Le Olimpiadi che dovevano essere sostenibili, a costo zero per i contribuenti e supportate da infrastrutture moderne stanno per iniziare. La realtà è l’esatto contrario. Le opere di accesso sono incomplete, i costi sono esplosi e un nodo decisivo — quello dei trasporti — si sta rivelando uno dei punti più critici dell’intero progetto olimpico.
Durante il periodo dei Giochi, dal 6 al 22 febbraio, la mobilità sarà dominata dall’assalto degli autobus nelle valli alpine. Per far fronte all’afflusso di spettatori e visitatori, il Comitato Olimpico punta su un massiccio potenziamento dei servizi su gomma e sull’istituzione di centinaia di nuove corse automobilistiche. È così che le cosiddette “Olimpiadi diffuse” verranno tenute in piedi: dagli autobus.
Il problema è che il settore del trasporto pubblico su gomma versa in condizioni critiche. L’età media del parco autobus è pari a 10,3 anni (dato 2024), ben superiore alla media europea di 7,5–8 anni. Mezzi vecchi, aziende sotto organico e un sistema già oggi incapace di garantire un servizio affidabile nei territori extraurbani — e spesso anche in quelli urbani. In questo contesto,
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