Lo scandalo degli airbag Takata riguarda il più grande richiamo nella storia dell’industria automobilistica, un caso che ha trasformato un dispositivo di sicurezza salvavita in un pericolo mortale. Al centro della crisi c’è l’utilizzo di un propellente chimico economico ma instabile, il nitrato di ammonio, capace di deteriorarsi con il tempo e l’umidità fino a causare esplosioni violente con lancio di schegge metalliche nell’abitacolo. Tuttavia, sebbene le campagne di richiamo abbiano interessato oltre 100 milioni di veicoli nel mondo, il panorama non è stato uniforme. Diverse case automobilistiche sono infatti riuscite a restare ai margini del disastro o a evitarlo del tutto, avendo deciso di affidarsi a fornitori alternativi a Takata o a soluzioni tecnologiche differenti. Scopriamo quali sono.
DISASTRO AIRBAG TAKATA: IL PROBLEMA TECNICO
Il problema tecnico che ha portato al disastro degli airbag Takata risiede, come detto, nell’uso del nitrato d’ammonio come propellente, una sostanza economica ma estremamente sensibile all’umidità e agli sbalzi termici che, degradandosi nel tempo, può trasformare l’attivazione dell’airbag in una vera e propria esplosione metallica.
Molte case automobilistiche scelsero inizialmente Takata, abbandonando fornitori storici,
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