MIAMI (FLORIDA) – Già, Miami. Dove la FIFA è appena passata sostanzialmente al contrattacco. Anzi, in maniera ufficiale. Perché ha spedito una lettera piuttosto elaborata in cui, nella diatriba a distanza con l’UEFA, spiega come l’organo continentale abbia secondo lei negli ultimi mesi orchestrato ed organizzato una campagna mediatica volta a screditare Infantino. Equilibri a questo punto di geopolitica calcistica che traballano, in vista delle prossime edizioni.
Ma andiamo per gradi. Premessa: Infantino è ancora in sella. Il numero uno del calcio mondiale è ancora presidentissimo della FIFA. Il congresso marocchino a fine agosto, malgrado tempesta mediatica, gli ha conferito fiducia. A tempo, ma pur sempre fiducia. Il suo mandato volge al termine, entro fine novembre c’è tempo per consegnar la propria candidatura, ma al momento l’unico candidato per il prossimo mandato di presidenza Fifa è ancora e solo lui: Gianni Infantino, elezioni a marzo.
L’idea in cantiere, vero e proprio progetto, di vendere le prossime edizioni della Coppa del Mondo ha scaturito indignazione generale: lui è tornato sui suoi passi, ma UEFA e Sudamerica hanno già voltato le spalle, scendendo dal suo carro e manifestando espressamente come non supporteranno più la sua figura. In questo senso, la FIFA torna però a prendere le difese del suo presidente, presentando un esposto al Tribunale della Florida in cui sostiene come l’UEFA voglia screditare Infantino, avendo orchestrato una campagna di disinformazione, in modo da poter influenzare una sua mancata rielezione.
Tempo qualche mese e sapremo la verità. Ma tra FIFA e UEFA, tra massimo organo calcistico mondiale e quello europeo, rapporti sempre più tesi: non è più una novità. Il volto di Infantino è solo la goccia finale: da anni, da quella decisione di organizzar Mondiale per club che avrebbe tolto spazio, tempo, vetrina, prestigio e quindi soldi alla Champions, rapporti ai minimi termini.

