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34 associazioni: no alla proposta della Lega di censura delle proteine veg
A Better Future AB, ACU - Associazione Consumatori Utenti, Alternative Protein International, Anima International, Animal Equality Italia, Animal Friends Croatia, Animal Law Italia, Associazione Terra!, CiWF Italia, ENPA, Essere Animali, Eurogroup for Animals, European Alliance for Plant-based Foods, European Vegetarian Union, Fórum Nacional de Proteção e Defesa Animal, Future Food 4 Climate, Green REV Institute, Grønn Framtid, Gyvi Gali, Humane Society International/Europe, LAV, LNDC Animal Protection, OIPA Italia, Plant Based Cities Movement, Plant Based Foods Association (PBFA), Plant Based Foods Institute (PBFI), Plantebranchen, ProVeg International, Swissveg, The Good Lobby Italia, The Jeremy Coller Foundation, Tutmonda Esperantista Vegetarana Asocio, Unión Vegetariana Española, Vegan France Interpro hanno scritto alla Commissione agricoltura della Camera ricordando ai deputati che «Un sondaggio evidenzia che l’88% degli italiani è a favore dell’uso di termini come burger e salsiccia per identificare prodotti a base vegetale, per rappresentare in trasparenza e rispetto dell'iter democratico è fondamentale audire in Commissione le associazioni che rappresentano consumatori, aziende e cittadini impegnati nella sostenibilità alimentare e ambientale».
Il 15 marzo la Commissione agricoltura ha iniziato l’esame della proposta di legge n.746 “Disposizioni in materia di denominazione dei prodotti alimentari contenenti proteine vegetali” che vede come primo firmatario Mirco Carloni della Lega e che punta a vietare per i prodotti a base vegetale l’utilizzo di nomi tipici dei prodotti di carne, come burger, salsiccia, würstel, cotoletta e altri Le 34 associazioni scrivono: «Riteniamo che il testo attualmente presenta alcune criticità» e per questo chiedono di poter essere audite in Commissione così da poter rappresentare il punto di vista e gli interessi delle associazioni della società civile.
La lettera evidenzia alcune criticità della proposta di legge leghista:
La proposta non tiene conto delle opinioni e delle consuetudini dei consumatori. La richiesta di prodotti a base vegetale è in crescita continua e rispecchia l’interesse dei consumatori per aspetti etici, ambientali e salutari del cibo. Utilizzare sulle confezioni le denominazioni attuali, specificando che si tratta di prodotti vegetali, è un modo per dare al consumatore una immediata idea di utilizzo e sapore del prodotto e favorire una scelta informata. A testimonianza di ciò in un sondaggio pubblicato nel 2020 da Beuc1 (The European Consumer Organization) l’88% degli italiani si è espresso a favore dell’utilizzo di questi termini. Inoltre il consumatore che sceglie un prodotto vegetale lo fa sapendo bene che tra alimenti diversi ci sono differenze in termini di principi nutritivi - come tra l’altro in un prodotto simile se realizzato con diverse topologie di carne - e spesso sceglie un’alternativa a base di proteine vegetali proprio con cognizione di causa2 e con l’obiettivo di una qualità e tipologia nutrizionale diversa.
La proposta non è in linea con le attuali regole Ue e i suoi sviluppi riguardo le denominazioni. Nell’ottobre 2020, nel contesto della Proposta per un Regolamento emendativo al Regolamento (EU) No 1308/2013 che stabilisce una organizzazione comune dei mercati per le produzioni agricole (“CMO Regulation”), il Parlamento Europeo ha rigettato un divieto di utilizzo di denominazioni tipiche della carne per i prodotti vegetali (per es. “burger vegetariano”)3 . Il voto ha univocamente chiarito che l’uso di tali denominazioni non ingannano i consumatori ma aiutano a fare scelte di acquisto informate. Per adempiere alle ambizioni dell’Europa per un sistema alimentare più sostenibile, il settore vegetale ha bisogno di un supporto legislativo che non ostacoli l’innovazione e l’informazione al consumatore attraverso restrizioni sproporzionate. Inoltre, se adottata, questa proposta contribuirebbe a una frammentazione regolatoria che può costituire una potenziale barriera al Mercato Unico UE, impattando sia sulle informazioni ai consumatori che sull’accesso ai cibi vegetali.
La proposta non è in linea con i piani Ue per un sistema alimentare più sostenibile. La strategia Farm to Fork punta a rendere il sistema alimentare meno impattante anche favorendo la transizione verso un maggior consumo di proteine vegetali e la riduzione degli allevamenti. Come scrive la stessa Commissione europea nel testo “Drivers of Food Security”4 del gennaio 2023: “Il cibo contribuisce per circa il 45% dell’impatto ambientale dei consumatori UE; per esempio il sistema alimentare contribuisce per circa un terzo delle emissioni di gas serra (GHG). (...) Includendo le emissioni relative alla produzione, trasporto e lavorazione dei mangimi, il settore zootecnico è responsabile per l’81-86% delle emissioni totali di gas serra dell’agricoltura. Le scelte alimentari possono influenzare l’efficienza di utilizzo di energie e risorse nel nostro attuale sistema alimentare. In un mondo già spinto ai limiti delle le proprie capacità, inclusa l’UE, passare a diete basate maggiormente sui vegetali contribuirebbe alla sicurezza alimentare perché una considerevole proporzione di terre agricole viene utilizzata per produrre mangimi piuttosto che cibo per il consumo umano.” Per favorire questa transizione, che anche l’ultimo report IPCC5 definisce necessaria, è fondamentale rendere i cibi di origine vegetale più disponibili e convenienti per il consumatore. Le denominazioni e la comunicazione riguardo questi prodotti giocano un ruolo importante.
La proposta non promuove la sana alimentazione. Un’alimentazione maggiormente basata sulle proteine a base vegetale ha ricadute positive sulla salute, riducendo i rischi di malattie cardiache, infarti, pressione alta, oltre a ridurre il rischio di malattie croniche come il diabete. Basandosi su oltre 800 studi l’OMS6 ha dichiarato nel 2015 che la carne rossa processata è carcinogenica e che la carne rossa è potenzialmente carcinogenica, e la transizione a un’alimentazione più vegetale è parte del Piano europeo di lotta contro il cancro.
La proposta avrà un impatto economico negativo su numerose aziende italiane. Questa proposta di legge parla di “rispetto del lavoro delle nostre aziende”, puntando alla tutela delle attività italiane, ignorando però il fatto che numerose aziende che producono alternative a base vegetale del nostro Paese subiranno gravi danni economici dovendo investire ingenti somme in comunicazione, marketing e completo rinnovo dei packaging. Per tutti questi motivi chiediamo al Governo italiano di allineare le proprie attività legislative con gli obiettivi UE di sostenibilità, a partire dal non fare avanzare questa proposta di legge sulle denominazioni dei prodotti vegetali. Ricordiamo nuovamente che nel 2020 con la strategia Farm to Fork la Commissione Europea si è impegnata a prendere una direzione più sostenibile, verso la transizione del sistema alimentare e agricolo, e che gli alimenti a base vegetale sono parte integrante di questa transizione.
Le 34 associazioni concludono: «Vi invitiamo pertanto a considerare le osservazioni e le proposte delle scriventi organizzazioni in audizione presso la Commissione Agricoltura. E’ fondamentale che l’Italia assuma un ruolo determinante nella definizione di politiche alimentari sostenibili e le proteine a base vegetale giocano un ruolo chiave in questo processo così importante per il futuro di tutti noi e per una vera e sostenibile transizione ecologica».
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Il nuovo Piano regionale dell’economia circolare propone scenari, in attesa degli impianti
Il vecchio Piano regionale su rifiuti e bonifiche (Prb), approvato in Toscana nel 2014, è arrivato da anni a conclusione senza aver raggiunto nessuno dei principali obiettivi che si era dato. Avrebbe dovuto essere aggiornato nel 2018, con orizzonte 2023, ma in realtà ci sono stati cinque anni di vuoto. La nuova proposta di Piano dell’economia circolare e delle bonifiche (Prec) è stata presentata dalla Giunta toscana solo ieri.
Il documento, approvato pochi giorni fa con la Proposta di deliberazione al C.R. n.23 del 13-03-2023, non è comunque quello definitivo: dovrà passare adesso all’esame del Consiglio regionale per le fasi di adozione e approvazione. Si tratta di un puntuale lavoro di ricognizione che si snoda lungo centinaia di pagine, offrendo possibili soluzioni ai problemi che gravano sulla gestione rifiuti toscana, ma senza confermarne alcuna: dove, quali e quanti impianti localizzare non è dato sapere al momento.
«Il nuovo Piano dell’economia circolare – spiega il presidente Eugenio Giani – apre una prospettiva di modernizzazione e innovazione nel processo di trasformazione e assorbimento dei rifiuti, con nuovi possibili impianti, che consentiranno una sempre maggiore autosufficienza nello smaltimento e nella conversione dei rifiuti in materiali recuperati ed energia».
Sulla stessa linea l’assessora regionale all’Ambiente, Monia Monni: «Il nuovo Piano dell’economia circolare è un punto di partenza. È una strategia complessiva e una visione della Toscana del futuro che può sostanziarsi unicamente attraverso il protagonismo dei territori. È una chiamata, se volete. Perché se intendiamo davvero percorrere compiutamente la strada verso l’economia circolare, possiamo farlo solo assieme».
Ad oggi
Di fatto, il Piano si limita a indicare degli scenari, sia per i rifiuti urbani sia per gli speciali. Ai sensi di legge guarda all’orizzonte temporale dei prossimi sei anni, spingendosi comunque a sbirciare fino al 2035 quando per i rifiuti urbani – in base alle più recenti direttive Ue in materia – il riciclo effettivo dovrà arrivare minimo al 65% e lo smaltimento in discarica massimo al 10%. Di fatto, si dà per scontato che da qui al 2028 potrà cambiare molto poco nell’assetto impiantistico regionale.
«Poiché gli interventi funzionali alla virtuosa “chiusura del ciclo gestionale” potranno concretizzarsi, almeno per le componenti impiantistiche riferite al trattamento dei rifiuti urbani e dei rifiuti decadenti dal loro trattamento, solo dall’anno 2028, è evidente – si legge nel documento – come il periodo temporale di vigenza del presente Piano sia per lo più da definirsi “transitorio” verso il nuovo assetto impiantistico; tutto il Piano è pertanto impostato evidenziando la progressiva evoluzione del sistema gestionale attraverso: la contrazione della produzione di rifiuti, l’incremento del recupero e del riciclaggio, la progressiva minimizzazione dello smaltimento in discarica sino a tendere all’anno 2027 ad una percentuale di smaltimento intorno al 20%».
Più nel dettaglio, il Piano sviluppa due ipotesi per i rifiuti urbani: uno scenario inerziale (senza l’attivazione di azioni di Piano) e uno programmatico con «prestazioni di “eccellenza” per quanto concerne i servizi di raccolta e l’attivazione di impiantistica innovativa». Sui rifiuti speciali, che sono circa un quintuplo degli urbani, si limita a fornire «indirizzi per l’evoluzione nella direzione di massimizzare il recupero sia di materia che di energia anche attraverso l’utilizzo dell’impiantistica innovativa, contraendo conseguentemente i fabbisogni di smaltimento».
Per quanto riguarda ad esempio la produzione complessiva di rifiuti urbani, nello scenario inerziale si prevede una contrazione al 2028 del 2,1% e al 2035 del 3,6%, rispetto alla produzione 2019; nello scenario programmatico una contrazione al 2028 del 4,9% e al 2035 del 10,5%, rispetto alla produzione 2019.
La raccolta differenziata crescerebbe nella media degli ultimi anni nello scenario inerziale (+12% e -27% di indifferenziata al 2035), mentre in quello programmatico arriverebbe all’82% al 2035 (+22%, -60%); per il riciclo effettivo, cui guarda l’Ue, si parla invece del 61,6% al 2028.
Numeri che resterebbero però campati in aria, se non si realizzassero le proposte impiantistiche necessarie a dargli corpo. Su questo fronte le ipotesi in campo sono sempre le 39 manifestazioni di interesse presentate nell’ambito dell'Avviso pubblico bandito dalla Regione a fine 2021.
«Le potenzialità “teoriche” di trattamento che si genererebbero con l’attivazione di tutti gli impianti proposti attraverso le manifestazioni di interesse sono pari ad oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti», osserva il Piano. In questo caso il sistema gestionale regionale si troverebbe «nella condizione di pieno soddisfacimento dei fabbisogni di trattamento a recupero dei rifiuti urbani e derivati, in totale autosufficienza», e non solo per gli urbani: lo sviluppo della nuova impiantistica si configura «come un’occasione per conseguire gli obiettivi normativi per la gestione dei rifiuti urbani ma anche un’opportunità per migliorare la gestione dei rifiuti speciali prodotti negli importanti distretti produttivi regionali, rendendo gli stessi più “ambientalmente sostenibili” e più competitivi sul mercato […] La “nuova impiantistica di mercato per economia circolare” sarà inoltre fondamentale per l’integrazione gestionale tra rifiuti urbani e rifiuti speciali, con l’obiettivo di incrementare le sinergie tra i diversi settori industriali e minimizzare quanto più possibile gli smaltimenti in discarica».
Senza impianti alternativi, invece, continueranno ovviamente a crescere le discariche e/o l’export di rifiuti. Più concretamente, lo scenario programmatico prevede al 2028 un fabbisogno di smaltimenti in discarica per 7,8 mln di metri cubi (3,9 mln mc urbani e 3,9 mln mc speciali), mentre quello inerziale 10,3 mln mc (6,3 mln mc urbani e 4 mln mc speciali). Una differenza non da poco. Ma se non arriveranno decisioni precise di politica industriale, per inerzia la Toscana andrà dritto verso lo scenario meno sostenibile.
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Pianta un amico. Edizione speciale della Festa dell’Albero 2023
Arriva la primavera e la Festa dell’Albero raddoppia, Legambiente lancia un’edizione speciale della storica campagna per il prossimo weekend in cui si celebrano la Giornata Internazionale delle Foreste e la Giornata in memoria delle vittime della mafia. 65 eventi organizzati dai circoli locali e regionali del Cigno Verde in 16 regioni dove verranno messi a dimora 5mila alberi e arbusti insieme a migliaia di volontari, studenti, cittadini e 200 associazioni, Comuni ed enti territoriali.
L’appuntamento clou è fissato per i giorni dal 18 al 21 marzo quando i volontari dell’associazione metteranno a dimora piante ed alberi in piazze e quartieri delle città italiane. Gli ambientalisti spiegano che «“Pianta un amico” è il claim della Festa dell’Albero, perché oltre a combattere gli effetti della crisi climatica, in questa occasione diventano simboli della legalità e della lotta contro le mafie».
Roverelle, ginestre, aceri e ulivi sono alcune delle essenze che verranno messe a dimora nel dai volontari e volontarie dei circoli di Legambiente che daranno vita anche a momenti di commemorazione per le vittime della mafia insieme a studenti e cittadini che verranno coinvolti anche in laboratori sul fenomeno delle eco-mafie.
Diverse le iniziative da segnalare: nelle Marche ad Ancona il 18 marzo saranno piantati sei alberi di farnia per la valorizzazione del sentiero cittadino “Direzione Parco” con annesso laboratorio su reati ambientali e eco-mafie; in Sicilia a Ragusa, in collaborazione con il Comune e Libera contro le mafie, il 21 marzo saranno piantati 13 ulivi dedicati ad altrettante vittime innocenti della mafia dopo un corteo tra le strade cittadine; anche in Campania a Nola un leccio sarà messo a dimora in un parco pubblico per commemorare una vittima della mafia; infine decine i parchi e le aree urbane che riceveranno un tocco di verde in tutta Italia, grazie alla Festa dell’Albero, come il Parco Punta Pizzo a Gallipoli, la Pineta di San Francesco a Bari e il Parco Vivi Gioi a Roma
Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, sottolinea che «L’edizione speciale della Festa dell’Albero è il nostro modo di vivere la giornata internazionale delle foreste testimoniando in maniera concreta l’importanza e il ruolo di alberi e foreste ancora oggi troppo spesso sottovalutati Sono un elemento strategico nelle politiche di adattamento sia nelle aree urbane che in quelle naturali, purificano l'acqua e l'aria, sono fonti di cibo e di materia prima rinnovabile estremamente preziosa ed efficiente in tanti utilizzi, grazie all’attuazione di una gestione forestale sostenibile. Gli alberi piantati dai circoli e dai volontari di Legambiente nei giorni in cui si celebra anche la giornata in memoria delle vittime della mafia diventano anche un gesto concreto per la lotta contro l’illegalità e la criminalità organizzata, ancora oggi troppo spesso presente dietro gli incendi boschivi. Un ringraziamento speciale va a tutti i volontari e volontarie dei circoli impegnati nelle tante iniziative di questi giorni».
E legalità e azione per la crisi climatica sarà questo il file rouge che unirà gli eventi organizzati da Legambiente che, così come nell’edizione autunnale, beneficeranno del sostegno della raccolta fondi Music for the Planet, lanciata da Elisa durante il Back to the future tour e promossa da Music Innovation Hub, e AWorld in collaborazione con ASviS e l’Unione Buddhista Italiana.
Gli eventi di piantumazione – che inizieranno nel weekend per poi proseguire anche nella prossima stagione autunnale - contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi del progetto europeo Life Terra, cofinanziato dal programma LIFE della Commissione Europea e di cui Legambiente è l’unica referente in Italia. Intorno a Life Terra si è creato, da circa due anni, un vero e proprio movimento di attivisti con l’obiettivo di mettere freno all’emergenza climatica attraverso la messa a dimora di alberi in tutta Europa con il coinvolgimento soprattutto di giovani, studenti e imprese a cui sta a cuore il futuro del Pianeta.
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Nel 2022 la Toscana del sud ha avviato a riciclo 95mila ton di imballaggi
La raccolta differenziata è uno strumento indispensabile al riciclo, rispetto al quale agisce in via preliminare: i rifiuti correttamente differenziati dai cittadini vengono poi raccolti dal gestore dell’igiene urbana, vagliati ulteriormente in apposite piattaforme di selezione, e infine avviati a riciclo effettivo nelle filiere industriali di competenza (cartiere per la carta, vetrerie per il vetro, etc).
Un processo non esente da scarti, sia nella fase di selezione sia in quella di riciclo vero e proprio, da avviare dunque a recupero energetico o a smaltimento in discarica. Per ridurre al minimo tali quantitativi, è essenziale una raccolta differenziata di qualità, dove imballaggi e rifiuti organici vengano differenziati correttamente dai cittadini.
Nel corso dell’ultimo anno, nella Toscana del sud – come informa il gestore unico dei servizi d’igiene urbana, Sei Toscana, in vista della Giornata mondiale del riciclo del 18 marzo – sono stati avviati a riciclo quasi 95mila ton di rifiuti da imballaggio (carta, vetro, plastica, metalli) e altre 65mila ton di organico sono andate a compostaggio.
«Un impegno che cresce nel tempo, grazie ai servizi sul territorio e soprattutto grazie alla sensibilità dei cittadini che ogni giorno separano correttamente i propri rifiuti», commentano da Sei Toscana.
In particolare, nel corso del 2022 nella Toscana meridionale sono state avviate a riciclo poco meno di 48.000 tonnellate di carta e cartone; 5.130 tonnellate di metalli (con un aumento di oltre 300 tonnellate rispetto al 2021); 15.150 tonnellate di plastica (più 3.150 tonnellate rispetto all’anno precedente); 26.700 tonnellate di vetro (di cui 12.900 t provenienti dalle raccolte mono-vetro. Modalità di raccolta separata che sta progressivamente introdotta su tutto il territorio). Sono state inoltre avviate a compostaggio circa 65.000 tonnellate di organico.
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Mobilità elettrica, operative le prime cinque stazioni di ricarica installate a Rosignano
Nonostante il rinvio subito in Europa al via libera definitivo per lo stop alla vendita di auto e furgoni con emissioni di CO2 dal 2035, arrivato anche a causa delle resistenze del Governo Meloni, a Rosignano Marittimo proseguono gli investimenti per favorire la mobilità elettrica di residenti e turisti.
Si sono concluse positivamente le operazioni di allaccio delle prime cinque stazioni di ricarica installate da Scapigliato sul territorio comunale di Rosignano, annunciate nel dicembre 2022.
A partire da oggi sono infatti operative le colonnine poste a Castiglioncello (via Gorizia), Vada (piazza Garibaldi) e Rosignano Solvay (piazza Monte alla Rena, via della Repubblica e via dell’Energia in località Le Morelline, nei pressi dell’attuale sede dello sportello “Scapigliato Energia”).
L’iniziativa nasce grazie alla convenzione siglata col Comune di Rosignano Marittimo e nell’ambito del progetto “Scapigliato Energia”, con cui la Società intende massimizzare sul territorio locale i benefici legati alla produzione di energia rinnovabile a partire dal biogas di discarica.
Le stazioni di ricarica, ognuna delle quali dotata di 2 prese standard Tipo2 da 22kW, possono essere utilizzate da tutti, con particolari benefici per i clienti “Scapigliato Energia” che possono avvalersi in corso d’anno di 2.000 kWh di ricarica gratuita: un quantitativo sufficiente a percorrere circa 13mila chilometri.
La ricarica dei veicoli elettrici alle colonnine di Scapigliato può essere effettuata con più modalità: tramite tessera Rfid, da richiedersi gratuitamente online sul sito www.scapigliato.it alla pagina “Colonnine di ricarica per veicoli elettrici”; con l’app Eco E-Mobility scaricabile su smartphone da Appstore o Google play store, che consente la ricarica anche presso tutte le colonnine sul territorio nazionale interoperabili con E.co–Neogy; tramite carta di credito, seguendo le istruzioni del codice Qr presente in ogni stazione di ricarica.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito web di Scapigliato all’indirizzo www.scapigliato.it (percorso Iniziative per il territorio/Scapigliato Energia/Colonnine di ricarica per veicoli elettrici), oppure rivolgersi allo sportello “Scapigliato Energia” (tel. 0586-03.23.23 / e-mail info.energia@scapigliato.it), aperto al pubblico dal lunedì al sabato, con orario 9.00 – 12.30, e il martedì e il giovedì anche dalle 15.00 alle 18.00, in località Le Morelline Due, a Rosignano Solvay.
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Noleggio di attrezzature ecologiche: promuovere la sostenibilità sul cantiere
Quello della sostenibilità ambientale è uno dei temi maggiormente discussi in questi mesi, e verosimilmente dei prossimi anni.
In tutto il mondo si vagliano possibilità di vivere e lavorare quanto più in sintonia con l’ambiente, ed anche il comparto delle costruzioni è interessato all’interno del dibattito.
Sono molte le tecnologie ed i materiali sostenibili che sono già presenti sul mercato e c'è una crescente sensibilità sul tema anche da parte degli organismi governativi.
Il ruolo delle singole aziende è fondamentale, in particolare in contesti produttivi e in edilizia in cui vengono emesse tonnellate di CO2.
Proprio questi settori sono chiamati a ridurre sensibilmente le emissioni, anche se questo può rappresentare un costo non indifferente.
Una delle pratiche che può contribuire ad una reale diminuzione delle emissioni, che già molte aziende edili hanno adottato, è ricorrere al noleggio dei macchinari e delle attrezzature da lavoro.
Il noleggio rientra infatti tra i concetti della sharing economy ed è quindi sostenibile per definizione. Già molte aziende che operano in settori diversi tra loro ne hanno compreso i vantaggi e hanno iniziato a noleggiare macchinari piuttosto che acquistarli.
Macchine movimento terra green e piattaforme aeree ecologiche sono rapidamente entrate a far parte di molti parchi noleggio, ricevendo un positivo riscontro da parte della clientela.
Le aziende di noleggio italiane, inseriscono continuamente macchinari e attrezzature nuove all’interno delle proprie flotte, dismettendo al contempo i modelli più obsoleti ed impattanti.
Le macchine che entrano nei parchi noleggio sono prodotte con le più moderne tecnologie, che le rendono più performanti e sostenibili.
Noleggiare questo tipo di attrezzature significa avere un impatto ambientale nettamente inferiore, dato che sul mercato si sono affermati motori termici Stage V e trazioni elettriche, mentre vi sono già i primi esperimenti con alimentazioni alternative.
Su queste macchine il centro noleggio effettua tutte le operazioni di manutenzione descritte dal manuale d’uso e manutenzione, al fine di preservarle nelle migliori condizioni di efficienza e sicurezza. A queste operazioni si aggiungono ispezioni accurate ogni volta che la macchina esce o rientra da un noleggio.
In questo modo si riduce sensibilmente il rischio di guasti o malfunzionamenti, che porterebbero la macchina a lavorare in modo inusuale o addirittura richiederebbero l’intervento dell’assistenza tecnica, che genera a sua volta emissioni.
La pratica di noleggio è inoltre sostenibile perché i macchinari noleggiati vengono usati mediamente di più rispetto a quelli di proprietà. Un maggior utilizzo consente alla macchina stessa di lavorare a pieno regime, oltre a fornire dati per un monitoraggio continuo delle sue corrette funzionalità.
Non solo i macchinari sono sostenibili, ma anche le procedure di noleggio. In un settore estremamente dinamico come quello del noleggio sono molte le aziende che hanno digitalizzato i propri processi fino ad arrivare a procedure di noleggio a carta zero.
È infatti possibile scegliere e prenotare il macchinario da noleggiare direttamente online, velocizzando l’intero procedimento, e alcuni noleggiatori hanno anche la possibilità di firmare digitalmente i contratti.
Noleggiare macchine e attrezzature ecologiche, oltre a perseguire fini di sostenibilità ambientale, consente anche di eseguire determinate lavorazioni in qualunque situazione.
Non è raro dover effettuare lavori di edilizia all’interno o in cantieri posti nelle gallerie dove c’è poca areazione. Capita di dover svolgere lavori con piattaforme aeree nei centri città o in orari notturni, con le amministrazioni comunali che sempre più spesso richiedono l’utilizzo di macchine green.
In questi casi noleggiare macchinari ecologici, magari elettrici, consente all’azienda di poter lavorare in qualsiasi ambiente e in qualsiasi orario senza generare emissioni di CO2 e minimizzando l’impatto del rumore.
Un trend che si fa sempre più consistente è quello che vede anche i clienti finali sempre più sensibili verso la tematica della sostenibilità.
Avere il maggior numero di cantieri sostenibili è una grande prerogativa per affrontare questa sfida, ed il contributo di aziende, noleggiatori e utilizzatori finali è fondamentale.
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