HIV, le cifre dell’epidemia: perché aumenta il rischio AIDS

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1981. Viene registrato il primo caso “ufficiale” di AIDS, in un paziente che presenta una particolare forma di polmonite. L’anno dopo, è il 1982, il virus è già diffuso nei cinque continenti. Solo nel 1983 viene identificato il virus responsabile dell’infezione da Luc Montagnier, che per questa scoperta riceverà il premio Nobel. In seguito questo ceppo virale verrà chiamato Human Immunodeficiency Virus, o HIV.

Nel 1985 ad Atlanta si tiene la prima Conferenza Internazionale sull’AIDS. E nel 1991, poco più di trent’anni fa, il “red ribbon” viene adottato come simbolo internazionale di sensibilizzazione sull’AIDS. Oggi, la scienza sa come affrontare questa patologia. Ma occorre puntare con sempre maggior attenzione sulla prevenzione, per scoprire precocemente l’infezione dopo un comportamento a rischio. Conoscere il virus, le sue modalità di trasmissione, il modo in cui attacca specifiche cellule dell’organismo è importante per proteggersi al meglio. Ed è questo il messaggio della scienza in occasione della giornata mondiale dedicata alla patologia del primo dicembre.

Le cifre dell’epidemia e perché bisogna scoprire il sommerso

Solo nel 2021, nel mondo, 650.000 persone sono morte a causa dell’ HIV e 1,5 milioni di persone si sono contagiate. Soprattutto, c’è il rischio tangibile che con la pandemia da virus Sars-CoV-2, il responsabile di Covid-19, si attenuino l’attenzione e la sorveglianza di questa infezione. Lo ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità in vista del World Aids, la Giornata mondiale dell’Aids. Dalla prima diagnosi, avvenuta 41 anni fa, l’HIV ha causato 40,1 milioni di vittime nel mondo.

Veniamo al presente: l’OMS raccomanda che ogni persona che potrebbe essere a rischio di HIV acceda ai test. Riconoscendo precocemente l’infezione si possono mettere in atto tutte le strategie di cura che consentono


Leggi tutto: https://dilei.it/salute/hiv-cifre-epidemia-aids/1206265/


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