Una giornalista televisiva italiana chiede a un’analista esperta di Russia se adesso che Vladimir Purtin ha ordinato il ritiro delle sue forze dalla città di Kherson si potrà “finalmente” arrivare a una trattativa con Kiev. Il sorriso sarcastico sulla risposta serve a sottolineare l’alterazione dei piani. Quali trattative?
L’Ucraina è in vantaggio sul campo da settimane (forse in reale svantaggio non lo è mai stata) e cosa dovrebbe trattare se non la totale, incondizionata resa russa? Così dicono da Kiev, indicando che la resa dovrebbe coincidere con una ritirata che restituisca a Kiev l’intero controllo territoriale. Ossia quell’integrità e sovranità di cui si parla nei comunicati ufficiali dei Paesi occidentali e di cui forse sfugge il senso.
Trattare per gli ucraini — in questo momento più che mai — significa chiedere a Mosca di uscire totalmente dal Paese, Crimea compresa, e annullare completamente i dispositivi legislativi con cui Putin ha firmato i provvedimenti di annessione alla Russia di due province ucraine nel Donbas e di altrettante centro-meridionali, tra cui c’era Kherson. Altrimenti sul tavolo c’è appunto l’opzione


