«Contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici e aumentarne la resilienza». Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica presenta così, fin dagli esordi, il suo Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico (Pnacc), quello pensato per pianificare cioè il modo in cui affrontare le future (e attuali) emergenze atmosferiche: la verità è che nessuno dei 4 Governi che si sono succeduti negli ultimi anni (Gentiloni, Conte, Conte Bis e Draghi) è riuscito formalmente a farlo entrare in vigore.
Gli obiettivi contenuti nel progetto avrebbero dovuto ormai esserci familiari da un pezzo, mentre ad oggi, invece, nella praticità di tutti i giorni fondamentalmente non esistono. Come se la pioggia e il fango caduti su Ischia qualche settimana fa – e tutti gli episodi simili degli ultimi mesi e anni – non fossero altro che frutto dei soliti capricci metereologici, stagionali e non del clima che cambia. E che continuerà a cambiare: ergo, questo piano ci serve – e in fretta – come l’aria che respiriamo. «Il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici non è un

