In generale, se chiedi a una persona qualsiasi di dirti qualcosa sul wrestling, ti dicono solo e soltanto due parole: Hulk Hogan. I più giovani, forse, ricordano John Cena. Qualcun altro potrebbe persino dirti che Dwayne Johnson, se non erra, faceva il lottatore, guarda com’è grosso. O ti nomina la WWE. E finisce qua.
Per l’opinione pubblica, il concetto stesso del wrestling e la World Wrestling Entertainment sono legati in un binomio talmente inscindibile che, pur nel caso vedessero incontri di lottatori giapponesi o europei, penserebbero subito siano della WWE. Il motivo di ciò è dovuto principalmente al monopolio assoluto e senza scrupoli esercitato da un uomo solo, colui che ha fatto sì che quei nomi che il pubblico conosce diventassero tali: il promoter, il chairman, il CEO dell’organizzazione di Sports Entertainment più famosa al mondo, ma di cui pochi, al di fuori degli appassionati, sanno il nome: Vincent Kennedy McMahon, 77 anni questo agosto, il quale ha avuto un 2022 che potrebbe essere considerato l’anno più rappresentativo della sua vita.
Nei programmi della sua federazione, McMahon è solito interpretare una presupposta


