Sarà dunque la Bosnia l’avversario dell’Italia in finale playoff. Il secondo atto più atteso del temutissimo percorso spareggi che però, fin qui, astri ed urne alla mano, è stato benevolo.
Si temeva più il Galles, per atmosfera incandescente, per abitudine ormai acquisita a lottar e giocare per certi traguardi; ma alla fine è stata Bosnia, tra zuccata dell’intramontabile Dzeko in area all’ultimo respiro a riprendere il vantaggio gallese firmato James prima che la rigorata condannasse ad una valle di lacrime l’intera Cardiff per la gioia sfrenata del settore ospiti slavo. Una Bosnia in visibilio con scene di festa a Sarajevo, un paese che torna a sognare malgrado crisi e difficoltà, in occasioni come queste.
E dunque, evitato lo spauracchio Galles (perché dopo due volte senza Mondiali e psicosi collettiva anche i Dragons diventano temibili, fantascienza 20 anni fa post Germania 2006) si va in Bosnia. Si giocherà a Zenica, al piccolo Bilino Polje, il piccolo ma incandescente catino dove gioca la nazionale di Edin Dzeko.
Una nazione, quella slava dell’Europa del centro, che sogna la seconda storica qualificazione ai Mondiali del 2026 dopo quella del 2014. Per questo, in poche ore, biglietti a ruba. 15000 posti, Italia che sa benissimo di trovarsi di fronte martedì prossimo ad un ambiente ostile.
Ma Pjanic ha smesso e Dzeko ha pur sempre 40 anni; per quanto ardore, spirito combattivo e senza paura con annessi a tributi la Bosnia abbia espresso ieri, l’Italia è più forte. E col vento in poppa post 2-0 all’Irlanda del Nord a Bergamo, deve solo dimostrarlo.


