A livello di geopolitica, un colpo da novanta. Stappano e festeggiano tutti: sport, F1, un continente intero. Adesso è ufficiale: la Formula Uno tornerà a correre in Africa. Qualcosa di straordinariamente storico, perché non accadeva dal 1993, pensate, quando chiuse i battenti la pista sudafricana. Globalizzazione del marchio, ma soprattutto aggregazione e diffusione. Tutti i continenti ben presto parteciperanno e saranno coinvolti nello spettacolo dei motori a 4 ruote: d’altronde la F1 quest’è, ai giorni d’oggi, uno degli sport più importanti, ricchi e mediatici al mondo.
Un evento dal sapore storico. Sarà Ruanda. Sarà Kigali 2030. Una pista permanente a 40 chilometri dalla capitale, colpaccio incredibile del presidente Kagame, che ancora una volta nel corso del suo pluridecennale mandato centra traguardi estremamente prestigiosi pure dal punto di vista sportivo: dopo importanti sponsorizzazioni nel calcio così come soprattutto i Mondiali di ciclismo su strada, fiocca il sogno più grande quale ospitare un Gran Premio di Formula Uno.
L’annuncio, per tanti aspetti storico, riporta dunque la F1 in Africa ben trentasette primavere dopo l’ultima volta. Una Formula Uno sempre più globale, aggregante e coinvolgente. Sposterà masse, abbraccerà popoli, avvicinerà quelli africani al grande spettacolo delle sfreccianti vetture a quattro ruote. Non si parla di un esperimento fugace, si parla di un investimento a lungo termine: l’accordo prevede infatti una durata almeno decennale, fino al 2040. Una F1 su tutti i continenti, anche l’Africa assaggerà da vicinissimo i più grandi campioni del presente e del futuro.

