Il vicedirettore accademico dell’Istituto Europeo di Design racconta a Open come aiutare gli studenti a superare la paura dell’errore e ad affrontare un mondo sempre più sovraccarico di stimoli
«Il fallimento non è mai definitivo, è sempre parte di un processo». È questo il mantra che Stefano Carta, vicedirettore accademico di IED, Istituto Europeo di Design, porta tra i suoi studenti. Un contesto educativo, che abbraccia l’incertezza e l’errore come parte integrante del percorso creativo: non ostacoli da evitare, ma strumenti necessari per progredire. «Il nostro compito è creare un ambiente protetto dove gli studenti possano sbagliare senza timore. Solo così possono davvero imparare a progettare», spiega Carta a Open, ribadendo un concetto che appare semplice ma che, nel mondo


