Si è riacceso il dibattito politico, culturale ed organizzativo nella cosiddetta area Popolare del nostro Paese. E questo non solo perché recentemente si è organizzato un incontro all’Istituto Sturzo a Roma ma anche perché, e soprattutto, i Popolari si trovano ormai a un bivio. Ovvero, o i Popolari e i cattolici sociali riescono a ritrovare le ragioni per un rinnovato protagonismo politico e culturale oppure, inesorabilmente ed irreversibilmente, giocheranno un ruolo puramente subalterno e marginale nella cittadella politica italiana. Non si tratta, comunque sia, di ridar vita
all’ennesimo partitino insignificante a livello politico ed irrilevante a livello elettorale. Di quelli ne contiamo quasi una cinquantina nati in questi ultimi anni e solo per rispondere alla voglia di andare sotto i riflettori dei rispettivi protagonisti per qualche mese. Parentesi, appunto, ridicole e grottesche a livello politico.
Al contrario, si tratta di una scelta. Politica e, al tempo stesso, anche di natura organizzativa. E, al riguardo, il rapporto e la presenza nel Partito democratico è emblematico. E cioè, è a tutti evidente che se gli ex Popolari pensano di recuperare un


