ottobre 1987, il Dow Jones ritornò sui massimi nel 1990, stazionandoci per un po’, per poi proseguire la salita. In questi 10 anni (Gennaio 1990 – Gennaio 2000) segnò un +315%. Tale livello non venne superato (se non di pochissimo) fino a dopo la crisi del 2008.

Gennaio 1980; l’America va verso la fine degli anni della grande stagnazione (durata quasi 17 anni). In questo lungo periodo viene fondata l’OPEC a Baghdad (1960), Eugene Fama propone l’ipotesi del mercato efficiente (1970), Nixon pose fine alla convertibilità del dollaro in oro (1971) e Milton Friedman ribadisce, sulle orme delle idee di Adam Smith, di favorire il libero scambio (1970). Poco dopo l’OPEC inizia un embargo del petrolio (1973-1974) aumentando i prezzi del barile e causando una crisi energetica, confermando la già visibile stagnazione dell’economia. Infine, i premi nobel Amos Twersky e Daniel Kahneman posero le prime basi dell’economia comportamentale (1979) facendo vacillare l’ormai affermata teoria dei mercati efficienti.
Dal Gennaio 1980 al Gennaio 1990 il Dow Jones registrò un +215%, attestandosi sui massimi raggiunti poco prima del crollo del Lunedi nero dell’Ottobre 1987.

Persino a seguito della Grande Depressione del ’29, dai minimi assoluti di Giugno 1932, sulla grande visione del presidente democratico Roosvelt, la razza umana imparò a riprendersi…
Dalla massima vetta del capitalismo derivante dalle idee liberali di Adam Smith, registrata nel lontano Agosto del 1929, l’America perse quasi l’89% del suo valore in soli 3 anni!
Il peso dello Stato era limitato esclusivamente alla difesa militare e all’ordine pubblico. Non esisteva alcun tipo di sussidio. La gente, senza alcun sussidio di disoccupazione statale, vagava per le strade per cercare un lavoro che non c’era. Col tempo, vagò per le strade e basta, senza più neanche la sensazione di possedere uno scopo nella vita. La situazione era assolutamente disperata. Si moriva letteralmente di fame.
Paradossalmente, nelle fattorie si arrivò al punto da distruggere parte delle scorte di cibo. Riducendo le scorte disponibili si sperava di impedire che i prezzi dei beni crollassero ulteriormente. (Vi condivido un bellissimo documentario sulla crisi economica del 1929, preso da Youtube, che consiglio vivamente: https://www.youtube.com/watch?v=ExoE42YqOkw)

Le azioni di Roosvelt dimostrarono che la pianificazione statale può coesistere con il capitalismo, ed il seme del New Deal rimase in tutti gli anni a venire. Nasce la figura dello Stato sociale.
Roosvelt basò il New Deal sulle idee economiche di Keynes. L’economista intuì che per quei momenti in cui il sistema capitalistico va in crisi, quando non c’è domanda privata per i consumi a causa di una disoccupazione elevata e gli investimenti calano, lo Stato può intervenire aumentando lui stesso la domanda, permettendo al motore dell’economia di continuare a girare. Così, il peso dello Stato nell’economia aumentò costantemente in tutti i paesi occidentali, fino a rappresentare, dagli anni ’50 in poi (per ognuno dei paesi più sviluppati) circa il 50% del PIL. Parliamo di un ammontare di debito talmente grande da eclissare la metà dell’intera produzione del paese.

Il premio per questa testardaggine è estremamente alto, se così si può dire… l’America seppe riprendersi dalla Grande Depressione, e dal 1946 al 1966 (anno in cui la stagnazione ebbe inizio) ebbe una crescita del 400%, superando i massimi raggiunti prima della crisi del ’29.
Ci volle molto tempo; tra il minimo della grande crisi (Maggio 1932) e il massimo a cui seguì la stagnazione (Gennaio 1966) corrono ben 33 anni e mezzo, ma le politiche keynesiane si dimostrarono estremamente efficaci.

di Alessio Fumarola
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Nella seconda parte parlerò più nel dettaglio dell’intero periodo 1960-1980, senza dubbio gli anni più interessanti e affascinanti della storia umana moderna.

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