
Trump non vuole conquistare solo la Groenlandia, vuole pure la Luna
La Groenlandia resta in cima ai pensieri di Donald Trump. Non come stravaganza diplomatica, ma come emblema di una visione del potere che si misura in estensione territoriale, controllo strategico e gesti destinati a lasciare il segno. L’idea di “comprarla” non è mai davvero scomparsa dal suo orizzonte politico. Anzi, sembra aver aperto una traiettoria...
La Groenlandia resta in cima ai pensieri di Donald Trump. Non come stravaganza diplomatica, ma come emblema di una visione del potere che si misura in estensione territoriale, controllo strategico e gesti destinati a lasciare il segno. L’idea di “comprarla” non è mai davvero scomparsa dal suo orizzonte politico. Anzi, sembra aver aperto una traiettoria che oggi punta ancora più lontano, oltre l’atmosfera terrestre, fino alla Luna.
Non si tratta di una provocazione. Prima di Natale Trump ha firmato un ordine esecutivo che impegna la Nasa a riportare astronauti americani sul nostro satellite entro il 2028, prima della fine del suo eventuale secondo mandato. Una scadenza politica, più che scientifica, che trasforma l’esplorazione spaziale in una questione di eredità personale.
Dal ghiaccio artico allo spazio profondo
Il filo che lega Groenlandia e Luna è meno fantasioso di quanto sembri. Entrambe rappresentano territori altamente simbolici, luoghi-limite in cui si concentrano ambizioni geopolitiche, tecnologia e narrazione del potere. La prima è cruciale per il controllo dell’Artico e delle future rotte commerciali; la seconda è il massimo palcoscenico possibile per ribadire la supremazia
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