Ischia, metafora della nostra cecità

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L’Italia è quel posto dove la gente che non crede ai cambiamenti climatici e che chiede condoni edilizi, poi ti dice che bisogna mettere in sicurezza il Paese.

Lo scrissi tempo fa. Vale sempre.  Parlo spesso di clima, anche se con scarsissimo appeal, specie su queste pagine. Ho letto moltissimo, studiato modelli, report, pagine piene di dati, pubblicazioni. Sono in contatto con un mare di persone che si occupano di questi temi e parlo spesso con esperti, scienziati,  fisici. Trovo grande soddisfazione nel comprendere e più conosco e più mi rendo conto che il mio pessimismo in realtà, è solo un realismo imbarazzante. 

Non si fa breccia. No, non ci si riesce. 

Le persone non ascoltano, non se ne curano, non sono minimamente interessate all’argomento. Non c’è nulla che suscita curiosità, interesse al tema, qualcosa che possa risvegliare coscienza e consapevolezza. Preferiscono parlare di nulla e di rabbia, replicare idiozia e slogan ma non si interessano minimamente al futuro dei propri figli. Ho fatto un percorso inverso, sono andato con la memoria a cercare cosa suscitò in me questo interesse: l’ho fatto pensando alle foto, a quelle più cattive. Seguivo i grandi reporter una ventina di anni fa, mi è sempre piaciuta la fotografia e il reportage. James Natchwey in primis, di cui ascoltai una conferenza che mi lasciò lì, con il nero dentro. Poi Kevin Carter, quello della foto del bambino prossimo alla morte  e l’avvoltoio dietro, in Sudan  nel 1993. E la fine di Carter, il suo suicidio, raccontò per sempre quel nero. 

Quelle immagini hanno un potere immenso. Indignano per i livello di crudeltà e dolore. Una di loro smosse gli animi e creò uno degli eventi più famosi della storia, quel “live Aid” di cui ancora oggi si parla. Una di loro, quella di Kim Phuc bruciata dal napalm, contribuì a fermare la guerra in Vietnam. Allora sono andato a prendere le immagini che mi avevano colpito nel passato e che erano collegate al tema. Quelle foto che che mi hanno lasciato un segno nell’anima e che mi fecero sorgere punti di domanda.   Mi ricordo in particolare un premio Pulitzer del 2009, quello vinto da Patrick Farrell fotografo del Miami Herald, con un reportage sul disastro provocato dall’Uragano Ike ad Haiti. 

Mi rimase in mente una foto d un bambino che salva dal fango e dalle macerie un passeggino vicino alla propria abitazione allagata, a Gonaives. Quando la postai un social cretino mi eliminò la foto. Non rispettava i criteri della comunity. Una foto vincitrice di un Pulitzer, perché il bambino sporco di fango era nudo (e non si vedeva alcun organo, nulla). Però lo stesso social permette a degli imbecilli di rilanciare bufale sul vaccino, sui sierati, sulla scienza, permette di sobillare imbecilli. Ma tutto il reportage era terrificante. Ho pensato che riportare la memoria ad alcuni di quegli scatti forse potrebbe sollevarci dal torpore, dall’ignavia. 

Perché senza consapevolezza, sono convinto, noi siamo destinati. Il termometro sono gli atteggiamenti. Mi è venuto in mente quello che disse il mio sindaco di fronte a delle previsioni di maltempo. Disse: “contro una bomba d’acqua non si può fare nulla!”. Nulla di più falso. Sia nella parola che nel contenuto. 

Falso. Ho deciso che non perderò più un nanosecondo con la politica locale, quella delle marchette, di Peppone e Don Camillo ma continuerò a perdere risorse ed energia per ciò che conta davvero. Il futuro delle nuove generazioni. Lo ripeto: non devo dimostrare nulla a nessuno, non devo diventare famoso né devo far carriera politica o scalare classi sociali. Voglio solo rendere le persone consapevoli che quello di cui ci parla la scienza è già qui. E chi ci governa se ne fotte. Continuerà a farlo finché chi legge non penserà ai propri figli piuttosto che al proprio ammaestratore di priorità, come continuo a ripetere da anni che il problema è che i soldi spesi in prevenzione non danno consenso e non producono risultati visibili.

Feynman diceva che la gente ha l’ansia da risposta immediata quando invece dovrebbe cercare un metodo per dare risposte. E noi, in emergenza, ci sguazziamo come “maiali nel fango”.

Ischia, metafora della nostra cecità

Qui trovate il pacchetto delle foto di Farrell che vinsero il Pulitzer.

https://www.pulitzer.org/winners/patrick-farrell

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