Non poteva esistere maniera migliore e voce più grossa per esprimere al resto del campionato tutta l’intenzione, a fatti e voce grossa, di tornarsi a laureare campione d’Italia. Ci sono delle tappe nel corso del campionato in cui chi ambisce deve dichiararsi, e così è stato. L’Inter di Chivu supera anche l’ultimo test: il primo, mediaticamente attesissimo, per l’ultimo curvone dopo la sosta delle nazionali.
Nella notte di Pasqua smantellata la Roma. Il ritorno di bomber Lautaro fa bene a tutti e si sente: doppietta, primo timbro dopo pochi istanti. Fa bene pure a Thuram, dopo mesi di sonnifero tornato finalmente ai suoi livelli: doppio assist, torsione vincente. Ad ispirare, il play più forte del campionato: Hakan Calhanoglou che, se da 30 metri lascia partire bolidi capace di piegar pure Svilar, significa che la corazzata è pronta. Ancora. Manita nerazzurra e 5-2 a San Siro: schiantata la Roma, senza diritto di replica.
Ed è stata lecita soddisfazione negli spogliatoi: la Thula s’è ritrovata, tutti i titolari pure, Dumfries sta bene e quando gioca al completo l’unico rimpianto diventa forse non esser riusciti a far più strada in Champions. In chiave azzurra, agli applauditissimi Barella e Bastoni deve invece far scoccare qualche interrogativo più doloroso, così come a Dimarco. Ma questi sono altri discorsi: c’è un processo calcistico e mediatico, andrà avanti a lungo.
Quel che conta è che nel bilancio finale l’Inter è a +9 sul Milan ed a +10 sul Napoli, momentaneamente. Sono questi i successi che scoraggiano o annientano mentalmente ogni sogno di gloria tricolore avversario. Stasera al Maradona si eleggerà soltanto chi potrà ancora nutrire un piccolo lumicino di speranza, ma in caso di pareggio chiaramente sarà sostanzialmente già festa nerazzurra.


