• 13 Febbraio 2022
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I Perati della (opinabile) bellezza, ovvero le autocelebrazioni del main stream in pompa magna.

I Perati della (opinabile) bellezza, ovvero le autocelebrazioni del main stream in pompa magna.

Oggi si conclude i “Perati“ della (opinabile) bellezza, la kermesse di lingue scodinzolanti organizzata da Fuffaweb durante l’anno Draghiensis numero 1.
Occasione per una carrellata di ospiti “VIP” (Very Injected People), iperpresenzialisti del tubo catodico (oggi schermo piatto, quanto il pensiero che li contraddistingue) nella provincia del draghistan, con la spensierata collaborazione di covid-industria che li ospita presso le proprie strutture di Valle Faul.
Ovviamente riservato l’ingresso solo ai plurivaccinati e magari tamponati premiati anche con cadeau a sorpresa e co(ti)glioni in abbondanza.
Era dai tempi del funerale di Vittorio Casamonica che non vedevo tanta e tale autocelebrazione smodata, ma non si tratta di un funerale, se non quello del libero pensiero e del giornalismo, infatti il “nostro” megadirettore è ancora vivo e vegeto, in carne (neanche poca) e ossa (ben nascoste) a concludere la carovana di interventi delle ospitate celebri in Tuscia, terra trasformata in una sorta di discoteca con comparsate “illustri”.

Ad aggravare la deriva orwelliana c’è da dire che tutta fuffaweb si è ultimamente autocelebrata in un “festival di parola e pensiero” con “morti di fama” rappresentanti del pensiero unico dominante e dell’auditel, “I pirati della bellezza” hanno intitolato così l’iniziativa.
Tragicomico, sia guardandoli che sentendoli!
Diciamo la verità, il provincialismo non è essere nati in provincia o scegliere di viverci, il provincialismo è una caratteristica dell’anima ben visibile a tutti da parte di chi venera i VIP, di chi vanta di frequentare uno che è apparso qualche volta in TV.


Se dovessi scegliere una rappresentazione del provincialismo mi riferirei in toto all’evento in questione ma anche al seguito che ne è stato dato onanisticamente.
Ecco alcuni dei nomi su cui si sono prostrate le attenzioni degli umili scribacchini locali, gli stessi che hanno avuto la fortuna di toccare, interagire e portare i VIPs in Tuscia a mangiare e bere meglio che nelle realtà metropolitane da cui venivano, staccandoli per qualche breve giorno dal loro presenzialismo televisivo:
Giulio Andreotti commemorato e celebrato nella città dei papi direttamente dai suoi figli a cui probabilmente i baci venivano dati dal padre con finalità diverse degli appassionati baci siciliani elargiti un po’ troppo allegramente dallo statista democristiano.

Roberto Napoletano ne “Il ritorno del Cavaliere Bianco” pensiero “Calboniano” (cit. fantozzi) elargito in favore del mistico e taumaturgico Mario Draghi, quello del “whatever it takes” col sedere degli altri.
Paolo Crepet, onnipresente psichiatra della scuola vespiana specializzato in plastici rappresentanti scene del crimine efferate (meglio se su bambini e/o indifesi, sarà un ricorso storico?), ha eletto Civita di Bagnoregio a suo buen retiro.
Civita è conosciuta anche come “la città che muore” evidentemente uno che frequenta con distaccata indifferenza i luoghi di Thanatos vuole farla diventare un grande plastico per Porta a Porta.
Giampiero Mughini: ex 68ino (poi pentito), ex tutto, juventino (e forse potrebbe bastare) in-anellato fino a oltre le 20 dita di mani e piedi, dagli occhiali colorati in contrapposizione al grigiume esistenziale, anche lui onnipresente (ahinoi) sulle tv del pensiero unico, pronto a pugilare i non allineati con la tipica protervia da
radical chic.

Ne cito solo alcuni perché gli altri sono sinceramente ancora di minor conto, sebbene ex ministri e mezzibusti Sky, se non agli occhi provinciali di chi li ha invitati e rifocillati a dovere.
Quindi affrettatevi popolo di obbedienti, tutti liberi e impazienti -come il redattore vendicatore di fuffaweb – di mostrarlo, il greenpass, a mò di esibizionista sessuale in crisi.
Sarebbe stato bello organizzare un controcanto con personalità degne di tale status, ma noi popolo resistente del draghistan ci scontriamo con le difficoltà quotidiane indotte dalla cultura dell’ apartheid democratico.
Un ufficio postale, una banca, un negozio per un paio di mutande e/o un bar sono diventati a noi preclusi, mentre i pirati infestano il paese.
 

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