Shirin Abbasiasbagh: «Io, arrivata dall’Iran, senza più identità»

La pena di un popolo oppresso, raccontata da chi l'ha sofferta in prima persona. Oggi manager di una grande azienda italiana, Shirin Abbasiasbagh lancia un appello ai governi di tutto il mondo

Shirin Abbasiasbagh ha parlato di recente in un incontro organizzato da Assolombarda sulle donne che hanno scelto una formazione scientifica e che potessero raccontare la loro storia di successo. E lei, classe 1973, il successo è riuscita a riconquistarselo (oggi è Production Manager della Thermal Ceramic), ma nel suo caso è stato oltremodo difficile. Quando ha parlato, è calato il silenzio.

Iraniana, è andata via dal suo Paese, «Un Paese che da molti anni ci ha fatto vivere nella paura».

Lei, terza figlia femmina di un generale dell’esercito dello scià, ha vissuto in maniera molto diretta e violenta la rivoluzione del 1979. «Tanti colleghi di mio padre sono stati imprigionati, molti fucilati. Vedevo mio padre andare a letto, tenendosi un’arma sotto il cuscino. Era costretto a presentarsi spessissimo davanti al tribunale per dare spiegazioni e ogni volta che lo vedevamo uscire non sapevamo se l’avremmo visto tornare».

Un’infanzia pervasa dalla paura. Ma intanto, in quel clima emotivo, lei è comunque diventata grande, ha fatto i suoi studi, laureandosi in Chimica e trovando lavoro in un paese accanto a Teheran, dove era cresciuta: «Poi,


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