• 8 Settembre 2022
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Ambiente:14 lupi, solo 14

Ambiente:14 lupi, solo 14

Quando nel 1995 quattordici lupi furono liberati in natura, nel Parco Nazionale di Yellowstone, gli scienziati non sospettavano che ciò avrebbe cambiato radicalmente l’intero ecosistema del parco.

Non c’erano lupi nel parco da 70 anni e per tutto questo tempo i cervi vi hanno regnato indisturbati tanto che, anni di riproduzione incontrollata (tutti gli sforzi per controllarne la popolazione non hanno mai avuto successo) hanno causato gravi danni alla flora locale.
Poi introdussero quattordici lupi, solo quattordici.

Certo, non potevano mangiare tutti i cervi ma, fondamentalmente, li hanno obbligati ad essere più attenti nella scelta dei luoghi per i pascoli, li hanno educati ad evitare alcune parti del parco. In quei luoghi, dove la presenza dei cervi è diminuita, la vegetazione ha cominciato a rinascere.
In sei anni, il numero di alberi è quintuplicato, pioppi e salici piangenti hanno ripreso a fiorire.

E insieme ad alberi e cespugli sono tornati anche frutti di bosco e insetti, capaci di attrarre nel parco diverse specie di uccelli, ma non solo. Sono comparsi i castori, che hanno bisogno di alberi per costruire dighe. Negli stagni sono tornati topi muschiati, anatre e pesci. I lupi hanno ridotto la popolazione degli sciacalli, il che ha portato ad un aumento del numero di lepri e topi, che a loro volta hanno attirato falchi, furetti e volpi nel parco.

Gli orsi sono venuti al parco perché erano in grado di scacciare i lupi dalle loro prede o di mangiare i loro avanzi.
Anche il numero di bacche è aumentato nel parco. Ma la cosa più sorprendente è che i lupi hanno cambiato il flusso dei fiumi. I canali si sono raddrizzati e stabilizzati e l’erosione costiera è diminuita e questo è accaduto perché l’influenza dei lupi sui cervi ha portato alla crescita esplosiva di alberi ed vegetazione lungo le rive dei fiumi, portando al loro rafforzamento.
La geografia stessa del parco è cambiata, e tutto grazie ai quattordici lupi liberati lì meno di trent’anni fa.

Ecco.
Questa è la dimostrazione che le piccole cose possono cambiare il mondo.
E’ la dimostrazione che i tempi della Natura sono lunghi ma poi la Terra si riprende, ripristina contenuti, ritorna a vivere in quella magnifica e folle esplosione della biodiversità, quella meraviglia dell’evoluzione che ci ha portato fin qui.

Ora vengo a discorsi un poco più terreni.
Io credo che la biodiversità sia la vera anima della sopravvivenza, la benzina del pianeta.
Noi la stiamo costipando, restringendo, soffocando, uccidendo.
Faccio un esempio sciocco.
Una volta c’erano decine di specie di mele. Oggi per profitto ne abbiamo solo alcune e quando arriva una nuova malattia un intero comparto scompare.
Pensate alle Pere di Ferrara, ci sono interi pereti distrutti dalle malattie e un intero comparto in ginocchio.
Pensate solo agli insetti che arrivavano sul parabrezza dell’auto d’estate. Non ci sono più.
Nella foresta amazzonica gli studi sui rumori della foresta hanno dimostrato una diminuzione sostanziale delle specie.
C’è solo una cosa che cresce.
Odio e imbecilli.

Forse sarà il caso di invertire la tendenza.

Fonte:
https://academic.oup.com/jmammal/article/99/5/1021/5107035
https://www.nps.gov/yell/learn/nature/wolf-restoration.htm
https://besjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/1365-2656.13200
https://www.nps.gov/yell/learn/nature/upload/FINAL-FOR-APPROVAL-WOLF-REPORT-2020_508R.pdf
https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/come-i-lupi-hanno-ridato-vita-al-parco-di-yellowstone/

Photo credit: christels licenza CC0
Grazie a @duncanilcan per l‘accensione della curiosità

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